Avezzano – Commissione di Vigilanza, nuova bordata: Cesareo accusa maggioranza e PD di “manovra truffaldina”

Redazione
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La vicenda della Elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza del Comune di Avezzano rappresenta un caso emblematico di violazione della prassi istituzionale e di compromissione del ruolo dell’opposizione.

Secondo quanto ricostruisce in un comunicato stampa il consigliere di opposizione Alessio Cesareo, l’elezione del presidente dell’organo di controllo avvenuta con i voti della maggioranza, non è stato un atto improvviso e nemmeno si è trattato di una provocazione politica.

L’elezione sarebbe stata invece concordata, preparata e accettata dal Partito Democratico, che ha scelto di permettere l’elezione del suo unico consigliere con i voti della maggioranza e anche di fargli mantenere la carica.

Il discorso di Cesareo non fa una piega. Effettivamente, subito dopo il voto in consiglio comunale, il consigliere del PD maldestralmente eletto Presidente della commissione, poteva dimettersi e riportare la questione nei giusti binari istituzionali: questo non è però accaduto.

SITe.it ha già riferito su questa singolare vicenda in tre articoli — Uno, Due e Tre  — ma il nuovo comunicato di Cesareo introduce nuovi elementi che definiscono con precisione la natura istituzionale del problema.

Il 29 giugno, tutti i gruppi di minoranza si riuniscono e stabiliscono una candidatura unica – quella di Cesareo – per la Presidenza della Commissione speciale di vigilanza.

Secondo quanto riferisce Cesareo nel suo comunicato, la decisione viene formalizzata per iscritto e accompagnata da una clausola inequivocabile: “nessun consigliere di opposizione avrebbe accettato una nomina diversa da quella concordata”.

Il 2 luglio, Cesareo e un altro consigliere informano il Sindaco della scelta e della clausola. Il Sindaco, secondo quanto riportato, garantisce che la maggioranza si asterrà.

La convocazione della Commissione arriva solo il 30 luglio, con seduta fissata per il 3 agosto. Una tempistica che, secondo Cesareo, coincide con un passaggio decisivo.

Il giorno precedente – scrive Cesareo – la maggioranza avrebbe raggiunto un accordo per eleggere l’unico consigliere PD, che da quel momento avvia comunicazioni selettive per annunciare la propria candidatura.

Questa dinamica non è compatibile con l’idea di una “provocazione” della maggioranza. Precisa infatti Cesareo: se la maggioranza avesse voluto provocare l’opposizione, il consigliere PD avrebbe potuto dimettersi immediatamente dopo l’elezione.

Superfluo specificarlo, ma Il consigliere del PD non si è dimesso. Ha invece accettato la carica, confermando così che l’elezione era parte di un accordo politico.

Il 3 agosto, la maggioranza elegge il presidente della Commissione di Vigilanza. Un fatto che Cesareo definisce “manovra truffaldina” e che rappresenta una violazione della prassi istituzionale.

E lo argomenta così:

  • la Presidenza della Commissione di Vigilanza spetta all’opposizione;
  • l’opposizione aveva un accordo scritto e unanime sul nome di Cesareo;
  • Con i voti della maggioranza, è stato eletto presidente un altro consigliere (del PD);
  • il PD ha mantenuto la carica, confermando la natura concordata dell’elezione.

Stando così le cose, il risultato è un cortocircuito istituzionale:

l’organo di controllo è guidato da chi è stato eletto con i voti dei soggetti che la Commissione dovrebbe controllare.

Per essere ancora più chiari:

La maggioranza ha scelto il presidente della Commissione che dovrebbe vigilare sul suo operato. Con il consenso del PD. E il suo unico consigliere ha accettato tale elezione.

La vicenda, nella ricostruzione di Cesareo, non riguarda solo la rottura di un accordo politico, ma la compromissione di un presidio di garanzia.

La Commissione di Vigilanza, nata per assicurare trasparenza e controllo sull’operato della maggioranza, viene presieduta da un consigliere scelto dalla maggioranza stessa grazie a un’elezione concordata con il solo PD e contro le indicazioni date da tutti i gruppi d’opposizione.

Cesareo parla di “farsa”, di “pochezza politica”, e di un metodo che “nulla ha a che vedere con la politica con la P maiuscola”. Accusa inoltre il consigliere Carlo Genovesi di diffondere una versione dei fatti che non corrisponde alla realtà istituzionale.

Per la città, la vicenda della Commissione di Vigilanza non è un episodio isolato, ma un ulteriore atto di arroganza della maggioranza che incide sulla credibilità delle istituzioni locali.

La scelta del PD di prestarsi a questo atto di arroganza istituzionale, accettando e mantenendo la Presidenza della Commissione di vigilanza ottenuta con i voti della maggioranza rappresenta, nella ricostruzione di Cesareo, una violazione della prassi, degli accordi e del ruolo dell’opposizione, con conseguenze dirette sulla funzione stessa dell’organo di controllo.

Questo il comunicato stampa integrale diffuso dal consigliere Alessio Cesareo:

COMUNICATO STAMPA

La verità del menestrello Cons. Carlo Genovesi non è quella acclarata

Ciò che racconta il Cons. Genovesi, cioè la cronistoria delle elezioni della commissione speciale di vigilanza, non è l’argomento de quibus.

Ai cittadini preme conoscere perché un organismo di vigilanza, in quanto tale, oggi sia affidato alla maggioranza e non come previsto all’opposizione.

Visto che il mentore di Genovesi non prende la parola (che evidentemente non sa mantenere), è necessario scandire i tempi ed i passaggi occorsi a perfezionare la manovra truffaldina.

Il 29 giugno u.s. il Gruppo di Minoranza si riuniva in Comune e concordava all’unanimità le candidature dei componenti per le diverse Commissioni consiliari. Per la Commissione speciale di vigilanza veniva condiviso unitariamente il nome del sottoscritto insieme alla clausola che nessun altro componente dell’opposizione avrebbe accettato una nomina diversa da quanto stabilito. Di ciò veniva redatto un atto scritto. Il successivo 2 luglio, previo appuntamento, lo scrivente insieme al Cons. Massimo Verrecchia, veniva ricevuto dal Sindaco al quale dopo aver assicurato, come richiesto, la convergenza unanime sull’elezione del Presidente del Consiglio Comunale, veniva fatta presente la candidatura di Alessio Cesareo per la Commissione speciale di vigilanza. Contestualmente veniva altresì riferita la clausola di unicità della candidatura con espressa rinuncia di tutti gli altri consiglieri di opposizione. Dopo l’ultima commissione nominata in data 21 luglio u.s., veniva nuovamente chiesto al termine dei lavori, al Presidente del Consiglio Comunale, la convocazione per la Commissione di vigilanza, con riguardo all’approssimarsi dell’imminente periodo di ferie estive e alle richieste di intervento pervenute da diversi cittadini. Veniva da questi data ampia assicurazione che di lì a breve si sarebbe provveduto nel senso richiesto, mentre veniva indicata però una data certa soltanto il 30 luglio u.s. con relativa convocazione per il 3 agosto successivo.

Tale data, sorgeva, strana coincidenza, soltanto dopo che il Suggeritore aveva trovato il giorno prima, mercoledì 29 luglio, l’accordo con il Consigliere di minoranza successivamente eletto quale presidente della Commissione speciale di vigilanza. Proprio quest’ultimo, infatti, da tale data si è adoperata telefonicamente (ma soltanto con alcuni dei Consiglieri di opposizione ….) a manifestare la propria candidatura, evidentemente forte del ripensato consenso elettorale e delle competenze annoverate.

Il 3 agosto, quindi, è andata di scena la farsa delle elezioni già abbondantemente concordate tra il Suggeritore, il Garante che avrebbe poi dato il via al presidente pro-tempore della commissione e i consiglieri presenti, “incaricati “  di votare al sicuro ma creando scompiglio.

Questa la verità per la quale attendo smentita dal Sindaco, il quale aveva riferito in occasione dell’incontro sopra meglio evidenziato, l’astensione dei consiglieri di maggioranza, omettendo la faziosità manifestata invece a chiare lettere dalla maggioranza!

Quindi Consigliere Genovesi, in calce alle considerazioni di cui sopra, le consiglio a tal proposito, il passo di Seneca che recita “chi non sa tacere non sa parlare”. Personalmente sono dell’avviso che è necessario chiarire le idee ai cittadini e non invece confonderle come invece si sta adoperando la sua persona, raccontando tra l’altro che il consigliere Paolini avrebbe votato per il sottoscritto (il quinto voto….). Invece, la candidatura del consigliere Paolini riguardava solo se stessa e la compagine politica che ha raccolto una manciata di voti alle ultime elezioni ammnistrative, giunta peraltro dopo svariati giorni in cui il garante Presidente del Consiglio comunale “cercava” di trovare una data favorevole … alla maggioranza!

Da parte mia egregio Cons. Genovesi, nessun rammarico e nessuna delusione per quanto verificatosi, soltanto la necessità di informare correttamente e a chiare lettere i cittadini che rappresento, della meschinità e della pochezza che hanno riguardato gli accordi raggiunti dalla maggioranza. Io non vivo, le assicuro di “pretese” e neanche di prebende comunali e posizioni annesse, la mia presenza ora ed in futuro, riguarda e riguarderà la tutela degli interessi dei cittadini onesti e nauseati da questo assai discutibile modo di fare. Intendo, infatti, garantire il mio servizio per fare in modo che tali esecrabili procedure, che nulla hanno a che vedere con la politica con la P maiuscola, ormai assente da troppo tempo in questa Città, scompaiano insieme ai soggetti che le praticano.

Lì, 8 agosto 2026.

Alessio Cesareo – Consigliere comunale Comune di Avezzano

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