Avezzano – E’ caccia ai “killer della rotatoria fantasma” di Borgo Incile

Silenzio del sindaco Di Pangrazio e del suo "Staff" su decine di incidenti stradali, ormai quasi uno a settimana. A causarli un conflitto di competenze tra Comune, ARAP e Provincia lungo oltre 40 anni. In attesa di dirimere la questione burocratica, accorato appello agli automobilisti: “non morite a quell’incrocio!”

Angelo Venti
Angelo Venti
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Sulla “Rotatoria fantasma” di Borgo Incile continuano a verificarsi incidenti stradali, anche gravi: è solo per puro caso se finora non c’è scappato il morto.

Ormai siamo al ritmo di quasi un sinistro a settimana ed è chiaro a tutti da cosa sono causati. Succede che molti degli automobilisti e dei camionisti che imboccano quella “rotatoria”, in particolare quelli che scendono da via Nobel o salgono dalla strada circonfucense, spesso non si rendono conto che in realtà non stanno percorrendo una vera “rotatoria” e che il pericolo è in agguato.

Complice anche l’assenza di un’adeguata segnaletica orizzontale cancellata dall’usura e dagli anni, chi è alla guida dell’autoveicolo – e che spesso non è nemmeno del luogo – capisce solo dopo l’impatto che quell’anello stradale in realtà è tagliato a metà da un’arteria ad alto traffico e a doppia denominazione, la Strada provinciale 22 e via Cavour.

Convinti di trovarsi in una “rotatoria vera” e di avere quindi la precedenza, i malcapitati autisti spesso non notano il segnale di stop e finiscono così per impattare con i veicoli che gli “tagliano la strada”: veicoli che, secondo la segnaletica verticale, hanno invece loro il diritto di precedenza.

Vista la dinamica alquanto singolare – cioè scontri spesso senza frenata tra due o più veicoli in cui ognuno crede di avere il diritto di precedenza – è facile immmaginare la violenza degli impatti: finora, solo per miracolo non c’è scappato il morto.

E’ palese che la colpa degli incidenti, in questo caso, non può certo ricadere solo sugli automobilisti: la responsabilità principale è soprattutto di chi aveva – e di chi ha – il compito di garantire la sicurezza stradale di questo “aborto di rotatoria” e che per troppi anni non lo ha fatto.

Quello che è certo è che, da oltre quarant’anni, i nomi dei responsabili della mancata messa in sicurezza di questa pericolosissima intersezione stradale bisogna cercarli all’interno di tre Enti pubblici: Comune di Avezzano, Provincia dell’Aquila e ARAP.

Attualmente, i rappresentanti protempore dei tre Enti sono nell’ordine: Giovanni Di Pangrazio Sindaco di Avezzano, Angelo Caruso Presidente della Provincia dell’Aquila e Antonio Morgante Direttore Generale dell’ A.R.A.P, l’Azienda Regionale per le Attività Produttive (ex Consorzio per il Nucleo industriale di Avezzano).

Come in qualsiasi thriller che si rispetti, per definire gli identikit dei presunti “Killer” bisogna prima di tutto perimetrare correttamente la Scena del delitto, individuare le competenze e accertare le responsabilità, singole o in solido che siano. Procediamo con ordine.

La Scena del delitto è concentrata tutta su un anello stradale dal diametro interno di 70 metri, situato a circa 300 metri a sud di Borgo Incile: ricade completamente nel territorio comunale di Avezzano, a 270 metri circa dal confine con il territorio di Luco.

Il Comune di Avezzano ha quindi una prima competenza – e anche la relativa responsabilità – perché il crimine viene consumato a cadenze quasi settimanali sul suo territorio comunale. A questa si aggiunge un’altra considerazione, non di poco conto: via Cavour – ma forse anche lo stesso tratto di strada che per 70 metri taglia in due la cosiddetta rotatoria – sarebbe di competenza proprio del Comune di Avezzano. [nella pianta sono evidenziate rispettivamente in bianco e in arancione].

Sono invece di competenza dell’ARAP le due semicirconferenze che formano la “Rotatoria fantasma”, così come le due strade che in esse si immettono: via Nobel e la via che scende verso la strada circonfucense. Tutte insieme fanno parte del perimetro stradale dell’area industriale di Avezzano e racchiudono il reticolo viario al servizio delle aziende del nucleo industriale. [nella pianta le strade di competenza dell’Arap sono evidenziate in giallo]

La Provincia dell’Aquila ha invece la competenza sulla strada Provinciale 22 – che dalla “rotatoria” si dirige verso Luco e gli altri paesi della Vallelonga – e forse, anche sul tratto di 70 metri che taglia in due la rotatoria stessa [Sulla pianta sono evidenziate rispettivamente con i colori rosa e arancione]

La competenza sulla messa in sicurezza della “Rotatoria fantasma” coinvolge ben 3 enti pubblici tra cui il Comune di Avezzano. Eppure, sul punto, il silenzio del sindaco Di Pangrazio risulta assordante, tanto da far sospettare che il suo potente e nutritissimo apparato di comunicazione e propaganda comincia a perdere colpi, oppure che è in altre faccende affaccendato.

E’ vero, la questione della rotatoria di Borgo Incile si trascina da almeno 40 anni. Ma è altrettanto vero che per troppo tempo anche il sindaco protempore – che è ormai da quasi 9 anni alla guida della città – non risulta si sia attivato per sollecitare anche gli altri due enti, Arap e Provincia, per risolvere insieme un grave problema di sicurezza stradale che riguarda il suo territorio.

Anzi, si è arrivati al paradosso che davanti al colpevole silenzio del sindaco di Avezzano, a lanciare già l’anno scorso l’allarme sui rischi per la circolazione stradale causati dalla “rotatoria fantasma” di Borgo Incile è stata invece Marivera De Rosa, sindaca di Luco dei Marsi, il comune confinante a cui in teoria, almeno sotto l’aspetto amministrativo, non spetterebbe di attivarsi per risolvere il problema.

E così al quantomeno censurabile immobilismo del Di Pangrazio si contrappone l’attivismo della De Rosa. Risale infatti al 4 ottobre scorso la prima lettera che la sindaca di Luco, dopo l’ennesimo incidente, invia a Comune di Avezzano e ARAP e, per conoscenza, anche alla “Provincia, al consigliere provinciale delegato Alfonsi e al Comando dei Carabineri e alla Polstrada di Avezzano“. Con tale missiva, è quindi la sindaca di Luco enon il sindaco di Avezzano a chiedere contromisure urgenti per la sicurezza degli automobilisti e l’ultimazione della rotatoria di Borgo Incile.

Alla lettera della De Rosa, 19 giorni dopo, risponde l’ARAP mettendosi a disposizione per un incontro tecnico finalizzato alla redazione di un progetto d’intervento. Il Comune di Luco invia allora agli stessi destinatari una nuova missiva con cui fissa, per il 3 novembre, una prima riunione presso la sua sala consiliare. A questo incontro, sempre a Luco e con gli stessi attori, ne seguiva un altro il 18 gennaio e un’altro ancora il 1 febbraio.

A seguito di queste riunioni, l’ARAP si attiva e a fine febbraio ha già redatto un progetto di fattibilità per “Intervento di adeguamento progettuale della rotatoria regolante l’incrocio tra via Nobel con via Cavour nel Nucleo industriale di Avezzano“, completo di tutti gli elaborati. Spesa prevista: 350mila euro.

Bisognerà aspettare il mese di maggio affinché il Comune di Avezzano, nel tipico stile dipangraziano, si decida finalmente a battere un colpo. Lo fa – a giochi fatti e praticamente nel ruolo determinante di postino – inviando una lettera di convocazione di una riunione fissata per l’8 maggio, da tenersi in realtà presso la sede avezzanese della Provincia dell’Aquila. In questa lettera, l’ultima della serie di cui siamo venuti in possesso, il Comune di Avezzano cambia però l’elenco dei destinatari, che in dirittura d’arrivo diventano: “Sindaco di Avezzano; Antonio Ferretti dirigente viabilità Comune di Avezzano; Antonio Del Boccio consigliere comunale [!]; Gianluca Alfonsi Vicepresidente Provincia l’Aquila con delega viabilità; Giuseppe Savini presidente Arap; Sergio Pepe dirigente Arap; Nicolino D’Amico Dirigente Provincia ufficio viabilità; Mario Quaglieri assessore regione Abruzzo – e solo per ultimo – Marivera De Rosa sindaco di Luco dei Marsi.”

L’attuale “rotatoria fantasma” di Borgo Incile fu realizzata all’inizio degli Anni ottanta del secolo scorso dall’allora Consorzio del Nucleo industriale di Avezzano, ora ARAP Agenzia Regionale Attività Produttive.

Probabilmente è stata la prima rotatoria stradale ad essere realizzata nella nostra zona e forse tra le prime in Italia, suscitando così una comprensibile curiosità e diffidenza da parte degli automobilisti dell’epoca, che non conoscevano ancora queste nuove intersezioni stradali.

Quello che è certo è che quando entrò in funzione, in pochissimi giorni fu teatro di una lunga serie d’incidenti, anche spettacolari, che causarono anche diversi feriti e che anche allora, solo per puro caso, non provocarono dei morti.

Anche in quell’occasione, come sta succedendo oggi, la responsabilità degli incidenti non fu della “rotatoria killer” e nemmeno degli automobilisti, ma delle discutibili modalità adottate da chi aveva la competenza della gestione e della entrata in funzione della rotatoria stessa. Vediamo perché.

Durante la costruzione della rotatoria, per non interrompere il transito dei mezzi furono giustamente realizzati prima i due semicerchi e nel frattempo il traffico continuò a scorrere come oggi, lungo la provinciale. Ultimata quella fase dei lavori – non si è capito se per iniziativa della ditta incaricata o di chi gli aveva appaltato i lavori – da un giorno all’altro inaugurarono l’apertura della rotatoria semplicemente chiudendo con dei mucchi di sabbia il vecchio tratto di provinciale che tagliava in due l’anello stradale.

La rotatoria entrò quindi in funzione senza alcun preavviso agli automobilisti, senza l’opportuna segnaletica e anche senza illuminare la zona: i risultati furono devastanti.

Si verificò una serie impressionante di incidenti, anche spettacolari. Furono diversi gli operai che la mattina si erano recati senza problemi nelle fabbriche del nucleo per il loro turno di lavoro, ma al ritorno trovarono la strada ostruita e nel buio finirono con le loro auto sui mucchi di sabbia.

Nel lungo elenco di mezzi distrutti e passeggeri finiti in ospedale, finì anche un motociclista. Il centauro, che mentre si dirigeva ad Avezzano aveva trovato la strada libera, durante il ritorno verso Luco si piantò con la moto sul primo mucchio e dopo un volo di decine di metri cadde sul secondo: spalla rotta e kawasaki distrutta.

A furor di popolo, i mucchi di sabbia furono così rimossi. Ma come troppo spesso succede in Italia – invece di ultimare i lavori informando adeguatamente gli automobilisti, apponendo una corretta segnaletica orizzontale e verticale e illuminando la zona – la rotatoria è stata lasciata così come la vediamo ancora oggi: divisa a metà.

Sono passati così circa quarant’anni. In tutto questo tempo, però, le rotatorie si sono diffuse in tutta Italia, il traffico è notevolmente aumentato e anche la tipologia dei viaggiatori si è modificata. Mentre i locali si sono abituati e sanno che la Rotatoria di Borgo Incile rotatoria non è, chi viene da fuori non lo sa e pensa invece di trovarsi su una vera rotatoria e non dà la precedenza, provocando così incidenti anche gravi.

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