«Questa mattina intorno alle 12 ho portato i bambini della casa famiglia alla Villa Comunale di Capistrello. Eravamo molti, e come sempre, molto eterogenei in età e attitudini. Tra loro c’era L., un ragazzo di 15 anni con un ritardo psico-motorio moderato.»
Inizia con queste parole il breve racconto della responsabile di una Casa Famiglia che qualche giorno fa è stata testimone di un gesto di profonda umanità a Capistrello. A rendere più intensa la sua esperienza è stato il fatto che i protagonisti dell’episodio siano stati dei piccoli grandi uomini in età adolescenziale.
La pedagogista, che accompagnava il gruppetto della Casa Famiglia, riferisce che L., nel vedere arrivare alcuni ragazzi, suoi coetanei, con in mano un pallone, si è avvicinato timidamente all’area della Villa Comunale adibita a campetto di calcio.
Tre, di questi “nuovi amici”, lo hanno subito coinvolto nella partitella. La consapevolezza che il deficit psico-motorio impedisse al ragazzo di essere un asso del calcio, non ha avuto alcuna rilevanza per loro. Quindi L, si è ritrovato in campo come uno della comitiva, come se lo conoscessero chissà da quanto tempo.
E pazienza se L non colpiva benissimo la palla, tanto c’era sempre qualcuno che correva a recuperarla quando prendeva una direzione diversa da quella voluta. Il tutto è andato avanti per una mezz’ora, durante la quale i ragazzi hanno minimizzato gli errori di L, battendogli le mani quando invece calciava nel modo corretto.
«Prima di andarcene, li ho calorosamente ringraziati, loro mi hanno fatto un cenno, quasi a dirmi, dovere! Ci tenevo molto a condividere questa splendida lezione di empatia e di altruismo che ho ricevuto da grandi uomini poco più che tredicenni. Vorrei immensamente complimentarmi con i loro genitori per il meraviglioso lavoro educativo che stanno facendo.»

