Capistrello: Accertamenti tributari, la gallina dalle uova d’oro di una storia infinita tutta da raccontare

L’affidamento diretto per servizi e forniture fino a 140.000 euro è ammesso, come da art. 50 D.Lgs. 36/2023, ma a mitigare questa discrezionalità c’è il principio di rotazione (art. 49) introdotto per evitare le rendite di posizione

Alfio Di Battista
8 Minuti di lettura

Capistrello – In questi giorni di fine estate, ancora densa di pensieri leggeri, le scadenze fiscali ti ricordano che, quando si tratta di tasse, non esistono zone franche, né spazi rigeneranti d’ozio. I balzelli incombono e pretendono la dovuta attenzione. Ogni distrazione può rivelarsi fatale per farti finire nel mirino degli sceriffi delle riscossioni.

Il comune di Capistrello affida da anni il servizio di riscossione e tutti i servizi accessori, a una società di riscossioni iscritta in un apposito albo tenuto dal MEF. Usualmente si tratta di società abilitate alla gestione e riscossione dei tributi per i comuni sotto i 100.000 abitanti.

Di solito un piccolo Ente Locale si avvale di una società esterna a causa della scarsa dotazione di personale e in ragione della complessità della materia, che non sempre, trova nei profili del personale interno, adeguata rispondenza. La finalità del servizio è aggiornare e ottimizzare la banca dati ai fini della riscossione e contrastare l’evasione.

In assenza di convenzioni Consip, l’Ente Locale può ricorrere all’affidamento diretto tramite una procedura semplificata che consente di rivolgersi a un solo operatore selezionato senza un confronto competitivo fra più fornitori.

L’affidamento diretto, per servizi e forniture fino a 140.000 euro è ammesso, come da art. 50 D.Lgs. 36/2023, ma a mitigare questa discrezionalità c’è il principio di rotazione (art. 49) proprio per evitare “rendite di posizione”. Le deroghe sono sempre possibili, ma solo con motivazioni stringenti e tracciate.

L’ANAC ha ribadito (vademecum 30/07/2024) che la rotazione si applica agli affidamenti nella stessa fascia e che il ri-affidamento al contraente uscente, richiede motivazioni puntuali (es. unicità, performance oggettive, assenza di alternative) e misure a favore della concorrenza (indagini di mercato, inviti plurimi).

Quali servizi offre questa società al Comune di Capistrello? Fa l’aggiornamento della banca dati (anagrafe, immobili, versamenti, catasto, PRG, Tari, ecc.), cura la gestione di uno sportello informativo (32 ore/mese in 8 giornate) è di supporto all’Ufficio Tributi. Svolge il servizio di elaborazione dei ruoli. Si occupa di adeguare i regolamenti al variare della normativa. Un’attività importante è quella di accertare l’evasione, la gestione del contenzioso e l’invio dei ruoli coattivi.

Sulla base di quanto riportato nella determinazione n° 14 del 08/02/2025, pubblicata nell’albo pretorio, i servizi di riscossione per il 2025, costano al Comune € 55.400,00 + IVA al 22%. ovvero € 67.588,00 totali. Il compenso prevede una quota fissa di 17.000 euro per la gestione ordinaria dei tributi, per la fornitura del software e per il funzionamento dello sportello informativo.

Poi c’è una quota variabile di 38.400 euro che rappresenta il 12% sulle maggiori entrate accertate. In pratica: se durante l’anno, la società incaricata delle riscossioni, fa recuperare al Comune 320.000 euro di mancate entrate, l’Ente le riconosce il 12% sulla somma recuperata che corrisponde, appunto, a 38.400 euro. 

Ora proviamo a capire come vengono calate sulla realtà queste convenzioni, e come la legge impatta sulle stesse. La normativa sugli appalti (oggi D.Lgs. 36/2023, ieri D.Lgs. 50/2016) prevede che negli affidamenti sottosoglia, l’affidatario uscente non debba essere riconfermato automaticamente, salvo motivate eccezioni.

Da quanti anni, il Comune di Capistrello, affida il servizio di riscossione sempre alla medesima società? Qual è il criterio di attribuzione dell’incarico? È stato applicato il principio di rotazione? Un principio, come specificato prima, che serve a evitare le rendite di posizione e la mancanza di concorrenza.

Nel caso specifico di Capistrello, dagli atti pubblicati sull’albo pretorio, risulterebbe che nei primi 8 mesi del 2025 siano state liquidate alla società di riscossione, fatture per € 54.948,99. Dentro questo importo occorre distinguere fra quota fissa e quota variabile. La parte fissa, ovvero 17.000 euro, divisa per 12 mesi e spalmata sugli 8 già trascorsi, è pari 11.333 euro maturati.

Questo importo va sottratto al totale della somma liquidata nei primi otto mesi per capire qual è la somma riferita alla quota variabile. Quindi basta fare 54.948,99 – 11.333,00 per ottenere la differenza di 43.615,99 euro, che è il 12% delle così dette “maggiori entrate”. Ciò vuol dire che il Comune avrebbe recuperato un’evasione di circa 364.000 euro, in soli 8 mesi! Wow!

Se volessimo replicare lo stesso ragionamento per tutti gli anni in cui è stato espletato il servizio di recupero, arriveremmo a somme che potrebbero superare i due milioni di euro, con evasione praticamente azzerata. Ma è realmente cosi?

A questo punto, alcune domande sorgono spontanee: Questi 364.000 euro sono certificati? Sono effettivamente delle nuove entrate? (evasione recuperata), oppure somme ordinarie impropriamente considerate “maggiori entrate”? Come si spiega che in 8 mesi sia stato liquidato tutto l’impegno di spesa annuale?

Se la quota variabile dipende da risultati effettivi conseguiti (incassi extra da evasione recuperata) e tale quota è già stata totalmente liquidata nei primi 8 mesi, ciò vuol dire che le maggiori entrate preventivate per l’intero anno sono state concentrate tutte nei primi 8 mesi. È plausibile?

Altra spiegazione potrebbe essere che la liquidazione non segue l’effettiva correlazione con i flussi di cassa. Non è che il Comune paga un servizio che non ha ancora dato i risultati previsti?  

Cosa comporta l’affidamento diretto, ripetuto negli anni, allo stesso soggetto? Perché non fare una gara o un avviso pubblico? Questa situazione può determinare un regime di monopolio? E la trasparenza? Come viene declinata in tale contesto? E in tutto ciò, il principio di economicità del servizio, che fine fa? E la percentuale riconosciuta sulle maggiori entrate, può trasformarsi in un incentivo che porta a considerare straordinarie anche le somme che non lo sono?

Tante domande da sottoporre al controllo della politica. Al di là dei ruoli, chi si occupa di verificare i costi e l’efficacia di un servizio a carico dei contribuenti?

La buona pratica amministrativa definisce “maggiori entrate” gli incassi effettivi, di sicuro non i meri accertamenti o le iscrizioni a ruolo. La buona pratica amministrativa verifica le clausole contrattuali e i rendiconti di cassa che agganciano la percentuale ai mandati incassati.

Forse, dopo essersi affidati per anni a soggetti esterni, sarebbe anche arrivata l’ora che il Comune si strutturasse con un ufficio interno ricorrendo ad assunzioni con concorsi mirati a selezionare profili qualificati, anche perché, se gli introiti generati dal recupero delle maggiori entrate, sono quelli che emergono dai calcoli, ce n’è abbastanza per assumere una squadra di ottimi professionisti.

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