Avezzano e lo strano fascino delle incompiute

Giuseppe Pantaleo
11 Minuti di lettura

Il caso ha voluto che non si giungesse a festeggiare il primo anno senza la copertura di piazza del Mercato; la foto di copertina è stata scattata sette giorni dopo quella dell’articolo precedente e all’interno della piazza. Mancano ugualmente i giochi per bambini, le panchine e gli alberelli promessi. (Immagino che tutto ciò faccia parte della damnatio memoriae nei confronti dell’ex sindaco De Angelis – correggetemi se sbaglio).

L’intera vicenda racconta molto della politica, delle persone e del clima culturale che si respira ad Avezzano. Il mio particolare interesse per quel posto risale al secolo scorso; toccò a me scrivere un comunicato stampa per conto di un’associazione che contestava l’abbattimento del cosiddetto mercato coperto (1983), che occupava un intero isolato.Lo sventramento è una pratica spesso deleteria; nel caso particolare metteva in contatto un’arteria – l’allora SS5, che tuttora conserva quella funzione – con una piazza, per di più del centro. (Un’arteria nel cuore di un centro abitato è in Italia un ricordo degli anni Sessanta del Novecento: ad Avezzano è la realtà dei nostri giorni). Detta associazione contava una quindicina d’iscritti, io avrò registrato massimo cinque altre persone che la pensavano come noi: gli altri (oltre) 31mila? Fu perciò una porcheria inimmaginabile da un punto di vista dell’architettura, di cui gli avezzanesi tuttora non si rendono conto e probabilmente non succederà; quello che è avvenuto dopo è senz’altro meno rilevante e mi ha interessato davvero poco anche se ne ho scritto molto. Ho continuato a parlare di quel posto – anche dell’attigua «piazza» B. Corbi – come luogo.

Il progetto di Tonelli Ingegneria (2018) andava bene proprio a tutti in sede di presentazione – nella sala consiliare – come ho ricordato nel precedente post, poi cambiò quasi tutto. Ci fu chi espose le ragioni della propria contrarietà (associazioni, partiti, sindacati), chi invece no – immagino la maggioranza dei residenti: è una tradizione locale. Un assaggio di tale situazione c’era già stato al tempo della risistemazione di piazza A. Torlonia (2018): diversi avezzanesi si opposero all’eliminazione di diversi alberi malati – qualcuno fu risparmiato ma era da tenere d’occhio. (Gli stessi soggetti hanno poi speso mezza parola – non di più – su com’è mal ridotto quel posto da sette anni a questa parte?).

Si assisté da un lato a una protesta molto istituzionale da parte del Partito democratico e dall’altro dal movimentismo di un variegato comitato capeggiato dai Cinque stelle (Auser, CasaPound Italia, Comitato di piazza del Mercato, Cisl, Centro di servizio per il volontariato, Lega, Movimento 5 stelle, Potere al Popolo, Verdi per l’Europa). Le manifestazioni dei secondi, la cosiddetta «battaglia», non evitarono il taglio degli alberi; tale operazione mostrò il pessimo stato di salute di quelle piante (Ceratocystis fimbriata secondo Regione Abruzzo). Io non immaginavo una simile situazione neanche lontanamente; oggi c’è gente che racconta ancora in giro che quelle piante godevano di ottima salute – c’entra di mezzo l’esplosione dei complottismi degli ultimi anni. Adesso mi tolgo un sassolino dalla scarpa. I «movimentisti» chiesero l’adesione alla loro protesta alle associazioni ambientaliste locali – i signor No per antonomasia, nella Penisola – ma ricevettero un garbato rifiuto; in seguito qualcuno di quell’ampio schieramento rimproverò gli ambientalisti per la loro assenza e nessuno – per quello che si seppe in giro – lo rimbrottò. Bene. Il Comitato di piazza del Mercato non si era accorto che durante la campagna elettorale per le Amministrative 2017, era stato reciso il platano più grosso proprio di quella piazza e il suo spazio era stato ricoperto a tempo record. Non solo, un’altra idea di mettere mano a quel posto risale al 2013, si trattava di ridurre lo spazio pedonale per realizzare una serie di parcheggi nella parte nord della piazza eliminando alcuni platani; mi alterai solo io in città, non ricordando male. La Lega, a livello nazionale, non ha mai avuto buoni rapporti con il mondo ambientalista – non è un problema; ad Avezzano quel partito si è poi ritrovato dentro un’Amministrazione che si è distinta per aver asfaltato, impermeabilizzato vaste aree, ha fatto crescere il numero dei parcheggi e perciò delle automobili nel Quadrilatero e ha eliminato alla chetichella una pista ciclabile al centro – quella che doveva reggere il sistema. Vale per quel partito almeno il discorso precedente sul platano tolto di mezzo sempre alla chetichella nell’angolo sud-ovest della piazza. Ricordo che invece apprezzai un paio di giornate ecologiche organizzate da altre due formazioni che parteciparono a quelle manifestazioni in piazza; la prima nella zona nord-ovest della città da parte dell’associazione post-paleofascista, la seconda nella parte sud-est dai grillini d’antan: la loro azione migliorò indubbiamente la situazione esistente – mi piacque anche che entrambe non ricamarono minimamente sopra quel genere d’iniziativa.

Ho già ricordato l’intervento di un giovane che aveva lavorato al progetto: spiegò come ci si regola oggi con le nuove piantumazioni soprattutto per ciò che riguarda le altezze. (Io lo ignoravo alla grande – ‘and no religion too’, come cantava la buonanima). In realtà, in quell’occasione feci ragionamenti tutt’altro che colti e fondati; chiacchierai in giro da semplice umarell, uno che a tempo perso si ferma a vedere che cosa succede dentro i cantieri: io notavo già da allora che per le nuove asfaltature, pavimentazioni bisognava mettere in conto uno scavo di almeno venti centimetri. Domanda: che fine avrebbero fatto le radici dei platani – non solo quelle affioranti –, gli alberi stessi nel caso di una ristrutturazione in tal senso della piazza?

L’ambientalismo (di facciata) era in realtà un mero pretesto per attaccare l’Amministrazione comunale guidata da Gabriele De Angelis (2017-19) e null’altro. Poi tale Amministrazione cadrà ma per giochi politici che definisco levantini, certo non per la «battaglia» a favore dei platani malati di cancro colorato di piazza del Mercato.

In seguito, si è avuta una cifra piuttosto esatta del provincialismo e dell’ipocrisia circolante in una città tanto arretrata. Dal 2019 è di gran moda denigrare gli steli colorati della copertura: come li avrebbero preferiti i numerosissimi critici avezzanesi? Non si è saputo finora; in realtà si trattava di materiale già utilizzato in altre città, da alcuni anni – in teoria dovrei essere l’unico dei 40mila e passa a vedere immagini, video in tal senso e senza uscire di casa: è possibile? (L’avezzanese medio stravede per l’edilizia che nota in vacanza in posti come Silvi Marina, Montesilvano Spiaggia o Francavilla al Mare). Si è ripetuta anche in questo caso una vicenda precedente: il restyling di piazza del Risorgimento – non piaceva a moltissimi. (Negli ultimi anni, decine di persone mi hanno esposto il loro pensiero su quell’intervento; giusto tre amici hanno portato avanti discorsi basati su qualcosa di solido – non erano né architetti, né ingegneri). Poteva sortire un intervento migliore? Certamente, e mi spiego. Avendo bisogno di una giacca, ho a disposizione diversi tipi: a cinquanta euro, cento, centocinquanta, duecento. La mia scelta dipenderà da quanto sono disposto a spendere. Un budget quadruplo di quello allora a disposizione del Comune avrebbe sicuramente attirato professionisti più titolati, migliori materiali impiegati e prodotto un intervento più soddisfacente e più vendibile sui mass media.

In questi anni, ho più volte chiesto a gente che si trova da quelle parti il motivo per cui non sono state sistemate le panchine nella piazza – solo quelle. Mi hanno riferito in diversi lo stesso contenuto, senza problemi né remore; una volta mi è invece giunto all’orecchio un pezzo di colloquio tra due tipi con una sorta di versione che aveva la pretesa di essere diversa da quella comune, ma scattò in me – in automatico – un mantra da legulei: ‘Excusatio non petita, accusatio manifesta’. (Non sono né il primo né l’unico ad aver avuto un’esperienza del genere).

L’insegnamento più chiaro di questa vicenda proviene dalla pesantissima ingerenza dell’ente locale su un’opera dell’ingegno (progetto) – lo studio di progettazione disconobbe la paternità di ciò che era venuto fuori (2022); ciò rivela la scarsa importanza data nel paesone fucense ad attività che richiedono un po’ di creatività – da parte di chi amministra ma non solo. (Fanno bene i giovani laureati – casomai presso un’università «buona» – a cambiare aria).

Avezzano, un compleanno anticipato – con un inedito

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.