Avezzano nel firmamento – per il momento

Giuseppe Pantaleo
8 Minuti di lettura

Più di uno mi ha chiesto, a proposito dell’ultimo pezzo pubblicato: sì, ma che fine ti auguri per la ferrovia dell’ex zuccherificio? Ho scritto diverse volte su quella strada ferrata e ciò che essa incrocia lungo una parte del suo tracciato; conosco decentemente il posto avendo preso a frequentarlo prima dell’adolescenza – c’era ancora «il Rio» –, ma non ho in mente un’ipotesi organica, perché si tratta di una situazione complessa: so cosa va evitato in compenso. Avevo affermato che cosa lo scorso 2 dicembre? In buona parte, c’entrava il consumo del suolo – tre giorni dopo, casualmente ricorreva il World soil day. Anni fa inoltre, scrissi che avevo rinunciato al mio annuale «censimento» degli alberi abbattuti dal Comune e in seguito non piantumati nel Quadrilatero perché l’Onu aveva proposto con lo slogan «3-30-300» delle politiche riguardanti la distribuzione del verde nelle città per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici; in breve: 3 alberi a vista d’occhio per ogni famiglia, 30% di prato e piante per l’estensione di ogni quartiere, e la distanza massima da un parco o a esso assimilabile per ogni residente doveva essere di 300 metri.

(Complessità). Anni fa nel primo pomeriggio di un lunedì di Pasqua, notai il corpo di un falco appena morto – Augusto De Sanctis (Soa) spiegò privatamente al sottoscritto che quei rapaci andavano… a pranzo nei campi del Fucino e sulla via del ritorno ci rimanevano secchi per la robaccia sparsa sui campi dagli agricoltori che essi, ignari, avevano ingurgitato –, poi qualche topolino stecchito, nello scorso ottobre un riccio in putrefazione chissà da quando – le lucertole e le altre bestioline, non fa testo. (Mi si dirà: «Stanno trasformando il monte Salviano in un luna park dopo aver capito o saputo della sua appartenenza a un corridoio faunistico e tu, ti preoccupi per quei quattro praticelli abbandonati…»). Con l’ultima asfaltatura di via mons. P.M. Bagnoli fu coperto anche il binario (novembre 2022), io non la presi bene. In seguito all’incirca sullo stesso argomento, Goffredo Taddei (Forza Italia) mostrò la sua opposizione riguardo alla rimozione dei binari (Il Centro, 25 aprile 2024); fu a margine di un intervento che riguardava gli «aspetti contabili della transazione»… Un paio di amici mi ha suggerito proprio in questi giorni, l’idea di riutilizzare la vecchia strada ferrata per farci viaggiare «un trenino»; io di rimando: le stazioncine dove le metti? Tre o quattro volte, ho descritto il tipo di persone che frequentava la parte prossima al centro di quel tracciato, anche il loro comportamento: non tutti si fanno le canne, bevono, amoreggiano, c’è anche gente che vuole starsene per fatti propri tra amici, che usa quei tratti per accorciare un tragitto. (Commettendo almeno un abuso nei tratti recintati in qualche maniera, d’accordo). Il mio elenco faceva capire come numerosi avezzanesi hanno percepito, raccontato e soprattutto utilizzato per anni quell’infrastruttura. (Ho trattato di quel tragitto anche in caso di vegetazione… ingombrante nei mesi estivi, di un gran numero di sacchi della spazzatura abbandonati). Un’amica mi ha chiesto, a proposito della ciclabile: quando tu arriverai in bicicletta all’incrocio di via XX Settembre che succederà? (Via XX Settembre = SR 5; domanda: un ciclista ha sempre la precedenza?). A me interessava soprattutto il podista che raggiunge accaldato, sudato e non vuole minimamente rallentare o addirittura fermarsi davanti a quell’arteria – gli automobilisti di passaggio scorrono incuranti dei limiti di velocità perché la percepiscono come tale: è pur sempre la SR 5. Un paio di volte, ho manifestato i miei dubbi circa la presenza di una pista ciclabile attaccata a un corridoio per i pedoni in alcuni tratti particolarmente angusti del percorso; ecco: smetterà di frequentarla prima chi va in bicicletta o quelli a piedi?

Ho sempre immaginato quella strada ferrata essenzialmente come una (stretta) striscia verde che collega la periferia est alla piana del Fucino; potrebbe compensare – solo in qualche tratto, è bene precisare – la mancanza del marciapiede. (È una situazione che ricorre non di rado nella periferia). Il mio reportage, il «mezzo viaggio» dell’anno scorso (pubblicato il 20 e il 22 novembre 2023) mi aveva fatto ricredere un po’: quando il binario raggiunge via Nuova da via Monte Nero – parte da lì non dalla «stazione» come più di uno dalle parti del Comune si ostina a ripetere –, si ha giusto lo spazio per un’aiuola spartitraffico. (Mezzo viaggio significa che anche quella volta non avevo scritto – more solito – nulla riguardante l’altro tratto, da via Nuova all’ex zuccherificio). Ci sarebbe perciò bisogno di eliminare il binario – anche nelle altre parti particolarmente strette. Inoltre, la cosiddetta Ciclovia delle Stelle in alcuni tratti – ancora in quella zona –, per via degli ingressi presenti, assumerebbe la stessa buffa fisionomia della pista che inizia a Caruscino e finisce prima dell’abitato di San Pelino. La mia è una proposta migliore della pensata dell’attuale amministrazione comunale; senz’ombra di dubbio più «sostenibile» come si dice oggi. Al Comune si usa il termine «sostenibile» in maniera molto (molto) creativa – come numerosi altri. Sostenibile = ripetibile; altrove si parla, si propone, si attua la depavimentazione di alcuni pezzetti di città mentre ad Avezzano – al solito – si fa l’esatto contrario: s’impermeabilizza il suolo. (Ignoro se sia un espediente per mostrare in giro l’alta caratura del proprio provincialismo). Il top dell’esatto contrario era già stato raggiunto con lo smembramento della pista ciclabile al centro, quella in grado di orientare un futuro sistema, un’operazione svolta per sfregio e alla chetichella – Noblesse oblige – dall’attuale Amministrazione. Nei raccontini spumeggianti e fantasiosi del Di Pangrazio 2 si trovava: «Quando sarà pronto il tragitto, riconsegneremo alla città un percorso pedonale e podistico all’aperto, suggestivo e da vivere sotto le stelle» – Carmine Silvagni in «MarsicaLive» 28 settembre 2024. Ok, ho esposto la mia idea con qualche piccola lacuna e contraddizione, spero di essere stato più chiaro; ecco, ci vorrebbe la mente abbastanza strutturata oltre che creativa di un professionista in grado di progettare qualcosa di realmente unitario in quel tratto.

P.S.: per sentirsi in compagnia, suggerisco ai compaesani che mi leggono un’occhiata al sito del Censis: Sindrome italiana, 6 dicembre 2024, in particolare il paragrafo Il Paese degli ignoranti; potendo interessare, ad Avezzano – città pianeggiante –, il 2,64% della popolazione abita in zona almeno a pericolosità idraulica media.

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.