Avezzano – Ombre sulla campagna elettorale: “Tessera della città” finisce in Procura

Angelo Venti
7 Minuti di lettura

Ad Avezzano oggi la notizia è questa, nuda e cruda. Sulla “Tessera della città” distribuita dal sindaco uscente Gianni Di Pangrazio ai 240 candidati delle 10 liste schierate a suo sostegno, è stato presentato un esposto formale.

Come tutte le storie importanti anche questa, per essere compresa nella sua portata reale, va raccontata bene e dall’inizio.

Tutto comincia il 7 maggio scorso al Castello Orsini. Durante la manifestazione elettorale della coalizione a sostegno di Giovanni Di Pangrazio, viene consegnata ai suoi 240 candidati la “Tessera della Città”, personalizzata con nome e cognome.

Una tessera che riporta, accanto alla scritta “Giovanni Di Pangrazio candidato sindaco”, lo stemma ufficiale del Comune di Avezzano e personalizzata, una per una, con il nome dei candidati consiglieri.

Un simbolo pubblico – lo Stemma della città, il cui utilizzo è regolato da norme precise, anche dello stesso Comune – trasformato dal sindaco uscente in un distintivo da utilizzare nella sua campagna elettorale.

Dal palco del castello Orsini, durante la sua incoronazione – come SITe.it ha già documentato in questo articolo QUI – “Re Gianni” ha accompagnato la distribuzione delle tessere personalizzate ai suoi 240 candidati con la promessa di un rapporto privilegiato con sindaco, giunta e organi consiliari. Queste le inequivocabili parole pronunciate dal palco dal sindaco uscente:

“Voi sarete quelli che formerete le commissioni… voi sarete coloro che avranno il rapporto con i quartieri, con le associazioni.”

Un messaggio devastante che, accostato all’uso improprio dello stemma civico, suona come una dichiarazione di proprietà: la città è nostra, e noi decidiamo chi ci entra.

A dare concretezza all‘aforisma di Flaiano, ci pensa l’anarchico-gaspariano Franco Massimo Botticchio, editore de “Il Martello del Fucino” e candidato consigliere nella lista “Casa Riformista” a sostegno di Roberto Verdecchia sindaco.

Botticchio prepara un esposto dettagliato e lo invia a Prefettura, Procura e Corecom.

La “Tessera della città” – e le dichiarazioni del sindaco uscente – escono così dal recinto della polemica politica e diventano materia di accertamento.

Botticchio ricostruisce i fatti, allega foto, cita norme e fonti giornalistiche. E pone la domanda che nessuno nella coalizione del sindaco uscente ha voluto affrontare:

Chi ha autorizzato l’uso dello stemma comunale su un oggetto di propaganda elettorale?

E ancora: Quale ufficio, dirigente o organo comunale ha autorizzato un simile utilizzo dello stemma della città?

E se nessuno lo ha autorizzato, perché Di Pangrazio lo utilizza impunemente per la sua campagna elettorale?

Quando un simbolo pubblico viene usato per costruire un rapporto di appartenenza politica, non è un problema di grafica pubblicitaria: la campagna elettorale smette di essere una competizione e diventa una occupazione del patrimonio pubblico.

Quando un sindaco in carica consegna una tessera con lo stemma della città ai suoi candidati, promettendo ruoli e rapporti privilegiati, il messaggio che arriva ai cittadini è devastante: l’istituzione è già schierata, la partita è truccata, la democrazia è un dettaglio.

Il quadro normativo è chiarissimo:

  • – l’art. 6 del TUEL disciplina stemma e gonfalone;
  • – la legge 28/2000 vieta ogni comunicazione istituzionale che possa favorire una parte politica in periodo elettorale;
  • – il DPCM sull’araldica pubblica tutela i simboli civici;
  • – le istruzioni del Ministero dell’Interno vietano l’uso dei simboli comunali nei contrassegni e in ogni materiale che possa confondere ente e coalizione.

E c’è di più: il Comune ha un proprio manuale d’uso del logo istituzionale.

Il “Manuale del Cerimoniale del Comune di Avezzano e dell’uso del Gonfalone” [per scaricare il pdf clicca QUI] a pagina 10, l’Art. 19 comma 2, è esplicito:

“Lo stemma è di proprietà del Comune ed è vietato, in via assoluta, a chiunque, di farne uso salvo autorizzazione condizionata rilasciata, nell’interesse pubblico locale, dalla Giunta Comunale.”

La “Tessera della città” non è l’unico fronte aperto. Numerose segnalazioni riguardano anche presunte violazioni della par condicio.

Nel mirino inaugurazioni, tagli di nastro, presenzialismo istituzionale esasperato e sopra le righe di sindaco e assessori, a ridosso del voto.

La Legge 22 febbraio 2000 n. 28, recante “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”, all’art. 9, comma 1 stabilisce:

“Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni.”

Eppure le numerose segnalazioni pervenute in redazione – ma anche i contenuti delle bacheche e pagine social degli stessi candidati – raccontano una storia completamente diversa.

Nelle ultime settimane la coalizione a sostegno del sindaco uscente ha trasformato l’ordinaria attività amministrativa in una intensa stagione di nastri da tagliare e inaugurazioni dell’ultima ora: Premio Avezzano, biblioteca comunale, area cani di Piazza Torlonia, nuovo Comando della Polizia locale.

I maligni sottolineano che la biblioteca poteva essere inaugurata anche dopo le elezioni, perché non è un atto indispensabile. Stesso discorso vale per l’inaugurazione della nuova sede della Polizia Locale, che poteva essere rinviata a dopo le elezioni.

Perché non riguarda solo un atto amministrativo discutibile, ma un simbolo pubblico trasformato in strumento di appartenenza politica.

Con l’esposto di Botticchio, la vicenda cambia natura.
Non è più una questione di stile politico, ma di legalità, imparzialità e corretto svolgimento della campagna elettorale.

Ora tocca a Prefettura, Procura e Corecom.

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