Avezzano, nascondere la polvere sotto il tappeto

Giuseppe Pantaleo
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A Natale, nelle chiacchiere al bar – o forse, era l’unico ristorante che frequento –, qualcuno ha tirato in ballo la questione «traversine» dell’ex ferrovia dello zuccherificio; in simili casi, è generalmente sottinteso da svariati anni che io dovrei scriverci qualcosa sopra. Al suo tempo, ho trattato il tipo di riutilizzo come pista ciclabile di quell’infrastruttura da un punto di vista urbanistico e della mobilità, sparlandone abbastanza; confermo: è un’arlecchinata. Una realizzazione del genere va collocata al centro della città per sottrarre spazio alle automobili – altrimenti si lascia stare, non vi sarà nessun problema sia per il sindaco, sia per la sua amministrazione: le piste ciclabili non sono obbligatorie per nessuno. Scriverne ancora? Vabbè, obbedisco.

(Digressione 1). Nell’autunno scorso, camminando per via Aquila, ho fotografato una zona del cantiere; in un tratto – largo D. Simone, lato sud –, il cemento aveva ricoperto il praticello più prossimo via C. Corradini. Era un prato come tanti, in precedenza esso assorbiva l’acqua piovana e non è poco in questi tempi di violenti acquazzoni; adesso è coperto anche di mattoni, com’è noto.

Tale trasformazione sta mantenendo intatti i binari ed è un gran bene perché – come ho già scritto in precedenza – quei pezzi di metallo sono da annoverare tra le rare testimonianze della città vecchia, rimaste a noi dopo il terremoto del 1915; le traversine ferroviarie di legno che tuttora svolgono la funzione di tenerli, invece? Esse saranno probabilmente ricoperte ancora meglio, tombate – come si dice in gergo –, per quello che mi è facile immaginare.

(Digressione 2). In passato, finché tale ferrovia è stata operativa, i binari e le traversine dovevano sopportare svariati quintali di peso dovuti dal passaggio del famoso «trenino». Oggi invece? Vi è bisogno ancora di tutti quei pezzi di legno, oppure ne basta la metà, la quinta, la decima parte? (Tanto saranno nascosti, non se ne accorgerà nessuno).

Giungo a quello che io considero il punto. Tale traversina ferroviaria è classificata come rifiuto, dalla fine del secolo scorso. Potrei fermarmi qui, la domanda che pongo è: come noi, singolarmente, ci regoliamo, comportiamo nei confronti di qualcosa che ancora secondo noi è – o è stata definita ufficialmente –, un rifiuto? Secondo me, è questo il nocciolo della questione.

Per la legislazione italiana (sentenza della Corte di Cassazione n. 40757, del 12 ottobre 2015) si tratta di un rifiuto anche pericoloso. Il materiale di dette traversine ferroviarie, secondo la citata sentenza e, ammesso che sia riutilizzabile perché rigenerato: «può essere impiegato solo per usi professionali e industriali, ad es. opere ferroviarie, linee di telecomunicazione e di trasporto di energia elettrica, staccionate, usi agricoli (pali per il sostegno di alberi, ecc.), porti o vie fluviali», 6.3; poco prima, ancora 6.3: «[il creosoto] è dannoso per l’ambiente a causa del rischio di inquinamento del suolo e della falda acquifera». All’inizio di 6.3 – sempre della n. 40757 –, si legge: «Lo IARC di Lione ha classificato il creosoto quale composto cancerogeno di seconda categoria (cioè la sua cancerogenicità è del tutto certa)». (Potendo interessare, IARC = International Agency for Research on Cancer).

(Digressione 3). È interessante ascoltare il racconto di qualcuno che ha dovuto sbarazzarsi di due-tre traversine ferroviarie che si ritrovava in magazzino, in giardino o nell’orto. Bisogna chiamare una ditta specializzata trattandosi di rifiuti pericolosi – ne risente anche il costo dell’operazione.

Provo a prevenire future richieste o chiarimenti sull’argomento ciclovia delle Stelle. Non incontro da mesi persone interessate alla conservazione della fauna selvatica; ho scritto in diverse occasioni sul primo tronco di tale pista, quello che parte da via Monte Nero e raggiunge via Nuova. Con un bel po’ di pazienza, amici e conoscenti potranno ricavare dai miei materiali pubblicati in questo primo quarto di secolo – on line, cartacei – una check-list dei selvatici di una certa taglia stanziali e di passaggio che spariranno definitivamente dalla circolazione già durante i lavori, soprattutto nella zona più prossima alla piana del Fucino.

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.