Avezzano, ultimi passatempi estivi

Giuseppe Pantaleo
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(A gentile richiesta). Da otto mesi, mi sto interessando alle vicende urbanistiche del capoluogo lombardo (decreto «Salva Milano», inchieste giudiziarie), non sono perciò molto addentro alla situazione del posto in cui vivo – sto scrivendo pochissimo non a caso. Giorni fa, un amico mi ha inviato una pagina del quotidiano regionale (Il Centro, 11 settembre 2025; p. 27), altri mi hanno poi chiesto un parere sull’articolo di apertura. Si tratta di un ponte ciclo-pedonale che dovrebbe superare in altezza la stazione ferroviaria di Avezzano; pur frequentando diverse persone e ambienti, ignoro se vi sia effettivamente un dibattito in corso, come appare dal titolo «Ponte sopraelevato alla stazione: sul progetto i cittadini si dividono». (Almeno io non ho assistito a nessuna discussione in merito) Tratterò perciò solo quel pezzo giornalistico.

Nella parte iniziale c’è uno svarione, ci torno dopo; detto pezzo prosegue con un virgolettato (intervista?) a un personaggio locale – non lo nomino – che è (momentaneamente) contrario a simile opera: ricorre al benaltrismo, potendo interessare.

Si passa poi ai lavori tuttora in corso per il terminal in piazzale Kennedy – è già stato inaugurato, vabbè… Si riprende con l’opera in questione, un’infrastruttura «che già in passato era stata annunciata» – quando? Confesso: non me lo ricordo. Più avanti è ripetuto lo svarione iniziale, l’opera «è stata rielaborata dai tecnici del Comune per collegare le zone Nord e Sud della città, […] unendo, in modo ecosostenibile [sic!], le due grandi aree urbane»; poco dopo, si conosce finalmente l’esatto tracciato: da «piazzale Kennedy a piazza Matteotti» – dalla zona nord al centro.

Da quelle parti, vi è il brano che ha fatto arrabbiare i miei interlocutori, tale ponte – lungo «250 metri» –, ha «l’obiettivo di decongestionare il traffico veicolare e incentivare la mobilità sostenibile». Alcuni amici – più occidentali del sottoscritto –, hanno trovato tale passaggio contraddittorio: «Lo stesso sindaco che ha smantellato la pista ciclabile adesso parla di mobilità sostenibile…». Per l’esattezza: era quella al centro, che doveva orientare tutto il sistema.

Arrivo alla mia unica obiezione. È scritto che quel tracciato è un «percorso sicuro e alternativo ai sottopassi esistenti». Ignoro chi abbia in mente una cosa del genere, è certo che ignora completamente come funziona la mente di un pedone. 1) è sicuro per quale motivo? «sicuro» è divenuto un termine assai ambiguo negli ultimi decenni: evito di parlarne; 2) nel mio solito giro nella pineta nord, trovandomi su via G. Pagani, io dovrei allungare di quasi 500 metri solo all’andata per raggiungere via don G. Minzoni. In caso di precipitazioni – o sole agostano –, oltre ad allungare il mio tragitto io dovrei anche sciropparmi la pioggia o la neve. Dovrei rinunciare a un rifugio temporaneo. (Vale lo stesso discorso per il sottopasso di via Aquila – è bene ricordare che si tratta di due strade almeno di collegamento inter-quartiere). Non è perciò alternativo per un qualsiasi pedone quel lunghissimo – per Avezzano – ponte, anche per il più credulone; ignoro il progetto ma certo avrà dei bordi altissimi – perciò tristi più che brutti – onde evitare che qualcuno voglia sfracellarsi sui binari. In ultimo, non ricordando male l’anno passato l’amministrazione comunale ha giustamente decantato la messa in sicurezza dei due sottopassi citati; a distanza di pochi mesi sembra che essi non vadano più bene e si propone una soluzione alternativa. Perché, come mai? Nel tempo necessario alla realizzazione del ponte, chi mandiamo a presidiare quei due sottopassi con degli imprecisati problemi: paracadutisti, odontotecnici, contrabbassisti, capitan Findus?

Non ho nominato il terzo, quello sotto i binari: la pensata di cui parla l’articolo rappresenterebbe in realtà un suo doppione. Negli ultimi vent’anni, ho raccontato almeno tre volte la vicenda recente della stazione ferroviaria. Floris 1 (2002-07) adottò il Pgtu – primo pezzo di un Piano del traffico che tuttora manca – voluto da Spallone; egli meritoriamente provò a realizzare qualcosa ma diverse cose andarono storte, non per sua responsabilità. Nell’ultima fase di Floris 2 (2007-12), vi fu l’ispirazione, dovuta ancora al Pgtu, del «collo di bottiglia» da eliminare rappresentato dalla stazione ferroviaria – era considerato prioritario da quello strumento: bisognava metterci le mani per meglio collegare la zona nord al centro. Che fare? Pensarono di allargare almeno il sottopasso esistente – non ricordo bene se volessero anche addolcire la pendenza delle scalinate. (In occasione di un paio di Amministrative, altrettante liste civiche proposero un ponte che superasse la stazione ferroviaria. Ribattei dal mio blog che quello non era il modo migliore d’intervenire con un esempio. Quando si trattò di fluidificare il traffico automobilistico su alcune autostrade italiane, fu generalmente aggiunta una corsia per entrambi i sensi di marcia allargando la carreggiata; non si pensò né a corsie parallele poste a 10-20 metri d’altezza né a un altro tracciato sistemato altrove) La vicenda non ebbe purtroppo seguito; io immagino che sia dipeso non solo dai tempi notoriamente biblici delle Ferrovie. (A proposito, io conosco queste cose per il rapporto che quelle amministrazioni comunali avevano instaurato con tutte le associazioni presenti in città – andò allo stesso modo anche con De Angelis).

Il pezzo si chiude con un altro virgolettato riferito a un altro personaggio del posto – che non nomino anche in questo caso – che si dichiara invece favorevole al ponte.

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.