Capistrello, il paese delle gallerie. Dall’Emissario di Claudio ai tunnel della ferrovia elicoidale, 2.000 anni di storia da scoprire

L’emissario del Fucino e la ferrovia elicoidale della Avezzano - Sora: due complesse opere di ingegneria che attraversano i secoli e stanno in un fazzoletto di terra, stretto fra un severo declivio e l’arduo fondovalle dove scorre il fiume Liri

Alfio Di Battista
10 Minuti di lettura

Capistrello – Comune della provincia dell’Aquila, situato in Marsica, nell’entroterra abruzzese, dove gli antichi guerrieri Marsi, popolo dalle origini Tosco-Umbre, giunsero per stabilirsi attorno al lago Fucino nel I° millennio a.C.

Nel tempo, i Marsi si spinsero nelle zone limitrofe al lago, arrivando nella valle del Giovenco, in quella della Vallelonga e nella Valle Roveto, dove l’antico borgo di Capistrello si affaccia. La sua posizione è in bilico fra il Fucino, l’amena Val di Nerfa e la verde Valle Roveto che si apre a sud.

Terra di mezzo e posto di frontiera, Capistrello fu crocevia di commerci e luogo attraversato da avventurieri. Sosta di ristoro per mercanti e rifugio sicuro per briganti in fuga, sede doganale fra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie.

Nella parte più bassa del borgo di Capistrello, quella più antica, il fiume scorre in una sorta di canyon. È il punto più stretto dell’intera Valle Roveto, dove le pareti di roccia, fra gli opposti argini del Liri, quasi si sfiorano. Lì, la luce del sole fatica a penetrare per via della fittissima vegetazione e dell’ambiente angusto. Forse è questa la ragione del nome affibbiato al posto: Cupone, da cupo, appunto.

Dal canyon il fragore del fiume che si infrange contro le rocce, risale su per la valle come un richiamo ancestrale. Quel luogo, come una porta del tempo, trascina il visitatore indietro nei secoli, attraverso 2000 anni di storia, in un contesto naturalistico unico, dove il particolare microclima favorisce la presenza di essenze floreali tipiche.

E all’improvviso ci si ritrova di fronte all’imponente arco monumentale dell’Emissario del Fucino, fatto erigere da Claudio, imperatore di Roma, quando Nerone, figlio di sua moglie Agrippina, aveva 15 anni. Due anni dopo, Nerone avrebbe preso il posto di Claudio, morto probabilmente avvelenato dalla moglie.  

L’opera romana, realizzata in opus reticulatum, è sovrastata da un’alta parete rocciosa sagomata artificialmente e realizzata presumibilmente come basamento o supporto a un’effige commemorativa mai realizzata. L’emissario Claudio/Torlonia è sicuramente la più imponente opera idraulica della storia antica oltre che la più lunga galleria realizzata dall’uomo, almeno fino al 1870, anno in cui terminò il traforo ferroviario del Frejus, ben 18 secoli dopo.

I lavori di questa straordinaria opera idraulica, secondo la testimonianza di Tacito, iniziarono nel 41 d.C. e terminarono nel 52 d.C. Lo scopo era regimentare le acque del lago Fucino per limitarne le periodiche esondazioni in modo da ricavarne nuove terre fertili da coltivare dopo aver immesso l’acqua nel Liri.

Si tratta di una galleria lunga poco più di 6 chilometri che ha origine presso la località di Borgo Incile nel comune di Avezzano e termina nella parte più bassa del Comune di Capistrello. Il complesso idraulico è dotato di 30 pozzi di aerazione e di alcune discenderie di servizio, ancora accessibili oggi con apposite guide, ottenute le necessarie autorizzazioni.

L’opera rimase in funzione fino alla caduta dell’Impero Romano, poi fu abbandonata, e il livello delle acque del lago tornò a crescere. Le strutture rimasero in stato di totale degrado fino alla seconda metà dell’Ottocento.

Nel corso dei secoli, sotto i regni di Federico II di Svevia, Alfonso d’Aragona, Ferdinando IV, Giuseppe Bonaparte, Francesco I°, furono necessari alcuni interventi di ripulitura per ripristinare la funzionalità dell’emissario ma solo nella seconda metà del XIX secolo, il Principe Alessandro Torlonia, seguendo lo stesso percorso tracciato dai romani, riuscì a prosciugare l’antico lago portando alla luce le terre dell’attuale conca del Fucino.

La valorizzazione del sito archeologico, ha avuto impulso in questi anni grazie al volontariato e all’assidua, costante opera di sensibilizzazione degli Amici dell’Emissario, un’associazione che aveva subito puntato al ripristino dei sentieri nella consapevolezza che la fruibilità turistica dell’Emissario Claudio dovesse passare per un agevole accesso al sito storico-naturalistico.

Il riconoscimento ottenuto al concorso “I luoghi del Cuore” del 2016 permise la realizzazione di un sentiero ad anello di poco più di 2 Km che oggi consente la fruibilità, non solo del sito romano, ma anche di altri punti caratteristici dislocati lungo il percorso. Dalla madonna dipinta sulla roccia, alla grotta delle Concarelle, a ciò che resta di antichi manufatti, per lo più opifici, mulini, gualchiere e centrali idroelettriche in disuso, presenti lungo le sponde del fiume Liri.

Il sentiero ricalca un tratto della antica via Sorana, percorre alcune vie del paese, via Emissario, via Traetto, via Pisciacotta e un tratto del canale adduttore di un vecchio mulino. Nel 2018 il Fai (Fondo Ambiente Italiano) lo ha inserito fra i “Luoghi del cuore” con l’obiettivo di promuovere il turismo sostenibile in un territorio dalle notevoli potenzialità. Il “Sentiero dell’Emissario” oggi si può percorrere senza alcuna difficoltà.

Si tratta di un percorso storico-naturalistico ancora poco conosciuto. In un’ora di cammino conduce al canyon dell’Emissario, costeggiando pareti di roccia e grotte naturali, come quella delle “Concarelle”, passando per le opere realizzate dall’uomo, come l’arco monumentale di epoca romana, l’antica centrale elettrica di Torlonia, il mulino Boschi e la ferrovia della tratta Avezzano-Roccasecca detta anche Ferrovia del Liri, un vero e proprio capolavoro di ingegneria ferroviaria, realizzata tra il 1877 e il 1902.

L’emissario del Fucino e la ferrovia elicoidale sono due opere differenti ma che hanno in comune la complessità della sfida ingegneristica degli scavi nel sottosuolo. Opere che nei secoli hanno radicalmente modificato e stravolto l’assetto socio-economico del territorio.

L’opera idraulica e quella ferroviaria insistono entrambe in un fazzoletto di terra stretto fra un severo declivio e l’arduo fondovalle dove scorre il fiume Liri, a testimoniare la forza di volontà di uomini che hanno saputo modellare la natura rendendola meno ostile e più accessibile.   

Il tracciato della ferrovia si sviluppa all’interno di ben 7 gallerie che non superano singolarmente la lunghezza di 1500 metri. La Linea Ferroviaria Avezzano – Roccasecca venne progettata all’epoca del Regno delle Due Sicilie per collegare Napoli ai territori interni dell’Abruzzo.

Con la costituzione del Regno d’Italia nel 1861 e il trasferimento della capitale a Firenze nel 1865, la linea ferroviaria acquistò ancora più importanza poiché doveva servire a congiungere il Mezzogiorno d’Italia con la nuova capitale aggirando lo Stato Pontificio.

Ma nel 1870, con la fine dello Stato Pontificio, vennero meno i presupposti per cui era stata realizzata ma non l’utilità della linea per i legami tradizionalmente forti fra Napoli e l’Abruzzo e per i traffici locali di persone e merci.

La particolarità di questo tratto di ferrovia, che introduce alla Valle Roveto, sta nella problematica emersa in sede progettuale, di trovare una soluzione che risolvesse il problema tecnico del forte dislivello che l’infrastruttura doveva superare in uno spazio relativamente breve. Infatti, dai 623 metri di quota presso Pescocanale, si arriva ai 725 metri dei Piani Palentini, dove nel corso degli anni si è sviluppata la parte nuova dell’abitato di Capistrello, e dove oggi, è ubicata la stazione ferroviaria.

I progettisti della Rete Mediterranea, in particolare l’Ing. Ernesto Mangiarotti, risolsero il problema realizzando un tracciato ad andamento elicoidale che arriva a una pendenza del 25 per mille, che diventa del 20 per mille in galleria. I tecnici riuscirono inoltre a mantenere un raggio di curvatura della ferrovia al minimo possibile, coerentemente alle locomotive in uso all’epoca.

In una nota della Guida d’Italia del Touring Club del 1926 è riportato: “… è una delle più pittoresche ferrovie d’Italia; da Capistrello in poi discende la ridentissima Valle del Liri, che attraversa 16 volte. L’interesse è accresciuto dalle numerose gallerie e viadotti che ha richiesto la costruzione della linea da stazione Capistrello a stazione Sora per vincere il dislivello di 463 m. in un percorso di appena 32 km…”

Planimetria della ferrovia elicoidale, un unicum in Italia e forse nel mondo
Locomotore in uscita da una delle 7 gallerie della ferrovia elicoidale
tratto della ferrovia su contrafforti che costeggiano il fiume Liri
La Centrale idroelettrica Torlonia prima che fosse fatta saltare dai tedeschi nel ’44
a sinistra una stampa che raffigura lo sbocco dell’emissario, circa 170 anni fa. Al centro la foto prima del recupero architettonico e a destra come appare lo sbocco dopo il restauro
La parete sinistra dell’arco monumentale: prima e dopo il restauro conservativo concluso nel 2024
Condividi questo articolo