L’amministrazione Di Pangrazio torna a sventolare il suo mantra preferito: “una soluzione che non ha avuto costi per l’ente comunale”. È la frase chiave del comunicato stampa diffuso dal Comune in occasione dell’inaugurazione dei 43 nuovi parcheggi tra via Cassinelli e via degli Alpini. Una formula perfetta per un post Facebook, impeccabile per un comizio, utilissima a tre mesi dalle elezioni comunali. Ma totalmente falsa.
La retorica del “gratis”
Il comunicato diffuso dall’Ufficio comunicazione del gabinetto del sindaco, racconta di un’opera a costo zero per il Comune, resa possibile dalla “collaborazione con i privati”. Ma le cose stanno realmente cosi?
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Il messaggio diffuso a reti unificate dall’Ufficio comunicazione del gabinetto del sindaco è semplice: il Comune non ha speso nulla, i cittadini hanno ottenuto un beneficio, l’amministrazione merita applausi. Peccato solo che sia falso.
La realtà è che l’opera non è affatto a costo zero e l’Amministrazione Di Pangrazio, in un paese normale, non meriterebbe applausi ma fischi.
Perché “costo zero” non è un’opinione da bar: per una Amministrazione comunale è un’affermazione contabile. E come tale va verificata.
Ciò che il comunicato non dice: le opere a scomputo
Quei parcheggi non sono un regalo degli imprenditori citati. Sono, con ogni probabilità, opere di urbanizzazione realizzate “a scomputo”.
Lo scomputo è un meccanismo previsto dalla legge, attraverso cui un privato realizza opere pubbliche in cambio della riduzione o dell’azzeramento degli oneri di urbanizzazione dovuti per la concessione edilizia.
In pratica: il Comune non paga direttamente l’opera, ma rinuncia a un’entrata.
E rinunciare a un’entrata non è “costo zero”. È una scelta amministrativa che ha un valore economico preciso, un valore che i cittadini hanno diritto di conoscere.
La gara d’appalto che non c’è
C’è un altro punto che il comunicato evita accuratamente: il Comune, scegliendo la strada dello scomputo, ha anche evitato di bandire una gara d’appalto pubblica per la realizzazione dei parcheggi.
Nessuna procedura aperta, nessun confronto competitivo, nessuna trasparenza sugli operatori economici potenzialmente interessati.
L’opera è stata semplicemente delegata al privato, che nell’ambito della convenzione urbanistica l’ha realizzata in proprio, senza concorrenti.
È un meccanismo legittimo, certo. Ma è anche un modo per aggirare l’obbligo della gara d’appalto di evidenza pubblica che sarebbe scattato se il Comune avesse deciso di realizzare direttamente l’intervento.
E quando un Comune rinuncia a tenere una gara d’appalto, rinuncia anche alla possibilità di ottenere condizioni migliori, controlli più stringenti, responsabilità chiare, ribassi d’asta.
Le domande che l’amministrazione evita
Se l’opera è stata realizzata a scomputo, allora esistono atti, convenzioni, computi metrici, importi. E soprattutto, collaudi.
Esiste comunque un valore economico che il Comune ha deciso di non incassare. E allora queste domande sono inevitabili:
- Quali oneri sono stati scomputati?
- Per quale importo?
- Con quale convenzione?
- Con quali collaudi e con quale presa in carico?
- Perché non è stata fatta una gara pubblica?
- Chi ha deciso che questa fosse la soluzione migliore per il Comune?
Domande lecite a cui il comunicato del Comune non risponde. Non accenna nemmeno alla natura urbanistica dell’intervento. Preferisce la scorciatoia retorica del “costo zero”, che fa comodo al Sindaco e confonde i cittadini che leggono. Cittadini che tra 3 mesi sono chiamati alle urne.
Comunicazione istituzionale ridotta a propaganda
Il punto politico è evidente. A tre mesi dalle elezioni, l’Ufficio comunicazione del gabinetto del sindaco, pagato con i soldi pubblici, continua a comportarsi come un ufficio stampa al servizio esclusivo della propaganda elettorale del sindaco.
Il comunicato del Comune infatti non informa: promuove. Non chiarisce: mistifica. Non spiega: suggerisce un regalo che regalo non è.
Il sindaco parla di “ascolto dei cittadini” e “qualità della vita”. Ma quando si parla di urbanistica, oneri e soldi pubblici, le parole devono essere precise. E “costo zero” non lo è.
Anzi, è un’affermazione falsa.
La trasparenza che manca
I cittadini hanno il diritto di sapere se il Comune ha davvero risparmiato o se ha semplicemente scelto di incassare meno e rinunciare a una procedura trasparente in cambio di un’opera.
La soluzione è semplice e doverosa:
- pubblicare la convenzione urbanistica;
- pubblicare il quadro economico;
- pubblicare l’importo degli oneri scomputati;
- pubblicare i collaudi e l’atto di presa in carico;
- spiegare perché non è stata fatta una gara pubblica.
Finché questi documenti non vengono resi pubblici, “costo zero” resta uno slogan politicamente utile ma tecnicamente fuorviante.
Perché i parcheggi si vedono, ma gli oneri no. Le inaugurazioni si fotografano, le gare pubbliche no.
Proprio per questo la verità contabile e procedurale va detta tutta, non solo la parte che fa scena davanti ai flash.
E siccome il sindaco Di Pangrazio si appresta tra appena 3 mesi a chiedere ai cittadini di riconfermargli la fiducia per la terza volta, dovrebbe evitare slogan fuorvianti su questioni che sono misurabili.
Perché – Dio non voglia – gli elettori potrebbero accorgersene, malgrado i proclami dell’Ufficio comunicazione del gabinetto del Sindaco.
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