Il fracasso mediatico impostato sulla «maxi-ciclabile» [sic!] ha silenziato un aspetto della questione. Nell’ultimo pezzo, ho citato un consigliere dell’opposizione (Goffredo Taddei) che esprimeva perplessità circa l’accordo comune di Avezzano-Rivalutazione Trara; egli riteneva «giusta» l’idea ma «eccessivamente sbilanciata, economicamente parlando, in favore del privato», in «Il Centro» 25 aprile 2024. La vicenda non ha avuto un seguito, nessuno ci mise becco – era una questione che esulava dalle mie competenze.
Anni fa, quando spuntò fuori la trovata di vendere la scuola di via G. Garibaldi, io ricostruii la cronaca della Collodi e di altre scuole della città, spuntate in quartieri esistenti o in zone in cui era prevista un’espansione edilizia tra il secondo dopoguerra (1945) e gli anni Sessanta; esse dovevano rappresentare il primo pezzo di un nucleo di servizi. Purtroppo, non si andò oltre la fabbricazione di quegli istituti per l’istruzione, com’è noto. Mezzo secolo fa inoltre, si discuteva negli ambienti accademici e nella Penisola (stampa, politica, associazioni) degli errori commessi a livello urbanistico durante appunto, la Ricostruzione; sarà stata probabilmente la fretta di avere alloggi, ma erano spuntati un po’ ovunque quartieri – talvolta anche borgate abusive – almeno privi di servizi. (A dirla tutta, c’entrava anche la pratica urbanistica dello zoning). Da allora in Italia si prova a metterci una pezza e talvolta ci si è riusciti. (Ad Avezzano, al solito, sonno profondo – sicut erat in principio). Si è parlato ancora di necessità di servizi prossimi alle residenze durante la recente pandemia (febbraio 2020-maggio 2023); inutile ricordare che anche tali discussioni non abbiano solleticato minimamente quel paesone che è il capoluogo della Marsica.
M’interessa poco la questione economica appunto, ma in ogni caso – ironicamente – mi chiedo: che se ne fa oggi Rivalutazione Trara di un’area edificabile? (Edificabile a una trentina di metri dal Quadrilatero, con quello che costano gli immobili in quelle parti…). Soprattutto, che se ne fa oggi il Comune di un’«area abbandonata», malmessa, anche poco gestibile come ho raccontato ultimamente? Ecco, giungo alla stessa conclusione di Taddei, senza possedere nemmeno la decima parte delle sue competenze in campo economico – nel gergo di queste parti, si direbbe che il Comune ha solennemente stipulato «l’affare di Maria Cazzetta». Il sindaco ha parlato del citato accordo – firmato lo scorso 10 dicembre – come di una «conquista [sic!] importantissima», «che dà un destino [sic!] luminoso [sic!] alla vecchia ferrovia». Quella costruzione andava messa a norma – come il liceo classico A. Torlonia; anche buttata giù e ricostruita come il liceo scientifico M. Vitruvio Pollione. Oppure, quell’area in qualche modo trasformata, doveva essere utile a chi vive nel quartiere Cupello; non ci voleva molto ad abbattere tutto e realizzare un campo di bocce, un casotto prefabbricato per far giocare gli anziani, uno spazio per far giocare i bambini, un posto protetto da un’economicissima copertura per suonare all’aperto, eccetera. Che se ne farà un ottantenne (del Cupello) della futura ciclovia: allenamento per la maratona di New York? Idem i ragazzini che già si trastullano da quelle parti, soprattutto in santa pace. Così invece sarà cancellata una settantina d’anni di storia oltre che uno spazio pubblico; quel quartiere perderà ogni speranza di veder migliorata la propria qualità. (È in realtà il trionfo di una mentalità country purtroppo diffusa in città). La Ciclovia delle Stelle è indirizzata a tutti e a nessuno, non intercetta nessun flusso di traffico collegando il niente con altro niente. In compenso – a pensarci bene –, il sindaco potrebbe pretendere le scuse di Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) che a luglio dell’anno scorso aveva messo fuori Avezzano dalla rete ComuniCiclabili, dopo che la sua Amministrazione aveva smembrato la pista ciclabile al centro. Potrebbe sventolare, sotto il naso dell’associazione, il rendering della «maxi-ciclabile» appunto, dei «10 chilometri complessivi, tra andata e ritorno», che hanno ben poco da invidiare alla «celebre [sic!] Via Verde [della Costa] dei Trabocchi»: è sufficiente ripassarci cinque volte di seguito – «andata e ritorno» com’è ovvio.
Circa un paio di mesi fa Francesco Zirpoli (Ca’ Foscari, VE), scriveva su LaVoceInfo che per risolvere i numerosi problemi legati all’attuale modello di traffico urbano, vi è bisogno di «una radicale riduzione delle auto in circolazione» – a benzina, diesel, elettriche. Che cosa ha da dire in proposito l’attuale amministrazione comunale? Ha qualche mezz’idea, una pensata, una battutaccia di spirito? (Accompagnata casomai dalla consueta vagonata di aggettivi).
Settimane addietro di pomeriggio, ho partecipato alla presentazione di un libro all’Ics Collodi-Marini – A. Ferracuti, Il figlio di Forrest Gump (Mondadori 2024) –, era davvero un bell’ambiente, mi ha sorpreso favorevolmente e soprattutto rincuorato; Avezzano non è solo ignavia e mediocrità ma anche queste iniziative, per fortuna. (Buon anno nuovo).

