Avezzano, due frammenti recenti

Giuseppe Pantaleo
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Lo scorso 16 aprile è giunta una lettera in redazione – si rivolgeva al sottoscritto –, si trattava di un disabile aduso rifugiarsi in ciò che restava della pista ciclabile al centro, entrato in crisi nera con l’eliminazione di quell’infrastruttura. (Come qualche altro). Il suo approccio era davvero diverso, soprattutto sentito se confrontato al «dibattito» che si è sviluppato nella città, apparso all’improvviso come barbosa accademia quando non mera fuffa; era tutt’altro proprio per la sua immediatezza, materialità: E adesso, dove vado? Come mi sposto?

La sua vicenda è poi approdata ai piani alti dell’Amministrazione centrale, alla ministra per la Disabilità (Il Centro, 23 aprile 2024). Io ho messo una croce sopra a quella storia – da Peppone e don Camillo – a gennaio 2023: immaginavo come sarebbe finita, oggi posso giusto suggerire a Simone Nicosia qualche rapido consiglio o dritta – di cui non ha bisogno probabilmente.

Il mio metodo di affrontare la questione non cambia; leggevo delle «mille barriere architettoniche che si trovano un po’ dappertutto». Il riferimento, ancora una volta è un piano: il Peba (Piano eliminazione barriere architettoniche). Avezzano è dotata di un simile strumento?

Tra non molto, sarà presentato il Piano strategico della ciclabilità, i cui contenuti sono stati resi pubblici in più occasioni – il progetto si trova nel sito del Comune. A questo punto, la questione secondo me è: come conciliare la contemporanea presenza di nuovi mezzi di spostamento motorizzati lungo la stessa carreggiata? Come permettere a chiunque di spostarsi in sicurezza? (Si tratterà di una perdita secca per chi utilizza una carrozzina a motore e dovrà perciò utilizzare lo stesso spazio delle automobili). È una vicenda che, purtroppo, esula in parte dalle competenze, dalle possibilità dei singoli comuni: c’entra il governo centrale. (A chi legge, consiglio una brevissima gitarella con qualcuno che si sposta con una carrozzina, un’escursione composta di ricorrenti aggiramenti e qualche conversione a U: si ha un’idea un po’ diversa della città, si prova anche… un po’ di vergogna, d’imbarazzo).

Vengo ai consigli. (Primo). Non uscire prima delle 9, gli automobilisti – generalmente – non rispettano i limiti di velocità; succederà lo stesso con il nuovo modello di traffico. Idem nelle prime ore del pomeriggio, quando gira poca gente. (Secondo). Evitare il tratto interno della SR 5 e le altre strade di scorrimento – c’entra ancora la velocità. (Il tratto ciclopedonale tra Caruscino e la periferia di San Pelino è pericoloso per pedoni e ciclisti: le numerose automobili in entrata e in uscita dai vari magazzini, se ne impippano degli altri – dopotutto, devono immettersi in una SR non in un vicolo. Sconsiglio d’imbucarsi là dentro con un «moto scooter elettrico»; già, infilarsi in quel posto: perché? – sta tutto lì ed è davvero tanto, c’entrano i diritti del cittadino). Le ore di massimo affollamento sono quelle a maggior rischio d’incidenti stradali com’è noto, ma la violenza dell’impatto è ridotta per via della bassa velocità delle automobili. (Gli automobilisti prestano molta attenzione ai pedoni che incrociano mentre tra i «colleghi» di carreggiata vige la legge della giungla).

(C’è ancora spazio, chiudo in leggerezza). Non ho trattato quest’altra vicenda perché m’interessava pochissimo. «Applicando il regolamento, per la prima volta vi è un caso di espulsione dalla rete i FIAB-ComuniCiclabili: si tratta di Avezzano (AQ), dove l’attuale amministrazione ha messo in atto politiche manifestamente ostili alla mobilità ciclistica con la demolizione di ciclabili esistenti.», FiabItalia, 17 aprile 2024. Segue quest’altro. «Espulsione contro la quale si è scagliato il presidente della commissione urbanistica, Gianluca Presutti, che si è detto incredulo visto che il nuovo piano strategico sulla ciclabilità prevede sì lo smantellamento dei cordoli, ma in favore di un restyling del percorso che vede l’istituzione delle strade a 30 chilometri orari, la presenza dei cordoli solo nelle strade a scorrimento veloce e i chilometri percorribili in bici più che triplicati», Il Centro, cit. Di grazia, a quanto risale il vecchio Piano strategico della ciclabilità? Idem quanto c’entra il restyling di una strada con la mobilità o un qualsiasi piano del traffico? In fine: che cosa ha risposto Fiab all’«incredulo»? È stata riammessa Avezzano in quel circuito? C’è qualcuno che abbia filato il citato «incredulo» oltre il perimetro urbano? (I chilometri da percorrere in bicicletta «triplicati»… Giacché ci si trovava ad allontanare le piste ciclabili il più possibile dalla zona dove esse realmente sono utili, potevano spostarle a Magliano dei Marsi considerando i sentieri che si dipartono verso la vetta del Velino – da coprire con «asfalto drenante al 100%» com’è ovvio –, o anche Pescasseroli in mezzo alle faggete – con i capelli al vento…).

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.