ALDO CIAO!

Redazione
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E’ morto don Aldo Antonelli. La cerimonia funebre, presieduta dal Vescovo Giovanni Massaro, si terrà giovedì 5 marzo alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di Villa San Sebastiano, frazione di Tagliacozzo. Il ricordo di Luigi Piccioni

Don Aldo, ultimamente gravemente malato, si è spento ieri all’età di 83 anni in un hospice a Roma dove era stato recentemente ricoverato.

Originario di Villa San Sebastiano, Don Aldo, classe 1942, instancabile sacerdote, storico parroco di Antrosano, da sempre impegnato e attivista sul fronte sociale, è stato ordinato presbitero il 21 aprile del 1968.

La cerimonia funebre, presieduta dal Vescovo Giovanni Massaro, si terrà giovedì 5 marzo alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di Villa San Sebastiano, frazione di Tagliacozzo.

La salma sarà esposta mercoledì 4 marzo dalle ore 16 alle ore 20 e giovedì, dalle ore 9 alle 14, nella Chiesa dell’Immacolata di Antrosano, di cui Aldo è stato parroco per tanti anni.

La salma sarà poi trasportata presso la Chiesa parrocchiale di Villa San Sebastiano per le esequie.

Pubblichiamo di seguito un ricordo di Aldo, inviatoci dal suo amico Luigi Piccioni:

Per Don Aldo

Con Don Aldo se ne va un pezzo di noi che lo abbiamo conosciuto, amato e – per quel che ci è stato possibile – seguito. 

Un pezzo di noi perché era un amico sincero e affettuoso, e la sua assenza – che già ci rattristava – ora diviene dolore e rimpianto.  

Io lo conoscevo da ben cinquantotto anni, da quel 1968 in cui divenne assistente ecclesiastico del gruppo Scout Avezzano I° e io ero appena entrato con la prima leva di lupetti.

Da allora non l’ho mai perso di vista e a dispetto della lontananza ci siamo frequentati con l’affetto di sempre fino a poco prima che la malattia lo costringesse a ritirarsi nell’ombra. Ventitre anni fa lo convinsi con grande fatica a battezzare mio figlio perché solo lui ai miei occhi avrebbe potuto farlo degnamente e la sua omelia si convertì un’anatema contro il militarismo devastatore di allora, che è lo stesso di questi giorni: “chi scatena guerre non può mai definirsi cristiano”.

Ma se ne va un pezzo di noi anche perché era un eroe omerico, che proprio per questo non potevamo non amare (non è maschilismo, potrei fare un lungo elenco delle mie eroine omeriche). 

Me lo ricordo infatti come se fosse ora mentre stava andando dal vescovo ad annunciargli che avrebbe fatto affiggere i manifesti da lui scritti e pagati contro il commercio delle funzioni religiose. Non a discuterne: ad annunciarglielo perché poi li avrebbe fatti affiggere comunque, qualsiasi cosa gli avesse obiettato o tentato di imporre il vescovo. 

Me lo ricordo a metà anni Ottanta confinato a Poggio Filippo, tra quel pugno di paesetti di montagna del Tagliacozzano ormai spopolati, con una parrocchia di poche anime, mentre la mattina scendeva ad Avezzano a lavorare dal ferramenta con la carriola alla mano perché un prete doveva sostenersi da solo e condividere il destino e le esperienze di chi si guadagnava la vita col sudore della fronte. 

Me lo ricordo in montagna, sulla cima del Viglio e del Sirente, massiccio, spedito e sempre allegro, con la battuta pronta. 

Ma soprattutto non posso non ricordare un Don Aldo di convinzioni forti e coerenti, squisitamente evangeliche, che non aveva alcuna paura di esprimere e di perseguire concretamente. Né si è mai stancato – finché il fisico ha retto – di dare attivamente una mano a tutte le persone che quelle convinzioni condividevano e cercavano di mettere in pratica. 

L’emarginazione nella Chiesa in cui ha scelto tenacemente di rimanere quando – dopo il referendum sul divorzio – molti dei suoi confratelli se ne sono andati gli è pesata ma non lo ha certo piegato. E alla fine ha vinto lui: il conferimento della parrocchia di Antrosano è stato il riconoscimento di una fede e di una capacità pastorale fuori dal comune e altri e più importanti avrebbero potuto essere gli incarichi se lui stesso non avesse detto di no, convinto che la piccola scala, cioè la conoscenza di tutte le anime della propria comunità, era qualcosa cui non si doveva e non poteva rinunciare.

Uno degli elementi più tipici del carattere di Aldo era, ripeto, il suo non aver paura, la convinzione che le proprie idee dovessero essere espresse nel modo più schietto e chiaro, senza timore per le possibili conseguenze. 

Nel momento del dolore e del rimpianto resta forse questa la sua eredità più grande – almeno per un non credente come me: la volontà di tenere la schiena dritta, di non nascondersi, di testimoniare sempre e di pagare per questo, se necessario. Credo non a caso di aver imparato proprio da lui cosa significa la parola “parresia”.

In giorni di soprusi spietati e abnormi, di disperazione diffusa e di sottomissione silente e codarda alla legge del più forte la lezione di Don Aldo resta per me soprattutto quella del coraggio, della testimonianza a testa alta e a voce spiegata. Sempre dalla parte degli ultimi, degli indifesi, delle persone buone e di buona volontà. 

Ciao, Aldo: puoi essere sicuro che noi non ti dimenticheremo e che continueremo a tenere accesa la nostra comune fiammella.

Tuo Gigi

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