Avezzano – Si allarga il fronte dei soci che bocciano su tutta la linea la proposta di variazione dello statuto prospettata dal CdA dell’ACIAM, propedeutica, secondo l’organo esecutivo della società, a dare seguito al piano di risanamento dell’azienda. Infatti anche il comune di Celano ha respinto al mittente la proposta di cambiare lo statuto con voto unanime di tutto il Consiglio Comunale.
Nell’ultima lettera di convocazione dell’assemblea dei soci, dai toni non del tutto concilianti, il CdA rimprovera all’Assemblea un approccio dilatorio sui temi da discutere. Secondo l’organo esecutivo l’atteggiamento dei soci esporrebbe la società al rischio di default.
Vero è che l’approvazione del bilancio 2023 è stata fatta solo dal CdA ma questo deve essere ancora sottoposto all’assemblea dei soci. Secondo il CdA ciò non sarebbe ancora possibile perché il bilancio sarebbe stato redatto sul presupposto della continuità aziendale.
Per il CdA, la continuità aziendale sarebbe garantita solo dalla variazione statutaria. L’empasse di queste febbrili settimane ha suscitato sconcerto e preoccupazione fra i componenti del Consiglio d’Amministrazione. Così scrivono nella lettera di convocazione che fissa il nuovo incontro con i soci, il 1° agosto.
L’elemento di perplessità, che lascia più di qualche dubbio sulle modalità con cui l’azienda comunica con i soci, è questa sorta di ribaltamento dei ruoli per cui il CdA che è l’organo esecutivo dell’azienda, sembrerebbe relazionarsi con i soci dell’azienda, ovvero i proprietari di maggioranza, la parte pubblica, quasi fossero dei sottoposti.
In termini legali, è l’assemblea dei soci l’unico soggetto legittimato a dare veste definitiva al bilancio garantendone la veridicità di fronte a terzi con l’approvazione. Ciò vale ancora di più se parliamo di una partecipata mista pubblico – privato in cui il pubblico è maggioranza.
La responsabilità principale di un’assemblea di soci è proprio approvare il bilancio. Altre prerogative dei soci sono la nomina e la revoca gli amministratori, ovvero del CdA. I soci nominano i sindaci e il presidente del collegio sindacale e, se previsto, il soggetto a cui è demandato il controllo contabile.
Inoltre l’Assemblea dei Soci, determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se questo non è previsto dallo statuto. Insomma, per essere più chiari: Sono i soci che comandano, sono i soci che definiscono le politiche aziendali, il CdA le dovrebbe applicare, e se non è d’accordo si dimette. Per questo si resta basiti nel vedere i soci della parte pubblica dell’ACIAM essere destinatari di una lettera il cui contenuto è declinato come fosse la ramanzina del professore alla classe poco attenta.
In effetti la lettera del CdA ha immediatamente innescato un serrato botta e risposta fra il Sindaco Di Carsoli, Velia Nazzarro e il socio di minoranza dell’Aciam, Umberto Di Carlo che è anche consigliere nel CdA. La Nazzarro ha definito originale la lettera ricevuta dal CdA, aggiungendo che i comuni che intendono tutelare l’interesse pubblico nella gestione del ciclo dei rifiuti non devono discostarsi dagli schemi legali messi a disposizione del legislatore.
«La pubblica amministrazione può adottare atti nel rispetto del principio di legalità… così anche in materia societaria, la cui disciplina è finalizzata al perseguimento di un equilibrio sostenibile tra la gestione dell’interesse pubblico, sotteso al servizio pubblico, e la non alterazione delle regole di libera concorrenza di mercato.» Queste le sue parole, scritte nero su bianco.
Secondo la Nazzarro, oggi, i soci hanno la possibilità di confermare la tutela dell’interesse pubblico che per lei significa concretamente: contenere i costi, parità di accesso e qualità del servizio. Per fare ciò, il sindaco di Carsoli propone di raddrizzare il modello societario di ACIAM trasformandola in società mista pubblico privata ad oggetto esclusivo, oppure in società in House.
Si tratta di due modelli societari alternativi a quelli proposti dal CdA che però, a differenza di quanto propone il Consiglio d’Amministrazione, consentirebbero ai comuni di restare soci di maggioranza. Per la Nazzarro, o si prova a recuperare il piano d’ambito proposto dall’AGIR, mantenendo le quote di partecipazione pubblica, oppure, nel caso prospettato dal CdA, si resterà fuori dalla società, obbligati a farlo. Fra l’altro senza alcun corrispettivo in cambio, visto l’azzeramento del valore delle quote.
IL sindaco di Carsoli nell’articolata lettera di risposta al CdA scrive che i Sindaci dei comuni soci sono chiamati a fare la sintesi degli interessi in gioco in base alla legge. Quindi non potranno trascurare che l’adesione alla proposta di modifica statutaria determinerà la dismissione delle quote a valore zero.
La Nazzarro si chiede inoltre se la situazione finanziaria di Aciam sia così compromessa da giustificare tutta l’urgenza profusa a piene mani dal CdA. A tal proposito riporta i crediti vantati da GSE SpA pari a circa 1.420.000 euro per i mesi di luglio e agosto 2023 che non sarebbero iscritti nel bilancio. Questi, sommati ad altri, le fanno chiedere al CdA se i crediti vantati possano essere utilmente contabilizzati per far fronte ai debiti.
«È possibile avere e condividere il bilancio al 30.06.2024 visto i dati fluttuanti del passivo? È possibile avere un bilancio di previsione prospettico al 31.12.2024, è possibile avere una nota integrativa del bilancio?» Questi sono alcuni dei quesiti posti dal Sindaco Socio al CdA.
Sul piano operativo, la Nazzarro evidenzia il valore strategico dell’impianto di Aielli dal momento che l’appaltatore del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti deve garantire agli appaltanti la disponibilità dei siti di conferimento. Ciò vuol dire che in prospettiva, chi possiede tali tipologie di impianti è potenzialmente in condizione di realizzare importanti margini, favoriti anche dalle richieste del libero mercato. «Oggi ACIAM ha nella propria disponibilità un importante asset per crescere, altro che fallimento.»
Alle considerazioni del Sindaco di Carsoli ha replicato, sia in veste di consigliere del CdA Aciam che di socio privato di minoranza, Umberto Di Carlo, che si dice sconcertato delle doglianze della Nazzarro. Di Carlo si dice stupito del richiamo del Comune di Carsoli al principio di legalità al solo fine di osteggiare la messa a terra dell’unica soluzione, a suo dire, legalmente plausibile, ovvero la variazione dello statuto.
A tal proposito cita l’invito che l’avvocato La Pietra avrebbe rivolto alla Nazzarro, di elencare le norme che vietano al socio pubblico di detenere quote di partecipazione a società miste pubblico – private seppur minoritarie. La variazione dello Statuto, per Di Carlo, non comporta l’automatica uscita dei Comuni, poi però ammette che questa opzione sarebbe opportuna e doverosa venendo meno i vincoli di scopo dal momento che, a suo dire, la quasi totalità dei comuni non conferisce alcun servizio in ACIAM.
Secondo Di Carlo, tale circostanza avrebbe dovuto essere già stata espletata in passato, mettendo i Comuni nelle condizioni di motivare adeguatamente eventuali aumenti di capitale e o di sottoscrivere le quote dei Comuni in uscita. In effetti lo stesso Di Carlo, nell’assemblea del 18 luglio, secondo quanto riportato dalla Nazzarro nella sua lettera pubblica ai soci, dichiarò di aver sottoscritto degli impegni irrevocabili di acquisto di quote di partecipazione di comuni dell’Aquilano in uscita da ACIAM.
Per Di Carlo, le proposte alternative della Nazzarro, a 14 giorni dal termine delle così dette misure di salvaguardia concesse dal Tribunale di Avezzano ad ACIAM, non solo sarebbero tardive ma sarebbero state smentite, nella loro efficacia, anche dal consulente legale dell’ACIAM.
E se il tribunale fosse disponibile a dare una proroga? Ci sarebbe spazio per valutare le proposte alternative? Magari con l’ausilio di un parere terzo? Questo non lo sappiamo, intanto Di Carlo chiude la sua lettera riservandosi eventuali azioni di responsabilità ma non specifica verso chi.
Alla replica di Umberto Di Carlo, segue la controreplica della Nazzarro che sottolinea, come nella sostanza, quanto sostenuto da lei stessa equivalga alle osservazioni di La Pietra di cui riporta esattamente le osservazioni:
“i soci possono esercitare il diritto di opzione sulle azioni di nuova emissione che però, alla gran parte dei soci pubblici, in mancanza di vincolo di attività e di scopo, non potrà essere esercitata in quanto in contrasto con quanto previsto dal Tusp. Si aprono per i soci pubblici azioni funzionali alla dismissione della partecipazione attraverso la mancata sottoscrizione della ricostituzione del capitale che determina la fuoriuscita automatica o alienazione della partecipazione. Per il socio pubblico pertanto si aprono due alternative: l’esercizio del diritto di opzione e la sottoscrizione del nuovo capitale, laddove ricorrano le condizioni previste dal Tusp, viceversa la mancata sottoscrizione e la fuoriuscita dalla compagine sociale.”
Non ricorrendo evidentemente le condizioni previste dal Tusp, i comuni sono inevitabilmente fuori. Queste in buona sostanza le considerazioni riportate dal Sindaco di Carsoli, la quale, nelle more di un parere che per lei andrebbe richiesto alla Corte dei Conti, circa la possibilità di ricapitalizzare, opterebbe per degli accantonamenti preventivi sui bilanci degli enti, finalizzati a tale possibilità.
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