Acquedotto Ferriera, la domanda che nessuno può più eludere: quanta acqua resterà al Giovenco?

Alfio Di Battista
9 Minuti di lettura

Oltre 31 milioni di euro per interconnettere le sorgenti Ferriera e Pulciara con il sistema idrico della Marsica. Un’opera strategica che cambierà la gestione di una delle risorse idriche più importanti del territorio. Ma proprio per questo bisogna capire chi decide, chi controlla e soprattutto quali garanzie saranno assicurate al fiume nei periodi di magra

Pescina – Ci sono opere pubbliche che si possono giudicare guardando soltanto il loro costo, i tempi di realizzazione e i benefici promessi, e ci sono opere che impongono una domanda in più: che cosa succederà al territorio quando entreranno in funzione? Il nuovo progetto di interconnessione dell’Acquedotto Ferriera appartiene certamente a questa seconda categoria.

Parliamo di un intervento da oltre 31 milioni di euro, finanziato attraverso il PNIISSI, il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico. L’obiettivo è ambizioso: mettere in rete il sistema Ferriera, il Gran Sasso e il campo pozzi di Trasacco, migliorare l’approvvigionamento di Avezzano e dei centri vicini, utilizzare una risorsa di migliore qualità e ridurre i consumi energetici.

Nessuno può essere ideologicamente contrario a un acquedotto più moderno ed efficiente ma proprio perché si parla di un’opera importante, non possiamo limitarci a prendere atto dell’acqua che arriverà dai rubinetti, è necessario anche chiedersi quanta acqua resterà nel fiume.

Le sorgenti Ferriera e Pulciara alimentano da anni il sistema acquedottistico. Una parte dell’acqua viene captata e convogliata verso la centrale di Ortona dei Marsi, dalla quale il sistema prosegue verso la Marsica. Il nuovo progetto punta a rendere la rete idrica ancora più interconnessa e flessibile.

La domanda che molti cittadini si pongono è: cosa accadrà quando l’acqua sarà poca? Quando la portata delle sorgenti scenderà e contemporaneamente aumenterà la necessità di garantire acqua ai cittadini, quanta acqua dovrà rimanere al Giovenco?

Qual è la soglia sotto la quale il prelievo dovrà essere ridotto? Chi stabilisce quella soglia? Chi controlla che venga rispettata? E cosa accade se la disponibilità naturale della sorgente non consente di soddisfare contemporaneamente tutte le esigenze?

Sono domande legittime che non possono essere liquidate con rassicurazioni generiche. La portata di un fiume e il suo deflusso minimo vitale sono elementi che definiscono la vita o la morte di un ecosistema.

Il sentimento popolare non è aprioristicamente contro l’acquedotto. Tutti sono consapevoli che la Marsica ha bisogno di infrastrutture idriche moderne. Ha bisogno di ridurre le perdite, consumare meno energia e mettere in sicurezza l’approvvigionamento.

In altre parole, ha bisogno di acqua nelle case ma anche di fiumi vivi. E le due cose non dovrebbero essere messe in contrapposizione. Per questo motivo ci si chiede se si può aumentare in sicurezza l’approvvigionamento idrico senza compromettere l’equilibrio naturale del Giovenco.

Tutti vorrebbero che entrambe le esigenze fossero soddisfatte ma la certezza che così sarà deve essere scritta nei documenti, tradotta in prescrizioni, trasformata in strumenti di controllo e soprattutto verificata attraverso dati pubblici.

Un altro aspetto che emerge dall’esame degli atti è che la filiera dei soggetti pubblici che entrano in ballo su un progetto di questo genere è molto articolata. Abbiamo il MIT che finanzia e inserisce l’opera nella programmazione nazionale.

L’ERSI è il soggetto centrale dell’intervento: ha proposto il progetto, è beneficiario del finanziamento, ha convocato la Conferenza dei Servizi, ha approvato il PFTE e sta conducendo la procedura per la realizzazione dell’opera. La Regione Abruzzo interviene attraverso i propri servizi per gli aspetti ambientali, paesaggistici, forestali, idraulici e autorizzativi.

L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale ha competenze fondamentali nella pianificazione e nella tutela dell’equilibrio della risorsa idrica e dei corpi idrici. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise interviene per gli aspetti naturalistici nelle aree di propria competenza.

La Soprintendenza tutela gli aspetti paesaggistici e archeologici. Il gestore del servizio idrico CAM, ha poi il compito operativo di gestire concretamente infrastrutture e risorsa secondo le regole stabilite. E i Comuni, pur non essendo i soggetti che decidono autonomamente il bilancio idrico delle sorgenti, rappresentano i territori direttamente interessati dall’opera.

Una filiera complessa che pone un interrogativo dirimente: chi risponderà domani, se il Giovenco dovesse avere meno acqua di quella prevista secondo i parametri del deflusso minimo vitale?

Dall’esame degli atti emerge che il progetto ha attraversato una complessa procedura autorizzativa e ambientale. Il PFTE è stato approvato. Il procedimento di Valutazione di Incidenza Ambientale si è concluso con un giudizio favorevole, accompagnato da prescrizioni. Sono state richieste verifiche e misure per evitare interferenze con habitat prioritari e per tutelare paesaggio, boschi e patrimonio archeologico.

Ma c’è un’altra questione che merita di essere messa sotto la lente. Qual è oggi, precisamente, il regime di deflusso ecologico che deve essere garantito al Giovenco in rapporto alle captazioni Ferriera-Pulciara? E soprattutto: in quale atto o documento pubblico è scritto?

La domanda non è peregrina perché non può essere certamente il fiume l’ultimo utente dell’acqua dal momento che l’acqua non è una risorsa inesauribile. Le variazioni stagionali delle portate alle sorgenti dimostrano quanto sia fragile l’equilibrio del sistema.

E il cambiamento climatico rende ancora più importante interrogarsi sulla disponibilità futura della risorsa. Il nuovo Acquedotto Ferriera può rappresentare una grande opportunità ma solo se sarà accompagnata da un principio molto semplice:

prima di stabilire quanta acqua si può prelevare, occorre stabilire quanta acqua va necessariamente conservata per il territorio. Non è ambientalismo ideologico è semplicemente buona amministrazione, è programmazione e tutela del patrimonio pubblico.

Nel ricostruire i fatti ci siamo avvalsi della documentazione pubblica inerente l’opera. Il quadro che emerge è molto più articolato di quanto potrebbe sembrare. Abbiamo un finanziamento nazionale, il progetto di ERSI, la Conferenza dei Servizi, le autorizzazioni regionali, le prescrizioni ambientali, il ruolo dell’Autorità di Bacino, quello del Parco, le concessioni di derivazione, il futuro progetto esecutivo e la gestione concreta della risorsa.

Ma c’è un passaggio che va verificato in maniera puntuale: quando l’acqua scarseggia, chi verifica che il deflusso ecologico del Giovenco sia garantito? Per capirlo servono atti ufficiali, serve confrontare i dati emersi da studi puntuali e seguire la filiera decisionale.

Se questo concatenamento di atti, studi e dati esiste, deve essere reso comprensibile ai cittadini, se non esiste ancora o non è sufficientemente chiaro, questo è il momento giusto per farlo. A tal fine sarà necessario entrare ulteriormente nel merito partendo dalle concessioni di derivazione delle sorgenti Ferriera e Pulciara, per capire quanta acqua può essere legalmente captata.

Sarà importante ricostruire il percorso del progetto attraverso MIT, ERSI, Regione, Autorità di Bacino, Parco e altri enti coinvolti, cercando di distinguere con precisione competenze e responsabilità. Servirà analizzare il PFTE e il progetto della nuova condotta tra Ortona dei Marsi e Pescina, per capire dove passerà, quali territori interesserà e quali prescrizioni ambientali dovranno essere rispettate.

Tutto questo per arrivare ad avere una risposta alla domanda più importante: chi controllerà realmente l’acqua del Giovenco quando il nuovo sistema entrerà in funzione?

L’acqua è di tutti, proprio per questo le decisioni sull’acqua devono essere comprensibili a tutti. Il nuovo Acquedotto Ferriera non è soltanto una grande opera pubblica è una scelta che riguarda il futuro della Marsica e di un territorio la cui sostenibilità ambientale dipende anche dalla quantità di acqua che viene lasciata libera di scorrere nei suoi fiumi.

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