Allucinazioni da referendum: se il centrosinistra scambia la vittoria del No per consenso politico

Di fronte al crollo della riforma Nordio, il centrosinistra stappa spumante e canta vittoria. Ma attenzione: il 54% di NO non è una delega in bianco a Schlein e Conte. È il grido di un Paese che vuole tribunali funzionanti, non selfie celebrativi. Ecco la vera sfida: passare dalle chiacchiere ai fatti

Alfio Di Battista
5 Minuti di lettura

Se il centrosinistra poteva fare un errore comunicativo era quello di ritenere il risultato referendario viatico per una vittoria scontata alle prossime elezioni politiche, e puntualmente l’ha fatto. Mentre il fumo delle urne si dirada, lasciando sul campo le macerie della riforma della giustizia voluta e proposta dal governo Meloni, nel campo largo già si parla di primarie per incoronare il leader destinato a guidare la coalizione verso una fulgida vittoria.   

Il 54% di NO alla proposta di riforma della giustizia, è un dato netto, inequivocabile, una sonora sberla alle supponenti pretese di riscrivere la Costituzione a colpi di maggioranza, senza nemmeno discutere il testo in Parlamento ma delegando ai cittadini la scelta su temi molto complessi e tecnici come la separazione delle carriere l’introduzione di organismi come l’Alta Corte Disciplinare e via dicendo.

Mentre il centrodestra si lecca le ferite e prova a fare i conti con la realtà, nel centrosinistra si consuma un’allucinazione collettiva. Vedere i leader del “campo largo” rivendicare quel 54% come un successo politico personale è un esercizio di miope propaganda. Dalla Schlein a Fratoianni, passando per l’azzimato Conte, resta il dubbio che non abbiano capito il messaggio arrivato dai cittadini.

La verità è più fredda: gli italiani hanno bocciato una riforma specifica, non hanno necessariamente incoronato un’alternativa che, al momento, brilla per assenza di proposte concrete. Equiparare il voto referendario a consenso politico è una strumentalizzazione infantile, un modo per nascondere le proprie crepe dietro un numero che appartiene soprattutto ai cittadini, non ai partiti.

Se si vuole davvero onorare il responso del voto sulla giustizia, dando un seguito logico a ciò che chiede il paese, si smetta di festeggiare e si inizi a fare proposte di legge. La giustizia italiana non si salva con i tweet, ma affrontando il “mostro” burocratico che la divora dall’interno. La vera priorità non è ideologica, è strutturale.

Non si fa giustizia con i “volontari” del PNRR. Serve una legge che stabilizzi immediatamente le migliaia di precari addetti nei tribunali. Senza cancellieri e funzionari di ruolo, i magistrati sono generali senza esercito. Servono concorsi annuali, certi e rapidi, per coprire i buchi d’organico che rendono ogni udienza un’attesa infinita.

Poi c’è il tema di una digitalizzazione vera, reale, non di facciata. Mandare una PEC non significa essere moderni. Il centrosinistra dovrebbe fare subito proposte che puntino sull’interconnessione totale: un ecosistema digitale dove Procura, Tribunale e Polizia Giudiziaria condividano dati in tempo reale. Meno faldoni, meno “colli di bottiglia” burocratici, più velocità. La tecnologia deve servire a prevedere gli esiti delle liti seriali, sfoltendo i ruoli dei giudici prima ancora di entrare in aula.

Mentre l’opposizione si specchia nel risultato – specchio mio specchio chi è il più bravo del reame? – è probabile che il Governo si prepari alla controffensiva. Potrebbe inserire pezzi della riforma bocciata in decreti legge ordinari e accelerare sui target PNRR per dimostrare efficienza “nonostante i giudici”. La sfida parlamentare delle prossime ore sarà durissima: il Ministro Nordio cercherà di bypassare lo scoglio costituzionale con interventi tecnici mirati.

​La ricreazione post referendum è già finita cari leader del Campo Largo, posate i calici. Il 54% dei NO vi ha dato una possibilità, non una vittoria definitiva. Se la risposta a questo voto sarà ancora una volta la propaganda, avrete sprecato l’ultima occasione per dimostrare di essere pronti a governare. La giustizia dei cittadini ha bisogno di tribunali aperti, processi veloci e personale stabile. Tutto il resto è solo rumore di fondo che dura quanto un reel. Uscite dal loop dei social.

Condividi questo articolo