L’inizio dell’anno stimola la produzione di buoni propositi per l’avvenire. Che cosa possiamo inventarci tra noi che pubblichiamo su questa testata? Mi è venuta un’idea nelle ultime settimane. Si è stranamente, inspiegabilmente chiacchierato, anche discusso sul passaggio pedonale nel giardino circostante Castello Orsini per buoni tre giorni: un tempo interminabile in un periodo in cui le notizie sono digerite nel giro di una mattinata. Martedì 17 è spuntata fuori la notizia della presentazione ufficiale sia della Ciclovia delle Stelle sia di Avezzano Vecchia (26 dicembre); mi sono giunte alle orecchie le parole, i concetti e un certo malessere da gente comunissima, da cui non ci si aspetta molto – non erano tipe e tipi che passano la giornata sullo smartphone, né da Facebook.
Uno su quattro era interessato alla Ciclovia delle Stelle, era in genere una questione di tipo affettivo: (finalmente) si è capito che abbatteranno la scuola (via G. Garibaldi) dove uno ha trascorso almeno il tempo delle elementari; gli altri invece si chiedevano pragmaticamente: «E una volta arrivato allo zuccherificio, che [cosa] fai?». Io aggiungevo solo che era apparso un mio pezzo riguardante la vicenda su questa testata, nei giorni precedenti.
La maggioranza delle persone era invece stimolata dall’altro progetto – Avezzano Vecchia; di queste la metà rappresentava gli avezzanesi doc, quelli che non sopportano qualsiasi cambiamento, mentre gli altri erano divisi tra benaltristi e gente che mostrava argomentazioni più composte. (La mia definizione di benaltrismo è stata talvolta impropria, perché a qualcuno che lamentava le buche nella carreggiata, i marciapiedi dissestati – soprattutto in periferia –, non potevo ribattere). Oppure: «Che [cosa] te ne fai?» – in senso qualunquistico, ma non solo. (Anche la proposta di spostarla altrove ma sempre nel territorio comunale, in una particolare frazione…) È facile immaginare le risate riguardanti il serpentone sopraelevato; più di uno ha esclamato: «E che è Dubbài?». Sghignazzi per le iperboli, slogan come «la città si trasforma!» e le parole gonfie: è campagna elettorale permanente. A qualcuno ho ricordato, proprio in quelle parti, la presenza di un miliario di pietra che segna l’inizio della SR 82 «DELLA VALLE DEL LIRI». Ho scritto in passato sull’argomento sopraelevata, quel ponte rientrava nel cosiddetto «parco urbano più grande d’Abruzzo» e preferisco aggiungere pochissimo, anche se l’attuale rendering mostra un’altra cosa – l’impostazione è però rimasta quella precedente. Come scrissi riguardo alla rappresentazione di allora: «detto passaggio coprirebbe, in qualche modo, il lato ovest e quello nord del maniero». È essenzialmente quello il problema. (Ok, si pone una questione analoga guardando da est la facciata di San Giovanni Decollato, un’altra delle rare testimonianze del passato – tralascio il resto del tracciato). Vale la pena ricordare il sindaco Mario Spallone (1993-97, 1997-2002): si devono a lui l’attuale condizione di Castello Orsini e l’area circostante; a un certo punto, egli notò che l’alberatura in quell’isolato non faceva risaltare le mura del maniero, soprattutto il fianco esposto a sud: bisognava sfoltire, ridurre le chiome delle piante. Nella sua prima consiliatura, l’ex medico fece capitozzare quasi tutti gli alberi presenti e una tale rischiosa pratica presentò il conto, diversi anni dopo. Iniziarono a cadere i rami e poi i primi crolli; gli operai recisero, sezionarono i fusti e lo spettacolo fece presagire il peggio. «Entrandoci alcuni giorni fa [parco delle Rimembranze] invece, ho notato alberi malati – quasi tutti. […] probabilmente bisognerà tagliare quasi tutte le piante presenti», in «AvezzanoBlu2» 21 maggio 2018. Finì proprio in quella maniera. Ignoro per quale preciso motivo nessuno chiese di sistemare della nuova alberatura «dov’era» e soprattutto, «com’era»; c’entrò in qualche modo la vista casualmente modificata, senz’altro migliorata. Le emergenze storiche e archeologiche necessitano una qualsiasi fascia di rispetto; altrove – zona residenziale, artigianale, industriale, commerciale, verde pubblico – vi è più libertà di azione. Passeggiando per le città europee, chiunque può accorgersi che funziona proprio così una città, non da ieri – non vi è bisogno di libri né di trattati specialistici per rendersene conto. (Sul lato est della piazza esiste da una sessantina d’anni un edificio fuori-scala – non avrebbe dovuto superare i tre piani: l’altezza del castello).
Pubblicai: «Chi ha consigliato, suggerito un simile percorso sopraelevato all’Amministrazione comunale? Il piano traffico? Certo che no. Vi è davvero il bisogno, la necessità di un nuovo tracciato – pressoché parallelo – che faccia risparmiare dieci, quindici metri a chi deve immettersi in piazza A. Torlonia provenendo – a piedi, in bicicletta [era inizialmente ciclo-pedonale] – da via San Francesco? No! È quella una pensata come tante, senza capo né coda; non è un’idea né tantomeno un progetto. In fine: si tratta di un estemporaneo, passeggero interesse, da parte dell’attuale Amministrazione, nei confronti del traffico debole? Nemmeno, considerando lo smantellamento, mesi addietro e alla chetichella da parte di Di Pangrazio 2, di un paio di «porte» lungo via C. Corradini e via S. Cataldi che avrebbe dovuto far parte di un’isola pedonale («crocetta») – una vicenda risalente al Di Pangrazio 1», 31 dicembre 2021.
Inoltre, avrei nulla da ridire su un’autostrada o su un’arteria molto trafficata che, per necessità, finisce per scavalcare una via storica – una strada consolare romana nel nostro caso –, è tutt’altro una passerella per far trastullare gli eventuali turisti. Alla fiera dello scorso 26 dicembre ho visto entrambe le presentazioni; Avezzano Vecchia non è solo quel passante ma anche una copertura in piazza del Risorgimento – non ricordando male è una vecchia idea del sindaco. Le ho avute davanti agli occhi dopo alcune immagini apparse in spezzoni della natalizia Stanotte a Roma di Alberto Angela (Rai 1) e anche dopo un’oretta di JSB nelle orecchie; come dire: Quelle décandence! Sono stato davanti al «maxischermo LED» per una ventina di minuti, dalle 18,20 all’incirca, con il solito prof – era una mia intenzione per quel pomeriggio –, davanti a noi c’era giusto una quarantenne, poi ci è venuta incontro una coppia di conoscenti e abbiamo chiacchierato di tutt’altro. (Persone ferme a guardare proprio non ve n’erano, altro che: «l’entusiasmo e la curiosità di tanti»). La gente non ne ha discusso nonostante la mole e i numerosi dettagli del materiale proiettato, né prevedibilmente si è avvicinata o è stata incuriosita dal grande schermo illuminato a differenza della notizia sul Centro del 17 dicembre sbirciata al bar o in giro dagli amici. (Il testo in cui era inserita detta presentazione era appunto una fiera: chi è venuto al centro l’ha fatto per i panni, le cibarie, qualche carabattola e non per altro).
Ecco, bisognava approfittare di questa inattesa reazione da parte di diversi avezzanesi; una reazione fatta di mugugni ma anche di piccole idee e mezze proposte. Fino a una trentina di anni fa, erano le testate giornalistiche locali a sollecitare, animare il dibattito pubblico nelle città; un fatto del genere avrebbe resistito sulla carta stampata almeno un paio di settimane, con interviste e vari interventi; certe scelte editoriali davano in ogni modo l’idea di una città viva in cui circolavano molte idee, con persone interessate anche al bene della collettività, a differenza degli odierni servilismi, conformismi e narcisismi. Ecco, con il senno di poi quello di due settimane fa è stato un fuoco di paglia frutto della casualità, però è bene tenere gli occhi ben aperti da parte di chi fa informazione a quei rari movimenti d’opinione, a quelle ideuzze galleggianti in quello straccio di società avezzanese.
A proposito di Natale, ci si è congedati con il tradizionale: «Sempre peggio…» con gli amici tornati da fuori per le festività.

