Luco dei Marsi – La discenderia che conduce alla galleria del secondo emissario Torlonia è senza alcuna protezione: nel muro di chiusura è presente una ampia breccia, l’area di pertinenza è completamente priva di recinzione e non è presente nessun segnale di pericolo. Chi deve intervenire?
L’area si trova a Luco dei Marsi in località Petogna, ed è situata a ridosso della Strada circonfucense, vicino all’incrocio con Strada 45: a richiamare l’attenzione sui rischi per la pubblica incolumità è Tommaso Fina, che ha un terreno nelle vicinanze.







Per raggiungere agevolmente l’ampia breccia che consente il libero accesso alla discenderia, basta percorrere alcune decine di metri in mezzo all’erba alta e secca che copre cumuli di rifiuti e materiale di riporto.
Come si vede dalle foto, la breccia nel muro è abbastanza ampia e non esiste alcuna chiusura, l’area di pertinenza non ha alcuna recinzione e non esistono nemmeno cartelli di pericolo o di divieto d’accesso. Il tutto a pochi metri dalla strada circonfucense.
La galleria ha una ripida pendenza ed è percorribile per una sessantina di metri: il percorso, completamente al buio, si interrompe su una pozza di acqua stagnante che raggiunge la volta.
“Se qualcuno che non sa di cosa si tratta, magari un bambino, entra incuriosito nella galleria – racconta Tommaso Fina, che subito avverte – C’è però il rischio che può finire nell’acqua, soprattutto se la pavimentazione in forte pendenza ghiaccia durante l’inverno”.
Secondo emissario: di chi è la competenza?
Una situazione di pericolo, dunque, a cui chi di dovere deve porre rapidamente rimedio. Ma come spesso succede in Italia, questo è più facile a dirsi che a farsi. Capire chi è che deve intervenire rischia di essere un compito arduo: per districare la matassa proviamo a procedere per ordine.
Intanto, l’imbocco della discenderia ricade nel territorio comunale di Luco dei Marsi. Si trova però all’interno della Strada Circonfucense e soprattutto è un’opera sicuramente da considerarsi direttamente connessa al secondo emissario Torlonia.
Ad avere la competenza sui canali di scolo del Fucino e sul primo emissario – quello cioè realizzato nel XIX secolo e che dall’Incile porta l’acqua del Fucino fino sotto a Capistrello – è sicuramente il Consorzio di bonifica ovest.
La discenderia in questione, però, non fa parte del primo ma del secondo emissario, quello cioè che partendo sempre dall’Incile l’acqua la porta non a Capistrello ma nella centrale idroelettrica di Canistro: almeno fino all’ultimo passaggio di proprietà, questo secondo emissario era gestito dalla Cartiera di Avezzano, che era anche proprietaria della centrale idroelettrica.
Il secondo emissario Torlonia
Questa nuova opera, realizzata durante i primi anni della seconda guerra mondiale, fu ultimata nel 1942. La sua sezione è minore rispetto all’emissario ottocentesco (appena 12 mq contro i 19 mq) ma grazie alla maggiore pendenza, il secondo emissario ha grosso modo la stessa portata del primo.
Esistono anche altre differenze, tra cui il tracciato: mentre il primo emissario convoglia le acque del Fucino dall’Incile nel fiume Liri all’altezza di Capistrello, il secondo sempre dall’Incile le porta invece fino alla centrale idroelettrica di Canistro: scarica le acque sempre nel Liri ma più a valle, così è quindi possibile sfruttare il maggiore salto per la produzione di energia elettrica.
Il secondo emissario – che è tutt’ora in funzione – fu realizzato soprattutto per sfruttare l’acqua accumulata nell’enorme bacino imbrifero del Fucino anche per la produzione di energia elettrica. Si trattava di una consistente e ulteriore entrata per la famiglia Torlonia, che utilizzava l’energia prodotta anche per l’alimentazione delle pompe di Borgo Ottomila, per il suo zuccherificio in funzione dagli inizi del ‘900 e poi per la Cartiera di Avezzano, costruita sempre da Torlonia subito dopo la riforma agraria.
La nuova opera consente, inoltre, di far fronte anche alle eventuali piene eccezionali del bacino del Fucino, oppure di chiudere il primo Emissario e deviare l’acqua nel secondo nel caso di eventuali manutenzioni. Sta di fatto che ancora oggi, per consentire lo sfruttamento idroelettrico, l’acqua del Fucino finisce nel Liri soprattutto attraverso questa seconda galleria.
La discenderia in questione, realizzata per l’accesso degli operai durante i lavori di scavo del secondo emissario, è rimasta in funzione per gli eventuali lavori di manutenzione della sottostante galleria.


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