Capistrello: acque putride e maleodoranti riversate nel Liri attraverso l’emissario Claudio/Torlonia

L’area FAI dell’arco monumentale di epoca romana recentemente ristrutturato, che si può visitare passando per il borgo antico di Capistrello, è ridotta a scarico da bagno del Fucino

Alfio Di Battista
2 Minuti di lettura

Capistrello – Puntuali come le tasse, anche i miasmi nauseabondi delle acque provenienti dalla piana del Fucino non hanno mancato di allietare la soleggiata giornata primaverile di ieri ad alcuni pescatori, che nel primo pomeriggio, si trovavano all’altezza dello sbocco dell’Emissario Claudio/Torlonia.

Erano circa le 15 quando i pescatori sono stati investiti dai miasmi fetidi del potente getto d’acqua della cascata che ha riversato nel Liri tutto il luridume accumulato nei canali dell’Orto d’Italia. Sono stati proprio loro a realizzare il video che si trova in fondo all’articolo.

Evidentemente le copiose piogge dei giorni scorsi hanno “imposto” la manovra ai tecnici del Consorzio di Bonifica che monitorano i livelli delle acque del Fucino. Il punto è che, tutte le volte che ciò avviene, sull’intera Valle del Liri si abbatte un vero e proprio tzunami di acque altamente inquinate che rappresentano ormai un pericolo costante per l’ecosistema del fiume.

Da anni, le associazioni della Valle Roveto si battono per preservare il fiume ma tutti gli sforzi vengono puntualmente vanificati. A Capistrello, dove le acque del Fucino si uniscono al Liri, le associazioni sono ormai esasperate da queste pratiche.

Sarebbe giunto il momento di ripensare la gestione delle acque, altrimenti tutti i dibattiti sul turismo sostenibile, sullo spopolamento delle aree interne, sull’attrattività della montagna e altre amenità del genere rischiano di restare solo buoni propositi senza alcun fine.

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