Grazie ad una talpa nella giuria (di cui non possiamo rivelare l’identità) siamo in grado di mostrarvi alcune delle opere vincitrici della competizione per decorare i muri ciechi (quelli vuoti al confine con altre proprietà) degli edifici di almeno quattro piani del centro di Avezzano.

Un concorso troppo bello per essere vero quello che sarebbe stato indetto dall’amministrazione il 1° aprile di quest’anno con lo scopo di abbellire le cicatrici inferte allo skyline cittadino dai brutti muri vuoti dei palazzoni che svettano fra le case basse tipiche di Avezzano.
Anche se l’intervento non è una novità assoluta in quanto molte città europee hanno già messo in cantiere da decenni iniziative analoghe, certamente è molto coraggioso per un piccolo centro, ed andrà a scontrarsi sicuramente con la storica riluttanza al cambiamento di molti avezzanesi.





L’operazione appare ben diversa da quella di Aielli che, di recente, ha rilanciato la propria immagine rivestendo di murales il centro storico, in quanto le strutture decorate appartengono ad un piccolo borgo e le superfici sono di gran lunga inferiori a quelle degli enormi palazzi che le opere in concorso dovrebbero invece decorare nel capoluogo marsicano. Tantomeno riguardano le facciate articolate con finestre e balconi ma soltanto i giganteschi muri vuoti che deturpano il colpo d’occhio.
I precedenti
Un’esperimento del genere fu tentato già diversi lustri fa proprio ad Avezzano con il murale sulla palestra della ex scuola di via Napoli (di fronte al castello Orsini).


Così anche nel sottopasso di via Pagani, collocazione non adatta per via del buio perenne e del passaggio veloce delle automobili che non ne permettono la contemplazione.


Ce n’è anche uno più recente vicino ai resti dell’antica cattedrale.

Dubbi sulla paternità
Difficile da credere che l’iniziativa sia partita dagli stessi soggetti, notoriamente ritenuti privi di fantasia, che di solito si limitano a mettere il cappello sulle manifestazioni organizzate da terzi.
Forse tutta l’operazione è il frutto della sinergia fra le varie strutture che di recente si sono riunite intorno alla figura di un antropologo al quale hanno affidato la ricerca di un’identità condivisa per il territorio? O forse la proposta che ne è scaturita, ovvero quella dell’ennesima sagra, a molti è sembrata fumosa e banale?
Rileviamo che questa iniziativa, che potrebbe essere comunque di lungo respiro, sarebbe sufficiente a fornire alla città un elemento attrattivo permanente in grado di connotare il centro di Avezzano che sta perdendo, soprattutto a causa dei vari eco e sisma bonus degli ultimi anni, molti degli edifici storici – che non si riescono a tutelare – oltre allo stravolgimento causato da un’edilizia moderna senz’anima se non proprio di dubbio gusto estetico.


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