ACIAM rischia il fallimento e ricorre al tribunale: “salvate l’azienda”. Silenzio da Avezzano e dintorni

Nel 2023 passivo di 2,4 milioni di euro. La ricapitalizzazione salverebbe Aciam ma il Comune di Avezzano, maggiore socio pubblico, preferisce spendere una cifra quasi equivalente alla sua quota parte - 134.200 euro - per i soli eventi di contorno alla Tappa. Udienza l'8 maggio

Angelo Venti
11 Minuti di lettura

ACIAM presenta ricorso in Tribunale e chiede provvedimenti temporanei per evitare il fallimento e scongiurare il rischio che l’azienda finisca in mano ai privati: Il giudice Francesca Greco, della Sezione civile-Volontaria giurisdizione del Tribunale di Avezzano, ha fissato l’udienza per il prossimo mercoledì 8 maggio.

A quanto pare, lo scorso anno il Consorzio sarebbe rimasto vittima di un allineamento negativo dei pianeti, una congiuntura sfavorevole causata dalla contemporanea convergenza di particolari avversità di mercato, reali o indotte. A cui si è aggiunta l’influenza astrale di Maurizio Bianchini, il Presidente imposto al Consiglio di amministrazione di Aciam da Giovanni Di Pangrazio, sindaco del Comune di Avezzano.

Uno stato improvviso di difficoltà, come si intuisce non solo economica, che l’azienda ritiene però di poter superare con alcuni provvedimenti possibili: Ricapitalizzazione della società, razionalizzazione dei processi produttivi, Rateizzazione delle posizioni debitori rilevanti e infine, come ultima ratio, la Eventuale alienazione dell’impianto di Aielli, asset molto ambito da diversi operatori di mercato.

Nato nel 1990, il Consorzio pubblico-privato dei rifiuti marsicani in questi anni ha subìto una serie di modificazioni, con fusioni, cambi di nome e di struttura societaria.

Attualmente la parte pubblica di ACIAM spa è composta da 48 Comuni della Provincia dell’Aquila e dalla Comunità montana Unione Comuni Montagna Marsicana. Tutti insieme detengono il 51,38% del capitale sociale: il socio pubblico di maggioranza è il Comune di Avezzano con il 12,2% delle azioni.

Il restante 48,62% delle quote è invece detenuto da due soci privati: Segen spa con lo 0,02% e Tekneko Sistemi Ecologici srl con il 48,6% delle azioni. ACIAM – che conta 71 dipendenti – oggi gestisce i servizi di igiene urbana a favore dei comuni soci, per un bacino di utenza di circa 220.000 abitanti.

Lo scorso anno – a fronte di uno stato patrimoniale in macchinari e impianti pari a quasi 20 milioni di euro – l’azienda ha però registrato una perdita di 2.440.636 euro: secondo altri calcoli il passivo 2023 scenderebbe a 2 milioni e duecentomila euro.

Se i soci pubblici dell’Aciam volessero evitare il fallimento dell’azienda pubblico-privata, quindi, basterebbe solo che tutti insieme sottoscrivano una ricapitalizzazione di 1 milione e 100mila euro. In particolare al Comune di Avezzano – cioè il socio pubblico di maggioranza che con il suo 12,2% delle azioni esprime in Aciam anche il presidente del consiglio d’amministrazione – tale ricapitalizzazione costerebbe appena 134.200 euro.

Certo è una questione di scelte. Non possiamo non far notare, però, che negli stessi giorni in cui Aciam – nel silenzio assordante del Comune di Avezzano – per salvare l’azienda era costretta a rivolgersi prima alla Camera di commercio e poi al Tribunale, la Giunta Di Pangrazio deliberava la spesa di una cifra quasi equivalente – 129.492 euro – per i soli eventi di contorno alla Tappa del Giro d’Italia. Spese di cui già nella delibera si annuncia l’aumento e a cui si aggiungono altri 215 mila euro per riasfaltare un paio di centinaia di metri in viale Marconi e via Colaneri, oltre a tutti i prevedibili e consistenti costi per il personale e altre iniziative e interventi necessari per quello che resta comunque un semplice evento sportivo.

E così, mentre i cittadini avezzanesi e marsicani sono concentrati in trepidante attesa sulla sfilata dei ciclisti della Carovana rosa per le vie cittadine del 12 maggio, l’8 maggio l’Aciam va in tribunale per evitare il fallimento.

Al silenzio assordante del Comune di Avezzano si contrappone però l’attivismo di ACIAM che, per scongiurare il rischio di fallimento, si rivolge prima alla Camera di commercio e poi al Tribunale di Avezzano.

L’ACIAM, infatti, il 28 marzo scorso ha presentato una Istanza per la composizione negoziata della crisi d’impresa alla Camera di commercio, al fine di condurre agevolmente le trattative con i suoi creditori per raggiungere un accordo finalizzato al superamento della crisi aziendale, richiedendo anche l’adozione delle misure protettive e la sospensione delle cause di scioglimento.

A questa prima Istanza è seguito poi il ricorso al Tribunale, con cui l’ACIAM chiede in particolare al giudice di confermare i provvedimenti già fissati dalla Camera di commercio e di disporre nei confronti dei suoi creditori i seguenti divieti: di acquisire diritti di prelazione se non concordati con l’imprenditore; di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari sul suo patrimonio e sui beni e diritti attraverso i quali viene esercitata l’attività di impresa; di risolvere i contratti in essere, in quanto funzionali alla continuità aziendale.

Inoltre, l’ACIAM chiede al giudice anche che sino alla conclusione delle trattative o all’archiviazione della sua richiesta di composizione negoziata, siano applicati nei suoi confronti gli artt. 2446, secondo e terzo comma, 2447, 2482 bis, quarto, quinto e sesto comma, e 2482 ter, cc e che non si verifichi la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli artt. 2484, primo comma, numero 4), e 2545 duodecies, cc.

Infine, l’azienda chiede al giudice di disporre anche “il divieto di pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento, al fine di individuare una soluzione per il superamento delle condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l’insolvenza dell’impresa”.

Aciam S.p.A. è proprietaria e gestisce l’impianto di trattamento meccanico biologico e compostaggio di Aielli in cui sono trattati, nelle due linee, rifiuti solidi urbani e Forsu. Nel 2019, tale impianto è stato ammodernato e potenziato ed è stato integrato, nel 2023, con il moderno digestore anaerobico per la produzione di biometano: investimento complessivo quasi 20 milioni di euro.

Aciam effettua inoltre servizi di raccolta porta a porta presso i Comuni di Carsoli, Oricola, Pereto, Rocca di Botte, Massa d’Albe, Aielli, Ortona dei Marsi, Gioia dei Marsi, Ortucchio, Cagnano Amiterno, Lecce nei Marsi e Celano.

L’anno nero di Aciam spa è il 2023 e si chiude con un importante passivo: euro 2.440.636.

L’azienda però sostiene, carte alla mano, che il passivo accumulato nel 2023 è dovuto quasi esclusivamente a fattori esterni non prevedibili ed eccezionali e sui quali il Consiglio di amministrazione non ha potuto incidere.

Da Aciam imputano tale risultato negativo a quattro ordini di fattori concomitanti, che così elenca e spiega uno a d uno: Mercato della FORSU caratterizzato da una forte spinta deflattiva; Ritardo nell’entrata in funzione del digestore per la produzione di biometano; Riduzione tariffa di vendita del biometano; Spinta inflazionistica dal lato dei costi di gestione.

Il mercato della FORSU – sostiene Aciam – sarebbe stato interessato da un forte ribasso delle tariffe di trattamento del rifiuto organico, e imputa tale ribasso ad alcuni gestori del nord Italia interessati a fare incetta di rifiuti per i propri impianti di grandi dimensioni: le tariffe sono così bruscamente crollate fino ai 25/40 euro a tonnellata, rispetto a a un costo di trattamento di 100 euro a tonnellata. Trend ulteriormente agevolato anche da cambiamenti della normativa che hanno liberalizzato le tariffe, alimentando così flussi di rifiuti dall’Abruzzo verso gli impianti del nord, che lavoravano sottocosto. Una situazione, questa, che in Aciam ha prodotto sia una riduzione dei volumi trattati, sia l’allineamento alla tariffa media, scesa sottocosto, a 80 euro a tonnellata.

Problemi seri si sono registrati anche con la produzione di biogas. Il nuovo digestore è entrato a regime solo nel novembre 2023, cioè oltre 6 mesi dopo rispetto a quanto previsto nel cronoprogramma: a provocare i ritardi anche le difficoltà nelle consegne dei materiali causate dalla guerra in Ucraina. Alla ritardata entrata in produzione si è poi aggiunta anche la contestuale e drastica riduzione della tariffa di vendita del biometano, crollata dai 65 euro del 2022 ai 29 euro al Mwh del 2023.

Infine, ad influire sul pesantemente sul passivo accumulato nel 2023, è stato anche l’andamento crescente dei tassi di interesse decisi dalla Commission europea, che ha causato ad Aciam spa un significativo incremento dei costi finanziari.

A tutto questo, aggiungiamo noi, si è sommato anche il disinteresse e/o l’incapacità degli amministratori pubblici dei Comuni soci di Aciam. In testa a tutti, ovviamente, non può che esserci il Comandante in capo del Comune di Avezzano, ente che tra i soci pubblici detiene la maggioranza delle azioni, cioè il sindaco Giovanni Di Pangrazio, detto Gianni.

NOTA DELLA REDAZIONE – La vicenda che da alcuni mesi investe ACIAM spa – che se non governata con accortezza, equilibrio e trasparenza può portare anche al fallimento dell’azienda o alla sua consegna completa al controllo privato – è di estremo interesse per i cittadini e per le sorti del territorio.

SITe.it, per una questione di trasparenza su un tema così delicato, si dichiara sin da ora disponibile a pubblicare dichiarazioni o interviste – anche in video – di tutti coloro che sono interessati a fare chiarezza o a rendere nota la loro posizione su questo argomento, a partire dai rappresentanti istituzionali dei soci pubblici o privati di ACIAM spa. [contatti: redazione@site.it ]

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