ASL 1, Su Rai 3 a Report, la privacy violata e i cittadini traditi: tra data breach, Cup in tilt e silenzi istituzionali

Chi difende i cittadini, se non lo fa il Garante? Chi sanziona l’inefficienza, se la politica difende i suoi uomini? Probabilmente, prima del Garante della Privacy servirebbe il Garante della decenza

Alfio Di Battista
6 Minuti di lettura

Avezzano – La sanità abruzzese continua a far parlare di sé, e non per meriti. L’inchiesta di Report sulle spese folli della commissione dei Garanti della privacy ha riportato a galla lo scandalo del data breach del 2023 subito dalla ASL1 L’Aquila-Avezzano-Sulmona, che mise a nudo i dati sanitari di migliaia di cittadini.

Ma ancora oggi, una lunga scia di disservizi informatici, stanno lì a ribadire che puntualmente non c’è modo di risolvere i periodici “blocchi” che rendono sempre più arduo prenotare visite, pagare ticket o scaricare un referto online in sicurezza.

E intanto, chi doveva vigilare — il Garante della Privacy — ha chiuso il caso del furto dei dati con un semplice ammonimento. In buona sostanza il devastante attacco hacker del 2023, è stato “curato” con una semplice aspirina, un buffetto sulla guancia dei vertici della ASL1. Risultato: chi ha sbagliato è rimasto dov’è. Chi paga è sempre Pantalone.

Era il 2023 quando un ransomware mandò in tilt i sistemi informatici dell’ASL 1. Referti, dati clinici e anagrafici finirono alla mercé di pirati informatici. Una falla grave, che in qualsiasi altro Paese europeo avrebbe comportato sanzioni milionarie e un’indagine interna profonda.

In Italia, invece, la risposta del Garante è stata: un ammonimento. Nessuna multa, nessuna responsabilità personale accertata, nessun effetto deterrente. “Collaborazione oltre il dovuto”, hanno scritto nei verbali. Una formula che sa di arrampicata sugli specchi.

Il sospetto — corroborato da quanto rivelato da Report (Rai3, 9 novembre 2025) — è che il Garante, organo di nomina parlamentare, abbia scelto la via morbida per non urtare la politica. Una politica che, guarda caso, nomina sia i vertici del Garante che delle ASL.

Una rete di protezione istituzionale dove tutti controllano tutti, ma nessuno paga mai perché ognuno risponde al proprio padrino politico e non ai cittadini. Intanto, nei corridoi degli ospedali e nelle file davanti agli sportelli CUP, la rabbia cresce. Nel 2024 e 2025 la cronaca locale è diventata un bollettino di guerra: Blackout delle linee e sistemi fuori uso, con file chilometriche a L’Aquila, Avezzano e Sulmona.

Pagamenti online sospesi, come accaduto a inizio novembre 2025, lasciando migliaia di utenti senza alternativa digitale. Call center a singhiozzo, per problemi tecnici e carenze di personale. I soliti tavoli tecnici che non mancano mai, sempre annunciati ma mai risolutivi.

Denunce sindacali (Filcams-CGIL) sulle condizioni dei lavoratori del CUP, tra carichi insostenibili e strumenti obsoleti. Una sequenza di disservizi che racconta una realtà ben diversa da quella promessa nei convegni sulla “sanità digitale”: server che si spengono, cittadini che aspettano ore al telefono, e sistemi informatici che sembrano progettati per fallire.

C’è un filo rosso che lega il data breach del 2023 e i disservizi del 2025: la mancanza di responsabilità reale. La politica regionale si muove in un equilibrio precario: troppo comodo attribuire i disservizi agli scontati “problemi tecnici” o a non meglio precisate “colpe dei fornitori”. Eppure le scelte strategiche — dai bandi per la digitalizzazione ai contratti di assistenza tecnica — sono politiche, e spesso firmate da dirigenti di nomina fiduciaria.

Il Garante, dal canto suo, ha preferito la logica apparentemente alta ma profondamente ipocrita della “collaborazione istituzionale” al rigore sanzionatorio. La sostanza è una sola: la politica protegge sé stessa. E quando la rete di potere è trasversale ai partiti, il risultato è sempre lo stesso: indulgenza, lentezza, omertà e nessuna conseguenza per chi sbaglia.

I cittadini restano senza tutele: è il prezzo dell’impunità digitale. Per chi deve prenotare una TAC o pagare un ticket, la questione non è politica ma quotidiana. La fiducia nei servizi sanitari passa anche — e soprattutto — dalla funzionalità dei sistemi informatici. Ma la tecnologia della ASL 1 sembra ferma a un’epoca pre-cloud, e ogni blackout si traduce in una violazione indiretta del diritto alla salute.

Chi difende i cittadini, se non lo fa il Garante? Chi sanziona l’inefficienza, se la politica difende i suoi uomini? Chi pretende i risultati e chi ne risponde, se i tavoli tecnici servono solo a prendere tempo? Probabilmente, prima del Garante della Privacy ne servirebbe uno della decenza.

Il caso ASL 1 è diventato il simbolo di un sistema che non sbaglia mai, di un sistema dove non paga mai nessuno per davvero. Un Garante che ammonisce invece di multare, una ASL che continua a galleggiare nonostante il ripetersi dei disservizi, una Regione che promette interventi senza risultati concreti mentre nega l’evidenza, sono il risultato di una politica disturbata che assolve se stessa.

La privacy, la sicurezza dei dati e l’efficienza digitale non sono solo temi tecnici: sono battaglie di civiltà democratica. E oggi, in Abruzzo, quella battaglia è tutta da combattere ma nessuno lo fa! Intanto una certezza si fa sempre più spazio nell’opinione pubblica: probabilmente l’estromissione della politica regionale dalle ASL contribuirebbe a risolvere almeno la metà dei problemi della Sanità.

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