Avezzano – Pastene tra sanatoria e speculazione: 30 ettari di terreni agricoli diventano edificabili. Anche quello del Sindaco

Angelo Venti
7 Minuti di lettura

Ad Avezzano, giovedì scorso, si è conclusa una delle operazioni urbanistiche più spregiudicate degli ultimi anni. A tre mesi dalle elezioni, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità dei presenti la “Variante esecutiva” al PRG di Pastene. Con un’alzata di mano, 30 ettari di terreni agricoli diventano edificabili. E tra quei terreni c’è anche quello riconducibile al sindaco Gianni Di Pangrazio. Un dettaglio non marginale, ignorato però dall’Ufficio comunicazione del Comune.

Il provvedimento ripulisce decenni di abusi edilizi e spalanca la porta a una lottizzazione da 704 nuovi abitanti insediabili, affidando la trasformazione dell’area alla speculazione privata. La programmazione urbanistica pubblica, quella che dovrebbe tutelare l’interesse collettivo, viene messa da parte come un intralcio. A dominare è la logica della rendita …e quella elettorale.

L’applauso che ha accompagnato il voto è stato la scena più sincera della serata. Non un gesto istituzionale, ma un ringraziamento esplicito a chi ha appena trasformato anni di abusi edilizi in valore immobiliare.

Su questo punto all’ordine del giorno, in aula, non c’è stato nessun dibattito: l’opposizione ha abbandonato l’aula prima del voto. L’unica della minoranza a restare è stata la consigliera PD Lorenza Panei, che però ha espresso “parole di apprezzamento”: oggi già circolavano i sui santini elettorali con cui annuncia la sua candidatura in una lista a sostegno del sindaco uscente.

Nessuno che abbia sentito il bisogno di aprire un confronto, di sollevare un dubbio, di chiedere conto di ciò che stava accadendo.

È la conferma di un meccanismo che ad Avezzano si ripete dal dopoterremoto: sull’urbanistica esiste un blocco granitico, trasversale, che difende gli interessi dei proprietari e dei costruttori. Lo stesso blocco che ha sostenuto tutte le operazioni edilizie più controverse degli ultimi anni. Lo stesso blocco che ora applaude Pastene.

Fuori dall’aula, intanto, si muoveva un altro ingranaggio fondamentale dell’operazione: l’Ufficio comunicazione del gabinetto del sindaco, che ha confezionato questo Comunicato stampa studiato per trasformare questa operazione urbanistica in un atto eroico.

Nessuna menzione dei terreni riconducibili al sindaco. Nessun riferimento ai beneficiari reali. Nessuna domanda sui conflitti d’interesse. Al loro posto, una narrazione trionfale fatta di “recupero dei nuclei abusivi”, “certezze giuridiche”, “valorizzazione dell’area”, “inizio di una nuova fase”. Una regia comunicativa che non si limita a raccontare ma glorifica, legittima. E copre…

La realtà, però, è molto più semplice e molto più dura di quella narrata dall’Ufficio comunicazione al servizio del sindaco: decine di edifici abusivi diventano legali, e con loro diventano edificabili anche le vaste aree agricole circostanti. È un condono che non si può chiamare condono. È la normalizzazione dell’abuso. È la trasformazione dell’illegalità in patrimonio immobiliare.

E tutto questo avviene senza che nessuno — né dentro né fuori dal Comune — abbia sentito il bisogno di chiedere come sia stato possibile costruire per trent’anni in area agricola senza controlli, senza interventi, senza che qualcuno vedesse.

Il comunicato istituzionale ringrazia sindaco, assessori, tecnici, consiglieri. Ma evita accuratamente di citare con nome e cognome i veri vincitori: i proprietari dei terreni, gli autori degli abusi, i progettisti e i costruttori che ora potranno monetizzare. E soprattutto evita di citare gli amministratori che, a maggio, incasseranno voti grazie a quella semplice alzata di mano.

Perché a maggio si vota. E quale miglior spot elettorale di una variante che regolarizza tutto e tutti? Quale messaggio più efficace per centinaia di elettori coinvolti? Quale modo più solido — e più cementizio — per blindare un consenso che passa dai metri cubi, non dalle idee?

Pastene, nelle intenzioni dell’Amministrazione Di Pangrazio non è una variante urbanistica: è un investimento politico. Un investimento che il sindaco uscente punta a riscuotere subito, alle elezioni di maggio.

E restano, sospese, le domande che nessuno ha voluto fare:

Oltre al sindaco, quanti consiglieri avevano interessi diretti o familiari nell’area? Tra i candidati delle liste a sostegno di Di Pangrazio, quanti possiedono terreni o vantaggi diretti o indiretti nella zona ora edificabile? Quanti di essi beneficeranno dei voti dei miracolati della variante approvata a tre mesi dalle elezioni?

Domande ovvie. Domande inevitabili. Domande che nessuno ha avuto il coraggio di pronunciare. E a cui nessuno risponderà.

E allora sì, forse questa è davvero “una nuova fase”. Ma non quella raccontata nei comunicati. È la fase in cui l’abuso diventa metodo, la speculazione diventa azione politica, la legalità diventa un optional e i metri cubi diventano voti.

È la fase in cui chi ha costruito fuori dalle regole viene premiato, chi doveva vigilare si è tappato gli occhi e i consiglieri comunali che dovrebbero garantire l’interesse collettivo si limitano ad abbandonare l’aula o a battere le mani.

Una città che si rispetti ha bisogno di un’urbanistica pensata per i cittadini, non per i soli speculatori. Occorre trasparenza, non applausi. servono risposte, non comunicati celebrativi. Invece ancora una volta Avezzano si ritrova davanti all’ennesima operazione che trasforma il territorio in merce elettorale e il cemento in consenso.

E mentre i terreni agricoli diventano edificabili e gli abusi edilizi vengono legalizzati, mentre i conflitti d’interesse vengono cancellati con un colpo di tastiera, resta una sola certezza: chi ad Avezzano ci vive e chi ha rispettato le regole, sono gli unici che non hanno nulla da festeggiare. E a maggio – glielo ricordiamo per inciso – anche loro dovranno votare.

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