Avezzano – Di Pangrazio e la TESSERA che la CITTA’ la offende

Angelo Venti
8 Minuti di lettura

C’è un punto da cui bisogna partire per capire lo scempio consumato dalla coalizione del sindaco uscente Gianni Di Pangrazio giovedì scorso al Castello Orsini.

Non è solo la scenografia da corte feudale che ha incoronato “Re Gianni”. Non sono solo i suoi 240 candidati trasformati in vassalli. Non sono solo le promesse di incarichi pubblici distribuiti come favori di un sovrano alla sua corte.

Il punto più serio sta in una frase, scritta nero su bianco, in un regolamento ufficiale del Comune di Avezzano. E’ il “Manuale del Cerimoniale del Comune di Avezzano e dell’uso del Gonfalone”: per scaricare il pdf clicca QUI.

A pagina 10 del Manuale comunale – “Art. 19 – Lo Stemma e il Gonfalone, comma 2”, è scritto:

“Lo stemma è di proprietà del Comune ed è vietato, in via assoluta, a chiunque, di farne uso salvo autorizzazione condizionata rilasciata, nell’interesse pubblico locale, dalla Giunta Comunale.”

Fine. Stop. Game over.

E allora la domanda, prima ancora di raccontare il resto, è una sola:

Il sindaco Di Pangrazio ha chiesto alla Giunta di poter usare lo stemma per la sua campagna elettorale?

Se la risposta è no, siamo davanti a un abuso senza precedenti.

Se la risposta è sì, allora bisogna capire chi, quando, come, perché – e, soprattutto, invocando quale “interesse pubblico locale” – avrebbe autorizzato il sindaco a utilizzare lo stemma comunale per la sua propaganda.

Torniamo alla scena di giovedì 7 maggio. Dieci liste convocate dal sindaco uscente.

Duecentoquaranta candidati stipati nella sala del Castello Orsini, atmosfera da incoronazione regale più che da presentazione elettorale.

E poi il gesto che ha fatto sobbalzare mezzo Abruzzo: la consegna a ognuno dei suoi 240 candidati della “Tessera della città”, personalizzata una per una con il nome e il cognome del candidato.

Peccato che quel cartoncino riporta anche lo stemma ufficiale del Comune di Avezzano accanto alla dicitura “Giovanni Di Pangrazio Sindaco”.

Non un simbolo di partito. Non un gadget di coalizione. Una tessera che porta lo stemma dell’istituzione comunale – con tanto di San Bartolomeo scorticato – accanto al nome del candidato sindaco.

La tessera distribuita da Re Gianni ai suoi vassalli non è un dettaglio grafico. È un messaggio politico brutale: chi è con me ha la “Tessera della città”. Gli altri no.

Lo stemma comunale — che rappresenta tutti i cittadini — viene impresso su un oggetto consegnato esclusivamente ai candidati della coalizione del sindaco uscente.

Un simbolo pubblico e identitario di Avezzano trasformato, in violazione di più leggi e anche dello stesso regolamento comunale, in badge di appartenenza, in marchio di fedeltà, in lasciapassare politico.

È la perfetta incarnazione di ciò che site.it – in questo articolo QUI – ha già definito senza mezzi termini:

“Re Gianni distribuisce privilegi ai suoi vassalli.”

E quando un sindaco uscente usa lo stemma ufficiale del Comune per rafforzare la propria rete politica, non sta facendo solo propaganda: sta confondendo l’istituzione con la propria coalizione. Sta trattando la città che amministra come una sua proprietà.

La distribuzione delle 240 tessere è stata accompagnata dalla promessa di un rapporto privilegiato con sindaco, giunta e organi consiliari.

E le parole pronunciate da “Re Gianni” dal palco del castello sono state inequivocabili:

“Voi sarete quelli che formerete le commissioni… voi sarete coloro che avranno il rapporto con i quartieri, con le associazioni.”

Commissioni. Quartieri. Associazioni. Ruoli futuri.

E mentre ai sodali si promettono funzioni pubbliche, si consegna loro un oggetto che porta lo stemma comunale. È la sovrapposizione perfetta tra Ente e parte politica.

È il punto esatto in cui la democrazia si incrina: quando chi governa usa i simboli dell’istituzione per costruire appartenenza politica c’è da preoccuparsi. E tanto.

Oltre al divieto assoluto del regolamento comunale e che almeno gli amministratori dovrebbero conoscere ci sono altre norme e leggi che disciplinano l’uso dello stemma comunale.

Norme che la coalizione del sindaco uscente ha ignorato:

  • Art. 6 TUEL: stemma e gonfalone sono disciplinati dallo statuto.
  • Art. 9 legge 28/2000: comunicazione istituzionale neutra in periodo elettorale.
  • DPCM 28 gennaio 2011: disciplina dell’araldica pubblica.
  • Istruzioni del Ministero dell’Interno: divieto di usare simboli comunali nei contrassegni (principio, questo, esteso a tutta la propaganda elettorale).

E poi c’è il manuale d’uso del logo istituzionale pubblicato dal Comune: un documento che stabilisce regole, limiti, prescrizioni.

Insomma non un file ornamentale: una norma interna del Comune vincolante.

Questa storia non riguarda l’ideazione, la stampa e la distribuzione di 240 cartoncini elettorali. Riguarda il principio più elementare della vita democratica: l’istituzione non appartiene a chi la governa.

Quando un sindaco usa lo stemma della città per rafforzare la propria coalizione, non sta comunicando: sta occupando simbolicamente l’ente.

Sta usando un simbolo della comunità come fosse roba sua.

E questo, in una democrazia, è un confine che non si può superare.

La “Tessera della città” è solo l’ultimo scivolone noto del sindaco uscente. Ma le domande che restano senza risposta sono molte:

  • Chi ha richiesto l’uso dello stemma?
  • Chi lo ha autorizzato?
  • Su quale base giuridica?
  • Chi ha ideato, commissionato, stampato, pagato e distribuito la tessera?
  • Quale ufficio comunale ha firmato cosa?

Non ci aspettiamo che sindaco e amministratori rispondano. E non sarebbe la prima volta.

Una risposta potrebbe però arrivare dal Segretario generale.

Oppure dalla Prefettura.

O dalla Procura, se qualcuno si decidesse a chederglielo.

Noi ci limitiamo a porre due sole domande, brutali ma semplici:

Avezzano è una città o un marchio elettorale?

Lo stemma appartiene ai cittadini o a chi governa pro tempore?

Finché nessuno risponde, la “Tessera della città” resta lì: un piccolo cartoncino che racconta una storia molto più grande di lui.

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