Avezzano: potere all’approssimazione!

Giuseppe Pantaleo
Giuseppe Pantaleo
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Proseguendo la polemica sull’eliminazione della pista ciclabile al centro, continuo in modo laterale e mi soffermo sull’attività del Laboratorio linguistico attivo nel Palazzo di città. (Era un evento ampiamente prevedibile: è stato ripetuto il copione dello smantellamento dell’anello a senso unico – un pezzo per volta). È quella una struttura molto produttiva – unitamente a una schiera di pasdaran –, anche se ha il problema di non riuscire (spesso) a comunicare con tutte le persone che vivono in città. Si tratta, in genere, di espressioni e slogan infelici, roba mal riuscita come minimo e ripetizioni che vogliono giustificare l’opera dell’amministrazione comunale. (Non ve n’è nessun bisogno in realtà, calcolando il clientelismo oltremodo becero che pervade l’ambiente: il voto di opinione è marginale). In compenso, una tale mole di scritti è riuscita a orientare il «dibattito»: si è parlato del precedente sindaco [sic!] e dei cordoli più che di questioni, di politiche riguardanti la gestione del traffico in città.

In passato, ho indugiato a ironizzare sull’espressione «boulevard urbano»; non ci voleva molta fantasia: era sufficiente qualche stinto ricordo di viaggio tra i cousin oppure misurare e confrontare la larghezza di via L. Vidimari con la dimensione di un boulevard vero e proprio – si trova su internet. (Via Vidimari è larga mediamente la metà di un boulevard – di là della qualità degli edifici che la costituiscono…).

(11 novembre 2022: Bologna). Ebbene, il capoluogo emiliano a differenza di Avezzano può, è nella condizione di attuare il suo piano del traffico (Pums = Piano urbano di mobilità sostenibile); nel centro marsicano manca proprio il fondamento, la base su cui impostare qualsiasi politica della mobilità (Put = Piano urbano del traffico) e perciò, si susseguono atti estemporanei, da anni. (Al posto dei nostri eletti da chi va a votare, un’occhiata alle sue dieci Linee d’indirizzo io gliela darei). Put è la conseguenza di Pgtu > Pptu > Petu. (Il Pgtu di Avezzano risale al 2003; ciò significa che l’attuale sindaco non ha mosso un dito in tale direzione già nella sua prima consiliatura – 2012-17). Solo dopo il Put ben vengano i sensi unici, i parcheggi, le piste ciclabili, l’isola pedonale, i dehors, eccetera; l’importante è avere un quadro di riferimento certo, una politica più che normative, regolamenti, raccomandazioni o scartoffie. (Nella nostra vita quotidiana succede proprio questo: m’ispira un pezzo di terreno per costruirci la magione, io – come prima cosa – m’informo se quel posto si trova in una zona edificabile o no; non vado né all’Ikea né tanto meno dal tappezziere a ordinare le tendine). Inoltre, in una grossa città si discute pubblicamente della pianificazione, a differenza del «minestrone» che comanda ad Avezzano. (Tra l’altro: «[Gianluca] Presutti annuncia che con il nuovo piano di mobilità sostenibile gli amanti delle due ruote [sic!] avranno il triplo dei chilometri percorribili con strade 30 […] per garantire la sicurezza di tutti e cordoli rialzati solo per arterie a scorrimento più veloce dai 50 chilometri orari in su», in «Il Centro» 19 aprile 2024. Potendo interessare: il Pums riguarda i comuni con oltre 100mila abitanti). A questo punto: che cosa c’era dietro la pista ciclabile realizzata da De Angelis? Poco per il ragionamento che ho appena svolto, ma molto rispetto all’attuale situazione dominata dalla mancanza d’idee. Il suo progettista avrà avuto come ispirazione la pianificazione (Prg) e la storia, l’architettura della città (asse principale). Nella decisione della passata Amministrazione ci sarà entrata la voglia di somigliare a diverse città europee e perciò un certo senso di responsabilità nei confronti dei cittadini – senso di responsabilità direttamente proporzionale agli avezzanesi contrari alle piste ciclabili.

(16 aprile 2024: Parigi). (Ancora Palazzo di città). La capitale francese – per questioni del genere – c’entra come i cavoli a merenda con la Banana republic di cui sto trattando; sta davvero su un altro pianeta e non potrebbe essere diversamente considerando la sua dimensione e il suo raggio d’influenza. Parigi è una metropoli, la sua area metropolitana conta oltre dodici milioni di abitanti: attrae quotidianamente una massa sterminata di persone; la gente si sposta in automobile, motocicletta, bicicletta, metropolitana, mezzi pubblici di superficie, battello, aereo. È perciò necessario un piano che riesca ad armonizzare tutto ciò, è la fine altrimenti – come un qualsiasi comune oltre 100-150mila abitanti. Non è perciò un problema, il colore della segnaletica orizzontale, né tanto meno Anne Hidalgo spreca il suo tempo per stare dietro alle ubbie dei commercianti locali – che hanno senz’altro più senso civico, della collettività dei nostri (sempre) inquieti bottegai del centro(centro). Parigi ha i quartieri, a differenza di Avezzano che funziona come un paesone di 39mila persone intorno alla piazza principale – neanche fosse un centro agricolo di 3-4mila abitanti di cinquanta o sessant’anni fa –, mantenuto tale soprattutto dall’attuale Amministrazione. La capitale francese ha una Ztl (Zone de circulation limitée), disperazione dei populisti del Pianeta. L’Amministrazione ha in programma di sloggiare dalla metropoli quante più automobili possibili – l’esatto contrario di quello che è successo ad Avezzano. (Arrivo allo specifico, scendendo di scala). Le piste ciclabili parigine non hanno i cordoli – c’è di mezzo una fotografia, probabilmente. (È vero). Chiedo: tutto qua? (Riprendo la stessa fotografia). Ancora: la loro larghezza è uguale, maggiore o minore di quella della ciclabile cancellata? Di nuovo: intorno alla pista ciclabile si notano palazzi dell’Ottocento, condomini di quarant’anni fa o aperta campagna? In breve: dove le hanno ricavate, al centro o fuori mano come hanno in mente di fare nel capoluogo marsicano? In fine: per mero caso, la parte della carreggiata riservata alle biciclette è maggiore, minore o uguale a quella a disposizione delle automobili? Tutto qua, è sufficiente farsi spedire qualche scatto dai numerosi avezzanesi che lavorano da quelle parti, in caso di dubbio.

(18 aprile 2024: Cavalli sotto le Stelle). L’ultima (mezza) invenzione è “via delle stelle” appiccicata a un’inutile pista ciclabile che dovrebbe sostituire la storica ferrovia dello zuccherificio. (Perdonate la ripetizione). In vena di confidenze: ho nostalgia del tipo che a ogni iniziativa del Comune parlava invariabilmente di «fiore all’occhiello» dell’Amministrazione – ne ho contati quattordici. (Finirà anche questo lunghissimo carnevale…).

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.