Avezzano – Ex Casa di riposo San Giuseppe: absolute beginners

Giuseppe Pantaleo
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(Al solito, perdonate la ripetizione). Anni fa (Di Pangrazio 1), criticai la decisione di vendere a qualche privato interessato un immobile, uno spazio pubblico (scuola Collodi, via G. Garibaldi). Ricordai che le scuole costruite nel secondo dopoguerra potevano divenire un avamposto per servizi di quartiere, migliorare perciò la situazione esistente; restò invece tutto così, non se ne fece nulla.

Ho presente sia il dibattito sui giornali degli anni Sessanta sia i discorsi in sede accademica nel decennio seguente per ciò che riguardava la riqualificazione delle periferie italiane, cresciute in fretta, senza alcun criterio. (Senza servizispazi per la collettività). Diverse pubbliche amministrazioni intervennero in seguito meritoriamente; silenzio di tomba ad Avezzano – la zona nord fu tirata su negli anni Ottanta secondo l’usanza dei decenni precedenti. Durante l’ultima pandemia (2020-23), si parlò ugualmente di decentrare attività e servizi nei quartieri per limitare affollamenti – ergo, contagi – al centro. Tanto proporre scivolò senza conseguenze sulla città, prevedibilmente: il provincialismo è per Avezzano una sorta di voto nuziale.

Nel mese di agosto per diversi anni, ho girovagato nel Quadrilatero per un censimento delle piante recise e non ripiantate dal Comune. Quando decisi di smettere, spiegai il perché: da almeno un lustro era stato raccomandato in diverse sedi di riservare una quota del territorio urbano (10%) – soprattutto quartieri, periferia – alla piantumazione di altre essenze. (Sono utili a contrastare gli effetti dei mutamenti climatici). Giustificai anche eventuali iniziative in tal senso che avrebbero «dimenticato» alcune zone: vi erano – vi sono tuttora – problemi per ricavare degli spazi verdi in alcune parti della città. Tanto raccomandare, consigliare proveniente oltre la nostra schiera di monti, non ha minimamente sfiorato la Vandea marsicana. (La situazione degli alberi al centro è peggiorata, potendo interessare).

Il caso dell’ex Casa di riposo San Giuseppe situata in via Toscana è – in qualche modo – una ripetizione – riveduta e corretta – di quello dell’ex scuola in via Garibaldi. Con buona probabilità, spunteranno fuori svariati appartamenti – nel gergo degli addetti ai lavori: aumenterà il carico urbanistico. Ergo, ci sarà bisogno di allargare via Toscana, del passaggio di una linea d’autobus, di un asilo-nido, uno spazio per anziani? (Eccetera). Per ricavare un tale intervento è contemporaneamente sacrificato qualcosa che appartiene alla collettività e che sarebbe stato utile per risolvere le attuali mancanze di quel pezzo di città – anche le future, considerando che le città hanno vita più lunga degli alberi e perciò di Homo sapiens. (Non si sa mai, tra 10-15 anni un sindaco potrebbe voler risolvere i problemi proprio di quel pezzo di città. Inoltre, i cosiddetti «dossier» citati nel comunicato stampa apparso nello scorso 1° novembre, lasciano il tempo che trovano in una città dominata dal clientelismo e il familismo più beceri: una larghissima porzione dell’elettorato non bada minimamente al comportamento di un’amministrazione comunale). È stata un’operazione da ragionieri, certo non da urbanisti e meno che mai da pubblici amministratori e secondo me, sarebbe stato opportuno tacere, non pubblicizzare.

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.