Avezzanesi con la testa tra le stelle anzi, tra le nuvole

Giuseppe Pantaleo
10 Minuti di lettura
Avezzano - Via Morino

Ho avuto dei problemi con il Mac per diverse settimane, non ho perciò seguito né l’inaugurazione della ciclovia delle Stelle (21 aprile), né le varie polemiche (politico-amministrative) nei giorni successivi legate alla stessa inaugurazione ma soprattutto quelle riguardanti la sporcizia e le scritte con lo spray, più di recente. La domenica seguente la cerimonia, more solito, ho messo piede nell’ultimo tratto realizzato (via XX Settembre-via Castel di Sangro) e ho deciso di non passare più in quel posto. Per anni infatti, mi sono servito del praticello (incolto) a destra dei binari: la ristrutturazione mi costringe adesso a passare sulla carreggiata – idem altri pedoni. (C’entra il Comune o i progettisti?).

Nei primi giorni di questo mese ho più volte camminato lungo quel pezzo appena ristrutturato ma non ho trovato tracce di rifiuti, neanche l’incarto di una caramella. Ho invece notato le due scritte spray, eseguite in tempi diversi: i centri abitati sono così da decenni, non c’è da meravigliarsi, né da scandalizzarsi com’è invece avvenuto. (L’anno passato, nel mio Fieldwork 2023-24 ho riportato diverse scritte e tag lungo via Monte d’Oro, sui muri che costeggiano la stazione ferroviaria per almeno duecento metri. A un certo punto annotavo: «Vi è più politica su questo muretto che nelle chiacchiere dei bar del centro – escluso il Samurai, ovviamente», p. 75. Le nuove «opere» nel sottopassaggio di via don G. Minzoni?). La πόλις è il luogo del conflitto, non da ieri né dall’altro ieri.

Devo scrivere ancora? Ho pubblicato numerose volte su quella ferrovia nell’ultimo quarto di secolo, soprattutto nel periodo 2007-08. Tempo addietro (20 e 22 novembre 2023), compii un «mezzo viaggio» lungo un pezzo del tracciato della ferrovia – mi arrestavo a via Nuova – e mi resi conto definitivamente che una pista ciclopedonale non era la soluzione migliore, considerato che a un certo punto: «Si restringe ancora la zona legata alla ferrovia, dopo via Sant’Andrea», mancava uno spazio adeguato per i ciclisti e i pedoni; la situazione sarebbe rimasta simile dopo via Nuova. Propendevo perciò per un percorso pedonale immerso nel verde; una sorta di strettissima fascia che avrebbe collegato il Fucino alla città, con pochi interventi.

È stata invece scelta la strada della ristrutturazione urbana: si tratta di questo. Una via di comunicazione è stata ricoperta di piastrelle, posti a sedere, corsie per passeggiare e andare in bicicletta, divenendo un luogo accessibile al pubblico – il progetto titola «Riqualificazione». L’operazione è stata pompata dall’amministrazione comunale ma non solo attingendo dall’annoso repertorio di Storia, Identità, Sport, eccetera – ‘Mais où sont les journalistes d’antan?’. Nelle colonnine sparse sul tracciato, in basso, vi è il logo del circuito Ciclovie d’Abruzzo: è pur sempre un riconoscimento. (Nel momento in cui scrivo, sul sito cicloviedabruzzo.it manca proprio la Ciclovia delle Stelle).

Qualcuno mi ha ricordato che ho a lungo criticato quell’idea: adesso che un tratto è stato realizzato? A caccia della seconda scritta, ho notato qualcosa che m’incuriosiva: la parte pedonale su cui procedevo s’interrompeva a un certo punto; ci sono poi tornato sia da solo sia accompagnato.

Giungendo da via Monte Nero – vivo nel centro-città –, mi sono accorto della novità perché il marciapiede cambia colore (giallo) all’improvviso, perciò funzione: inizia la pista ciclabile; è giallo anche uno spiazzo con alcune panchine: ciclabile anche quello? (Niente alberi, Noblesse oblige). Come raggiungere, soprattutto rimanere seduti sulle panchine? Bisognava passare sul marciapiede opposto per massimo venti metri quindi rientrare – in assenza di strisce pedonali. Non vi erano problemi invece per chi proveniva da via Collelongo (periferia nord-est), ci si ritrovava direttamente sulla zona pedonale (grigia) – vi erano dei problemi per chi proseguiva, immettendosi su via Monte Nero: zona gialla! Una volta dentro, ci si trovava davanti a due zone su un unico livello. (Quella riservata ai pedoni, si indovina anche per la presenza di sedili e dalla contemporanea assenza di rastrelliere). Procedendo ho incrociato quattro interruzioni riguardanti soprattutto i pedoni ma anche i ciclisti: che fare quando si arriva in punti del genere? Ho notato anche sedili troppo vicini ai pedoni di passaggio e alla pista ciclabile, un cortissimo corridoio per pedoni largo una trentina di centimetri; un amico ha profetizzato una brutta fine del brecciolino, a breve. (Niente alberelli). Le citate interruzioni fanno parte del percorso; il tracciato di pedoni e ciclisti è strano perché si sposta nel senso della larghezza, di quando in quando; si deve procedere per leggere curve. Come si comporta Homo sapiens quando deve raggiungere un luogo? E i suoi predecessori erectus e heidelbergensis? È facile, essi tuttora puntano un obiettivo e vi si dirigono secondo il percorso più breve. Oltre a guardare avanti, noi umani facciamo anche pochissimo caso al suolo che calpestiamo, da alcuni millenni; nel nostro caso invece, uno deve stare attento al colore che lo riguarda – soprattutto in bicicletta –, e questo non sempre succede. (Parlo per una mia esperienza recente; da quelle parti trovi il tipo in bicicletta che ti viene contro e si risente molto se gli indichi la corsia gialla, dove deve transitare). Il nome – con la maiuscola per carità – trae in inganno: quell’intervento non è uno spazio esclusivo per chi si sposta in bicicletta. In passato ho definito quell’«infrastruttura» come qualcosa che parte dal nulla per raggiungere altro nulla; ecco, il primo pezzo realizzato mi dà la sensazione del giocattolone per com’è organizzato fino via XX Settembre. Mi chiesi anni fa: Che succede alla ciclovia una volta raggiunta via XX Settembre? Niente di particolare, vi sono un paio di segnali di pericolo riguardanti i ciclisti che l’attraversano per proseguire e rivolti ai mezzi motorizzati: nessuna precedenza alla ciclovia. Un automobilista in uscita da Avezzano sulla SR 5 – per motivi di lavoro casomai – filerebbe un segnale di precedenza riguardante gente che sta perdendo tempo? (È una domanda retorica com’è ovvio).

Nel resto del tracciato, se vedrà la luce, sarà invece tutta un’altra musica e le precedenti leggerezze saranno un ricordo. Mancheranno slarghi per le sedute ma non solo, zona gialla e zona grigia scorreranno affiancate come si usa normalmente; immagino che dopo l’incrocio con via Opi, ma anche dopo quello di via N. Paganini con via Sant’Andrea, al massimo via Nuova si arresterà il tracciato per i pedoni per mancanza di spazio, anche in questo caso. Ho già scritto degli ultimi tratti: «smetterà di frequentarla prima chi va in bicicletta o quelli a piedi?», 10 dicembre 2024.

Come nel post precedente: ha prodotto qualcosa una simile operazione, funziona? (In Italia non abbiamo il concetto di accountability, tantomeno in un paesone molto meridionale). È un altro mondo rispetto a un anno fa per quanto riguarda la pulizia – evitare di raccogliere i rifiuti e lesinare sulla manutenzione è una politica. Bene, circola a piedi più gente di prima – soprattutto nel pomeriggio –, avrò visto finora due persone sedute, noto rare biciclette nel pomeriggio – il picco con qualche adulto si ha nei giorni festivi. Dopotutto: che ci si va a fare in posto del genere? (Senza un filo d’ombra, né uno d’erba). Negli ultimi lustri – come ho già raccontato –, in Italia alcune linee ferroviarie dismesse sono state trasformate in piste ciclabili; chi le utilizza va almeno da un paese a un altro. Si tratta di agglomerati senz’altro spopolati, rimpiccioliti rispetto a mezzo secolo fa ma dotati in ogni caso, di un municipio, una chiesa e una piazzetta dove fermarsi a prendere un caffè, fare due chiacchiere e riposare una decina di minuti. (L’amministrazione comunale aveva esagerato – al solito – alla grande riguardo alle attese). Ignoro ciò che succede in quel posto nelle ore di buio, come nel resto della città.

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.