Con la variante urbanistica praticamente già in tasca, su quell’area comunale l’acquirente privato potrebbe tirar su tra i 50 e i 100 nuovi appartamenti. Un affare, considerando che non stiamo parlando di periferia, ma di una vasta area a 600 metri dalla stazione ferroviaria, acquistata per 253mila euro.
Eppure, “Anche questa è fatta!” ha esultato il sindaco di Avezzano. E in effetti sembra fatta: l’area con l’ex Casa di riposo San Giuseppe, storico immobile comunale di via Toscana, è passata di mano.
L’operazione è di quelle che fanno gola: il Comune ha messo in blocco all’asta quasi un intero isolato nel cuore urbano, un’area con una potenzialità edificatoria residenziale di migliaia di metri cubi.
La base d’asta era di 200mila euro, un prezzo che, a occhio, vale meno di un appartamento in centro. A mettere a segno il colpaccio? La “Nuovo Spazio srl” che, sembra da unico concorrente, ha però rilanciato con un’offerta da …253mila euro.
Sulle perplessità e incongruenze sulla «Operazione ex ospizio» abbiamo già riferito in questo articolo QUI
“Società romana”? Sì, ma il cuore batte ad Avezzano
Nel comunicato stampa del Comune si parla di “società con sede legale a Roma”. Punto. Nessun accenno sulla Avezzanesità dei soci della società acquirente. Perché?
Perché omettere che l’affare è tutto interno al perimetro cittadino? Forse fa più scena parlare di investitori esterni? Oppure c’è dell’altro?
A noi, che non ci accontentiamo delle veline e dei Comunicati stampa del nutritissimo Staff del Gabinetto del Sindaco, è bastata una visura alla camera di commercio per scoprire che i soci della “Nuovo Spazio srl” hanno cuore (e domicilio) ben piantato ad Avezzano. Altro che cordata esterna.
Dalla visura, infatti, risulta che la “Nuovo spazio srl” è stata costituita nel 2011 con capitale sociale sottoscritto di 10mila euro. La sede legale è sì a Roma, ma le quote risultano equamente divise tra Beatrice Forte e Francesco Torti (che è anche amministratore unico): per entrambi il domicilio indicato è ad Avezzano, allo stesso indirizzo.

Cosa è stato venduto: volumi, particelle e nebbie catastali
Il Comune ha venduto tutto, ma dai documenti finora disponibili non si capisce bene cosa. E il Catasto, come al solito, non aiuta.
Dai documenti disponibili, non è chiaro infatti quali sono le reali particelle messe in vendita dal Comune e nemmeno quale sia la loro effettiva consistenza. Incertezza che aumenta se si considera che anche gli stessi aggiornamenti del Catasto sono comunque scarsamente affidabili.
Chiarito ciò, possiamo comunque dire che dalle visure del Catasto fabbricati, risulta comunque che la singola particella n. 66 del foglio 11 – relativa al solo edificio dell’ex ospizio sito in via Toscana 73 – sviluppa una planimetria totale di quasi 4mila metri quadrati, a cui vanno aggiunti altri 120 metri quadri degli edifici delle particelle n. 1775 e n. 1883. L’edificio principale – comprensivo di Piano interrato, Piano terra e i Piani 1-2-3-4 – da solo sviluppa un volumedi 11mila e 518 metri cubi.
A questa già considerevole volumetria degli edifici esistenti, potrebbe aggiungersi anche quella che deriverebbe dalle migliaia di metri quadrati di superficie delle altre particelle censite nel Catasto terreni e che il Comune ha messo in vendita in blocco, con la stessa Asta pubblica, insieme con gli edifici. Particelle relative a terreni che, secondo il Prg, hanno un altissimo indice di edificabilità.
Atti pubblici: pochi, confusi e (alcuni) introvabili
Su questo gigantesco passaggio di mano di immobili comunali, purtroppo, sul sito istituzionale dell’Ente siamo riusciti a rintracciare solo due documenti ufficiali.
Si tratta dell’Avviso pubblico di vendita di immobile di proprietà comunale (pubblicato sul sito dal dirigente Antonio Ferretti il 10 settembre 2025) e della Determinazione dirigenziale n° 1355 del 29/10/2025.
Tra questi due atti pubblici, il 9 ottobre 2025 sarebbe stato emesso anche un Avviso di rettifica (prot. n. 67501): malgrado tutti i nostri sforzi, sull’Albo pretorio online e sul Portale Trasparenza del sito istituzionale dell’Ente non siamo però riusciti a rintracciarlo.
Stesso discorso per la Delibera di Giunta n.155 del 10/07/2025, in esecuzione della quale sarebbe stata disposta la vendita. Delibera che non risulta citata nemmeno nello Storico dell’Albo pretorio online.
Prima che la pratica di vendita venga dichiarata ufficialmente conclusa, però, sono necessari anche altri documenti relativi ad alcuni altri passaggi che restano fondamentali.
Quando l’Ufficio comunicazione del sindaco ha annunciato urbi et orbi la vendita dell’ex ospizio alla ‘società romana’, in realtà, mancava ancora anche la stipula dell’Atto notarile che sancisce ufficialmente il passaggio di mano della proprietà degli immobili dal Comune alla società che si è aggiudicata l’asta. Oppure, perché no, l’atto di vendita a un altro eventuale acquirente finale, magari finora rimasto nell’ombra.
E manca anche un altro passaggio che non è da poco, perché propedeutico all’aggiudicazione definitiva. Nell’Avviso pubblico di vendita, infatti, è prevista “la possibilità per l’aggiudicatario di effettuare interventi di recupero, riqualificazione e ristrutturazione con mutamento della destinazione d’ uso della Superficie Edificabile esistente da altri usi a residenziale”. Una concessione notevole, soprattutto per lo sfruttamento residenziale della consistente cubatura disponibile.
Questa vantaggiosissima possibilità concessa dal Comune, però, è vincolata alla seguente prescrizione: “l’eventuale aggiudicazione sarà comunque subordinata all’avvenuta approvazione, da parte del Consiglio Comunale, della modifica al Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari”. Approvazione di cui sull’Albo pretorio online del Comune di Avezzano non abbiamo ancora trovato traccia.
I pezzi e i documenti mancanti (e le domande sospese)
«L’Operazione ex ospizio» è tutt’altro che chiusa. Mancano documenti, passaggi formali e – soprattutto – chiarezza.
Le incongruenze nei pochi atti disponibili, le omissioni nei comunicati ufficiali e l’entusiasmo prematuro del sindaco lasciano più di un dubbio. Chi ci guadagna davvero? E chi ci perde?
Nel prossimo articolo, proveremo a rispondere anche a questo. (2 – Continua)
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