LA RINASCITA DI AVEZZANO DOPO IL TERREMOTO
2 – LA RINASCITA
A cura degli architetti Clara Cipriani e Antonino Petrucci
Nel febbraio del 1915 – appena un mese dopo il terremoto – Sebastiano Bultrini fu nominato ingegnere capo del comune di Avezzano e di quelli del suo circondario, alle dipendenze del Genio Civile di Avezzano (istituito assieme a quello di Sora e di Rieti con D.R. n° 33 del 21.1.1915, affinché gestisse tutti i servizi tecnici relativi al terremoto) in ragione della sua conoscenza dei luoghi e degli impianti.
Nel giugno dello stesso anno fu incaricato di redigere il piano regolatore e di ampliamento della città data l’urgenza di ricostruire le abitazioni al momento sostituite da baracche in prevalenza di legno. Nel nuovo strumento urbanistico – approvato nell’autunno del 1916 – Bultrini ripropose alcune scelte già prese nel precedente piano come la conservazione e il potenziamento del sistema stradale già previsto, sia degli impianti fognari che delle condutture d’acqua già realizzate, anche se in questa prima fase l’interesse primario si concentrò sull’area di espansione più libera da macerie e quindi più semplice da lottizzare. Per il centro vecchio il piano era piuttosto di massima.

Prima del terremoto Avezzano si andava espandendo in direzione della stazione ferroviaria e Piazza Torlonia consolidava il suo ruolo di cerniera tra antico e nuovo abitato. Così Bultrini affidando a un reticolo di strade disegna la nuova geometria della città nella zona a Nord del vecchio abitato, verso la stazione, occupando l’area di due grandi chiuse private appartenenti al conte Annibale Pace e al cavalier Vincenzo Mazzenga eredi Orlandi, poste a Est e Ovest di via Albense (oggi Via Pagani).
Il piano urbanistico relativo all’antico centro abitato fu approvato il 7 agosto del 1925. In una planimetria riconducibile alla metà degli anni ’20, la maglia viaria e generatrice della nuova città si sovrappone a quella dell’antico abitato.
Dalla planimetria del vecchio centro si può constatare che lo stesso è stato completamente ridisegnato cancellando il vecchio impianto delle strade e delle piazze, perfino la chiesa di San Bartolomeo fu ignorata. Restano il Castello come fulcro di una raggiera di strade e la chiesa di San Giovanni (ex San Francesco).

Anche per la rinascita di questa zona Bultrini si avvale di una maglia viaria all’interno di un tridente convergente sul Castello interrotto da una piazza giardino prevista all’incrocio di via XX Settembre con via Vezzia; il tridente (via XX Settembre, via Vezzia e via Marcantonio Colonna) sono intersecate da via Garibaldi tagliando in due parti il rione Cupello. (foto 4) Piano Regolatore e Ampliamento 1924
In una foto aerea del 1928, dono dell’aeronautica militare al comune di Avezzano, si può ben vedere la zona di ampliamento in fase di realizzazione, mentre nell’area dell’antico centro ancora non ci sono interventi in quanto l’edificazione procedeva lenta a causa delle difficoltà incontrate nelle operazioni di esproprio; soltanto nel 1926 il comune riuscì a sbloccare la situazione e ad avere il pieno possesso dell’area.

La progettazione dell’antico centro fu possibile solo dopo l’ottenimento da parte di Bultrini nel 1920 dell’incarico per procedere al piano parcellare e quotato con l’indicazione delle strade e piazze previste, operazione questa resa possibile solo dopo lo sgombero delle macerie affidata nel 1918 all’Unione Edilizia Nazionale: società sorta dopo il terremoto di Messina del 1908 con il compito di ricostruire di concerto sia l’edilizia pubblica che privata nonché la pianificazione urbanistica, negli anni ’30 la società andò fallita e il patrimonio con relative competenze furono trasferiti al Genio Civile.
Volendo sintetizzare le caratteristiche peculiari del piano di ampliamento del 1916 e successiva variante del 1924, si può dire che il piano non risultò un semplice ampliamento dell’esistente, ma operò una totale riedificazione della città avvalendosi dei percorsi viari, aree edificabili e piazze quasi del tutto nuove rispetto agli antichi tracciati e insediamenti.
Il piano fu fedele alla migliore tradizione urbanistica ottocentesca che individuava nell’area posta tra il vecchio abitato e la stazione ferroviaria l’attuazione del completamento urbano, inoltre l’elemento ordinatore dell’edificazione moderna è rappresentato da una maglia viaria. Ne consegue una morfologia urbana conservatasi fino ad oggi connotata soprattutto dal sistema dei percorsi e di vuoti, in cui gli edifici riempiono i lotti delimitati.
BIBLIOGRAFIA:
- Simonetta Ciranna, Patrizia Montuori, “Avezzano, la Marsica e il circondario a cento anni dal sisma del 1915”, L’Aquila, Consiglio Regionale dell’Abruzzo, 2015.
- Maurizia Mastroddi, “L’altra Avezzano”, Avezzano, Grafiche Di Censo, 2005.
- Archivio Marcello Vittorini, “Omaggio a Marcello Vittorini un archivio per la città”, Roma, Cangemi Editore, 2012.
- Antonio Rosini, “Otto mesi di ferro e fuoco (Avezzano e dintorni) 1943 – 1944”, Avezzano, Grafiche Di Censo, 1994.
- AA.VV., “Avezzano Storia della città moderna”, Avezzano, Radici Edizioni, 2022.
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