Anche questo post nasce a ridosso di un periodo festivo; tutto comincia negli ultimi giorni di marzo, prosegue nella Settimana santa e termina poco dopo lunedì dell’Angelo.
Alcuni amici, che abitano da decenni in città più grandi e tornano di quando in quando, si sono lamentati con me circa lo stato in cui versa piazza A. Torlonia – «buchi» nelle siepi dove ancora esistono e prati spelacchiati più che altro –, qualcuno ha provato addirittura nostalgia per gli «alberi» tolti di mezzo dal tracciato (realizzato) della ciclovia delle Stelle; da parte mia, ho inviato uno scatto dell’area di sgambamento per cani ad amici e persone con la comune passione per il cafonal: la Banana republic fucense è ricca di preziosi scorci e situazioni per gli amanti di quel genere. Da parte di chi segue, da lontano, le nostre testate locali mi è stato anche chiesto in che cosa consistesse la famosa «piazza verticale» ma non ho saputo rispondere. Ho promesso con leggerezza a un paio che avrei pubblicato un nuovo censimento degli alberi mancanti nel Quadrilatero, pur avendo anni fa scritto che esso era inutile. (Da tempo istituzioni internazionali e associazioni – niente obblighi di legge, per carità – consigliano almeno di destinare il 10% delle zone della città a verde pubblico con alberi per mitigare alcuni effetti dei mutamenti climatici. Ad Avezzano? Non se n’è finora parlato, si è invece realizzato l’esatto contrario soprattutto negli ultimi anni, continuando ad asfaltare e impermeabilizzare il suolo: bisogna pur esibire la medaglia dell’arretratezza sul vessillo del provincialismo).
Parto dall’ultimo punto. Definire una cafonata la recente (inaugurata il 1° maggio) area di sgambamento per cani in un pezzo di città (piazza A. Torlonia) che, fino a prova contraria, rappresenta i giardini pubblici, è un giudizio di tipo quasi estetico. (È anche facile chiedersi: perché proprio lì e non altrove, in periferia, dove la popolazione è quattro volte più numerosa e vi è certo più spazio che all’interno del Quadrilatero?). Quel tema collettivo (giardini pubblici) è diverso sia dal parco delle Rimembranze o anche da piazza G. Matteotti, sia da una qualsiasi pineta e come tale andrebbe trattato.
Un altro avezzanese mi ha spiegato che una simile situazione è prodotta dalla mancanza di vincoli: piazza A. Torlonia di fatto è un’area verde come altre; è questa la «dura realtà», non è infatti possibile ricorrere a un tribunale, né alla Soprintendenza (Sabap) per rimediare. Aggiungo io che se le cose sono messe così, una delle rare testimonianze dell’Avezzano che fu è considerata, utilizzata dalla collettività e da svariati decenni, come un qualsiasi prato; anche per questo nessun amministratore locale ha mai immaginato una qualsiasi forma di tutela: legge, leggina, regolamento, circolare. (La maglia urbana del centro direzionale fu cancellata dalla ricostruzione post-terremoto; lo stesso Prg del 1916, nonostante qualche pecca, fu utilizzato non di rado in modo creativo e talvolta ricreativo, dagli avezzanesi di allora). Richiedere un vincolo oggi o con la prossima Amministrazione – non succederà – significherebbe restituirla al suo significato di villa, di giardino ormai divenuto storico e perciò niente più happening e circenses estivi, gente a sonnecchiare, pomiciare e farsi le canne sui prati, cani e adolescenti in bicicletta o monopattino elettrico – ancora sul prato –, abbuffate e zone dedicate a qualcosa. (Gli Homo sapiens che talvolta dormono nei giardinetti di piazza G. Matteotti perché senza dimora invece, sono classificati da molti come «degrado»). Quella cosa denominata piazza diventerebbe il tema collettivo che è, rivolto all’Europa, più che uno spazio introverso a cui l’amministrazione comunale ma non solo essa, lo sta dirigendo. Quale sarà la prossima puntata di questo Carnevale senza fine? (Carnevale è l’inversione dei ruoli).
A dirla tutta, non mi fece né caldo né freddo quando – una vita fa – seppi che stavano realizzando un’area giochi dentro «la Villa», non chiesi informazioni di sorta e misi i piedi in quel posto almeno un paio di mesi dopo la sua realizzazione; riflettei sulla bontà o sul danno di tale scelta solo alcuni anni dopo: fu in realtà il primo passaggio verso l’attuale (ridicola) condizione. Quando piazza A. Torlonia fu rimessa a nuovo (2018) dopo almeno un quarto di secolo d’incuria qualche tecnico sconsigliò l’ingresso ai cani: la loro pipì avrebbe danneggiato le siepi di bosso; egli non fu ascoltato. L’estate seguente cadde l’Amministrazione che l’aveva restaurata e ben presto i giardini pubblici rientrarono nell’oblio. In seguito, quando lessi della presenza dell’unico albero monumentale in città (Populus nigra) proprio all’interno dello spazio per i bambini, io pensai che era il caso di spostare le attrezzature nel prato di fronte ma rimasi ugualmente in silenzio.
A proposito, come sta andando adesso quell’area: funziona? Che ne sappia io, frequentano quell’area recintata le persone che già vi si recavano in precedenza; altri continuano a stazionare nei prati circostanti cui sono abituati; vi sono anche cittadini che tuttora conducono la propria bestiola lungo i viali, gli spiazzi e i vialetti senza farla avvicinare alle siepi e al manto erboso. (Mi si chiederà degli ultimi: «Avezzanesi che hanno il senso del bene pubblico?». Sì, esistono anche quelli). In fondo, è lo stesso comportamento che gli avezzanesi proprietari di cani tengono nella pineta nord: in genere entrano anche nelle zone interdette agli animali – c’è anche chi rispetta il divieto, è bene scriverlo. (Al posto del Comune, io darei una ripulita a quei segnali di divieto: non sono visibili perché minuziosamente ricoperti di vernice spray, da svariati anni).
Passo ora al censimento, ecco il mio conteggio. Amendola (via G.): 6; Bagnoli (via mons. P.M.): 1; Battisti (via C.): 16; Cadorna (via L.): 3; Cataldi (via S.): 1; Corradini (via C.): 31; Colaneri (via M.): 2; Crispi (via F.): 13; Croce (via B.): 19; Diaz (via A.): 1; Fontana (via G.): 1; Fratelli Rosselli (via): 7; Garibaldi (via G.): 26; Gramsci (via A.): 15; Libertà (corso della): 1; Lolli (via E.): 2; Marconi (via G.): 1; Marruvio (via): 9; Mazzini (viale G.): 2; Monte Grappa (via): 6; Monte Zebio (via): 9; Orione (via don L.): 1; Pagani (via G.): 31; Sangro (via): 10; Sauro (via N.): 29; Torlonia (via A.): 12; Torlonia + Repubblica (piazza): 6; Trento (via): 7; Trieste (via): 10; Valerii (mons. D.): 31, Vittorio Veneto (via): 13; XXIV Maggio (via): 8. Nelle strade che bordano il Quadrilatero non sono state sostituite altre 8 piante – ne sono state aggiunte 2 lungo via Monte Velino. Mancano in totale 338 alberi: il numero è cresciuto negli ultimi quattro anni – ne avevo contati 255; la cifra cresce nonostante gli spazi per piantumare continuano a diminuire. (Fortuna che allora qualche buontempone dalle parti del Comune parlò, a proposito di Avezzano, di «parco urbano più grande d’Abruzzo»). Segnalo anche questa volta delle strade periferiche – solo due – per motivi storici e sentimentali; mancano 9 alberi lungo via Vezzia, essa rappresentava un pezzo del bordo est del centro direzionale ante 1915 e 36 su via Sabotino: un tempo era gradevole camminarci nel periodo della fioritura. Nei miei giri ho incrociato almeno una dozzina di alberi palesemente andati a male – non essendo un tecnico ignoro la situazione complessiva.
Confermo: non ha più senso un simile censimento – il mondo è cambiato, vi sono delle nuove urgenze ed esigenze –, in compenso ho scoperto casualmente alcune cose interessanti. Ho cominciato il mio censimento partendo da via Roma; poco dopo via Monte Velino vi erano due grosse buche circondate da strisce di latta dove rimpiazzare alberi: erano totalmente scomparse sotto un nuovo manto d’asfalto – sparita ogni traccia, un lavoro quasi chirurgico. Considerando il periodo dell’anno, uscivo prima delle sette: meno automobili parcheggiate e soprattutto un bel silenzio. Mi capitava di trovarmi all’inizio di una strada alberata e notavo da un lato giusto uno o due alberi piantati come a casaccio mentre il lato opposto esibiva un filare completo, regolarissimo; mi comunicava tutto ciò una sensazione di approssimazione, dilettantismo, anche micragna. (A me che ci passo davanti quotidianamente: a chi proviene da fuori, invece?). Si tratta di alberi tolti di mezzo dal Comune per diversi motivi o fatti fuori dai privati, poi eliminati definitivamente dal Comune e non rimpiazzati; gli stessi attori (Comune, privati) con asfaltature molto accurate evitano definitivamente di restaurare i filari risalenti a oltre un secolo fa che hanno portato un po’ di modernità nella Vandea di allora – anche di innescare ricordi e nostalgie di sorta…
In tutto ciò c’entra a mio avviso, il retaggio agro-pastorale di chi è approdato nel capoluogo marsicano; manca poi il senso delle istituzioni e della collettività, quindi l’omertà. (Anche l’ignoranza, vabbè…). Nel nostro caso, ci si può consolare un pochino considerando che è cresciuto il numero dei privati che negli ultimi tempi utilizza quegli straccetti di terra per sistemarci fiori, piante da giardino, arbusti; alcuni eliminano da soli le erbacce in eccesso, prima che intervenga il Comune. Sono questi minuscoli gesti – anche collezionare foglie come ai miei tempi, fotografare la fioritura, rispettare le regole (in generale), criticare la citata zona-cani su Facebook com’è avvenuto –, a tenere legata Avezzano alla cultura europea. (Agli inizi dell’agosto scorso, è morto un vecchio amico avezzanese che ha praticato guerrilla gardening agli inizi del secolo, piantando alberi nei dintorni dell’abitato).

