Prima il punto ritirato dall’ordine del giorno del consiglio comunale senza spiegazioni. Ora un Avviso pubblico con solo 7 giorni per rispondere al bando. Nessuna spiegazione, nessuna assunzione di responsabilità da parte dell’Amministrazione Di Pangrazio.
Alla luce delle accuse che la candidata sindaco Loreta Ruscio lancia contro l’operazione da 1,8 milioni di euro finanziata con fondi PNRR, il silenzio dell’Amministrazione Di Pangrazio pesa più di qualsiasi dichiarazione.
Secondo la Ruscio, quel punto cancellato senza spiegazioni dall’ordine del giorno dell’ultimo consiglio comunale, non era una proposta ma un’operazione già scritta: comodato ventennale con Assurbanipal Srl, società riconducibile alla famiglia Rubeo.
Un’operazione che prevede che 1,8 milioni di euro di fondi pubblici del PNRR finiscono nella ristrutturazione di un immobile privato piazzato nella periferia industriale della città.
Una scelta contestata sia per la localizzazione che per l’assenza totale di una gara pubblica a cui si sono aggiunti sospetti di opacità, dopo che il punto è stato ritirato sottraendolo, senza spiegazioni, alla discussione del consiglio comunale. [Leggi QUI]
Poi, otto giorni dopo, arriva il colpo di scena.
Un Avviso pubblico che appare però solo sull’Albo pretorio: nessun comunicato stampa del nutritissimo staff dell’Ufficio comunicazione del gabinetto del sindaco, nessun manifesto in città. Insomma, nessuna reale pubblicità sull’operazione.
E soprattutto, sono solo sette i giorni di tempo per rispondere al bando.
Sette giorni per un intervento da 1,8 milioni di euro. Sette giorni che, nelle accuse della candidata, non permettono a nessuno di presentare una proposta seria. Sette giorni che sembrano fatti apposta per arrivare a un solo risultato: un unico partecipante, quello probabilmente già previsto.
E l’avviso – secondo quando scrive la Ruscio – contiene anche una ulteriore clausola che “toglie ogni credibilità alla procedura”: il Comune non è vincolato agli esiti. Insomma, anche se qualcuno riuscisse a partecipare, l’amministrazione potrebbe decidere di ignorare tutto.
Una procedura che non obbliga, non garantisce, non apre alla concorrenza. Una procedura che, secondo la candidata, serve solo a “legittimare ex post” una scelta già presa.
A questo punto, la domanda che la Ruscio pone è secca: Errore o Metodo?
Perché se questo è il modo di gestire risorse pubbliche e opportunità del PNRR, questa ultima operazione non è solo un atto sbagliato dell’amministrazione comunale, ma è un metodo, Anzi, un Sistema. Un insieme di omertà, scarsa trasparenza, ritiri improvvisi e atti che non reggono alla luce del giorno.
Certo, la Ruscio può anche aver preso un abbaglio.
Ma finché l’amministrazione Di Pangrazio non risponderà alle sue domande precise, legittime e puntuali, l’immagine che emerge dalle accuse della candidata è questa: un’operazione costruita nel buio, protetta da una procedura amministrativa che più che a una selezione pubblica somiglia a un pessimo paravento.
E per un intervento da 1,8 milioni di euro finanziato con i fondi pubblici del PNRR, per la credibilità dell’Amministrazione Di Pangrazio questo non è un semplice dettaglio ma è il nodo centrale. Soprattutto a poche settimane dalle elezioni amministrative, nelle quali il sindaco uscente si ripresenta per il terzo mandato.
E il comunicato della Ruscio che di seguito pubblichiamo integralmente non lascia spazio a interpretazioni morbide. Eccolo:
COMUNICATO STAMPA
“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. E in questo caso, purtroppo, i fatti sembrano confermarlo.
Il famigerato punto n. 4 all’ordine del giorno del Consiglio comunale dell’8 aprile 2026 non era una semplice proposta amministrativa, ma l’ennesimo ipotetico tentativo di costruire un’operazione già scritta: un comodato d’uso gratuito ventennale tra il Comune e la società Assurbanipal Srl, riconducibile alla famiglia Rubeo.
Tradotto: risorse pubbliche per ristrutturare un immobile privato, collocato nella periferia più marginale della città (nucleo industriale, direzione Trasacco), del tutto scollegato dal tessuto urbano, da destinare a progetti PNRR come “First Housing” e “Stazione di Posta”.
Nel precedente intervento avevo sollevato due questioni fondamentali: l’assoluta inadeguatezza della localizzazione e l’evidente assenza di una procedura ad evidenza pubblica. Questioni talmente fondate che l’amministrazione ha preferito ritirare il punto senza fornire una sola spiegazione.
Un silenzio che oggi appare tutt’altro che casuale.
Il 16 aprile 2026 il Comune di Avezzano pubblica, quasi di nascosto, un avviso pubblico per l’individuazione di immobili. Un passaggio che certifica una verità semplice: si stava tentando di approvare un accordo senza alcuna gara, senza trasparenza e senza confronto competitivo.
Ma il modo in cui questo avviso è stato costruito è ancora più grave del ritardo con cui arriva.
Nessuna reale pubblicità. Nessun coinvolgimento della città. Solo una pubblicazione formale sull’albo pretorio e, soprattutto, un termine ridicolo di appena 7 giorni per presentare manifestazioni di interesse.
Sette giorni!!!
Un tempo che non consente a nessun operatore serio di predisporre una proposta, che scoraggia la partecipazione e che svuota completamente di significato la parola “procedura pubblica”.
Il risultato potrebbe essere scontato: una gara che rischia di avere un solo partecipante, esattamente quello che l’amministrazione aveva già individuato.
E non basta.
Nello stesso avviso, l’amministrazione si riserva di non essere vincolata in alcun modo agli esiti della procedura. Come a dire: se qualcuno riuscisse, nonostante tutto, a partecipare, il Comune potrà sempre tirarsi indietro!!!
In altre parole, se l’abito confezionato non dovesse essere vestito dalla sposa giusta il matrimonio “non sa da fare”.
Una procedura che non obbliga, che non garantisce, che non apre davvero alla concorrenza. Una procedura che potrebbe servire solo a coprire formalmente una scelta già presa.
Altro che trasparenza !!!
Qui siamo di fronte a un meccanismo che rischia di trasformare uno strumento pubblico in una legittimazione ex post di decisioni già confezionate.
E allora la domanda è inevitabile: siamo davanti a un errore amministrativo o a un metodo?
Perché se questo è il modo di gestire risorse pubbliche e opportunità del PNRR, il problema non è un singolo atto. È un modello.
E un modello così non va corretto. Va fermato.
Loreta Ruscio – Candidata Sindaco ad Avezzano

