Agricoltura e crisi idrica nel Fucino – Un disastro ambientale annunciato

Claudio Abruzzo
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E’ uno scenario apocalittico quello rilevato nel sopralluogo della nostra redazione tra i canali della piana fucense, ridotti a rivoli di acqua imputridita e maleodorante dove galleggiano migliaia di pesci morti.

Ci troviamo quindi nel pieno di una drammatica emergenza ambientale che va avanti già da settimane, e intanto continuano i prelievi d’acqua per l’irrigazione.

Un pericolo igienico-sanitario che non riguarda solo lo sterminio della fauna ittica del posto ma che rappresenta anche una minaccia per la salute della popolazione del comprensorio, considerando che nei canali confluiscono le acque piu’ o meno depurate dei Comuni della Marsica e i residui di fertilizzanti e fitofarmaci utilizzati in agricoltura.

Particolarmente preoccupante la situazione nel Comune di Trasacco, dove all’altezza del ponte che divide strada 37 e strada 13 la situazione assume i contorni del disastro ambientale, visto che sono rimaste solo alcune pozze d’acqua nelle quali boccheggiano i pochi pesci rimasti vivi. Qui, soprattutto in considerazione dello scarso afflusso delle sorgenti affluenti alla conca del Fucino, il livello dei canali è al di sotto del cd Deflusso Minimo Vitale, ossia la portata in grado di garantire la salvaguardia delle caratteristiche vitali di un corso d’acqua.

In questo tratto, in tarda serata, sono intervenute tre pattuglie dei carabinieri forestali della stazioni di Celano ed Avezzano che, alla presenza del presidente del Consorzio di Bonifica Giancarlo Di Pasquale, hanno effettuato dei controlli volti ad accertare eventuali violazioni di legge, dopo che era stata segnalata la presenza di diverse motopompe che prelevavano acqua per irrigare i campi.

Fucino, irrigazione campi

Secondo quanto emerso, comunque, i militari non avrebbero potuto rilevare alcuna infrazione, in quanto i divieti di irrigazione imposti nelle ordinanze emesse dai comuni di Avezzano, Luco e Trasacco riguardano solo i week end …e ieri era giovedì. Una situazione preoccupante che, a questo punto, rischia solo di peggiorare, almeno che non intervengano improvvise e quanto mai invocate piogge. Un contesto che comunque evidenzia gli evidenti limiti di programmazione della politica e anacronistiche prese di posizione delle associazioni di categoria: secondo fonti attendibili, infatti, sarebbero in corso tavoli in prefettura per cercare di tamponare gli effetti devastanti di questa emergenza idrica.

A mettere in apprensione le autorità é il reale pericolo di carenza idrica anche per uso civile. Infatti, il continuo ricorso all’utilizzo dell’acqua di falda profonda per uso agricolo – attraverso prelievo idrico in profondità da pozzi autorizzati e non, con trivellamenti che in alcune zone del Fucino superano ormai i 200 metri di profondità – sta determinando un progressivo esaurimento delle falde acquifere dalle quali attingono anche il Consorzio Acquedottistico per la fornitura dell’acqua potabile ad uso civile per migliaia di utenze del comprensorio marsicano.

E’ infatti lo stesso direttore di Confagricoltura L’Aquila, Stefano Fabrizi, che ha evocato tale rischio in una sua audizione del marzo 2023, tenutasi in Commissione di Vigilanza Regionale:

“i pozzi di prelievo dell’acqua per l’irrigazione del Fucino, coincidono prevalentemente con i pozzi di prelievo anche dell’acqua per utilizzo civile, quindi il CAM sostanzialmente condivide con il Consorzio di bonifica del Fucino, Consorzio di bonifica Ovest, condivide i pozzi di prelievo, con un grande problema appunto di approvvigionamento idrico, dovuto ai fenomeni della siccità […] si sta prospettando una stagione altrettanto siccitosa e i dati dei piezometri dove si misura il livello della falda, sono particolarmente preoccupanti, anche per l’anno che dovrà iniziare”.

Quello della conca del Fucino è dunque un disastro ambientale annunciato e ben conosciuto sia dai vertici regionali che dalle associazioni di categoria. Dalla Commissione di Inchiesta del 6 marzo 2023, denominata, “Emergenza idrica in Abruzzo: stato delle infrastrutture e delle reti idriche, dispersioni idriche” emerge un quadro particolarmente critico per quanto riguarda la gestione idrica nella piana del Fucino:

“Sul tema agricoltura – si legge nella relazione finale – è emersa una situazione di criticità generalizzata, con il rischio di un disastro ambientale in alcune aree ben precise, come quella del Fucino”.

Stando a quanto specificato nel documento, la portata di acqua disponibile nei canali del Fucino non sarebbe in grado di sostenere le richieste idriche di un’agricoltura sempre piu’ intensiva, come quella Fucense, caratterizzata da una forte specializzazione delle colture.

“Gli studi condotti per decenni dall’ARSA hanno calcolato che per alimentare l’obsoleto sistema irriguo del Fucino occorre prelevare dalle falde non meno di 24 milioni m³ di acqua di cui il 50% per coprire il fabbisogno delle colture, ed il 50% per coprire il deficit idrico del suolo e dell’evapotraspirazione”.

Un fabbisogno idrico di 24 milioni di metri cubi, che sarebbe l’equivalente idrico di circa metà del prosciugato lago del Fucino.

Praticamente non c’è l’acqua per soddisfare le esigenze dell’agricoltura del Fucino soprattutto in queste stagioni caratterizzate da forte secca e dell’aumento delle temperature, causate dai drastici cambiamenti climatici. Un problema che, stando a quanto specificato nella relazione, poteva essere quanto meno attenuato con la costruzione di bacini di accumulo di acqua rilasciata nel periodo di abbondanza idrica invernale. Messaggio non recepito dalla politica regionale e dalle associazioni di categoria che in questi anni hanno “irresponsabilmente” optato per altre scelte…

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