Capistrello – C’è una narrazione, nella politica di oggi, che vorrebbe ogni cantiere, ogni opera e ogni fondo pubblico timbrato col nome e cognome del sindaco di turno. Una logica da stadio per cui chi governava prima rivendica i meriti del passato, chi governa adesso, attribuisce a chi amministrava ieri i problemi di oggi.
La realtà però, quella fatta di carte bollate, di protocolli, di decreti regionali e preventivi al centesimo, racconta una storia ben diversa. Una storia fatta di continuità amministrativa, di burocrazia che si muove lentamente, ma si muove e cammina con le sue gambe.
Le procedure consolidate dimostrano come lo Stato e gli enti locali funzionano, e a volte collaborano, indipendentemente da chi amministra il municipio. Prendiamo il caso di Capistrello e della recente operazione di rimozione dei rifiuti abbandonati che riguarda i Piani Palentini.
L’operazione è stata finanziata con un decreto della Regione Abruzzo (la D.D. n. DPC026/301) della fine del 2024 ma la stessa era stata avviata a aprile dello stesso anno. Un intervento necessario, da accogliere con favore, che offre l’occasione per una riflessione lucida, tecnica e lontana dalle tifoserie assiepate sugli spalti della politica politicante.
La prima verità che emerge analizzando le date e gli atti è il valore della continuità amministrativa. Il bando regionale che ha reso possibile l’intervento è nato all’inizio del 2024, quando a guidare il Comune di Capistrello era l’amministrazione dell’allora sindaco Francesco Ciciotti. Ma l’attuale opposizione in consiglio comunale, evidentemente non se lo ricorda.
È in quella fase che gli uffici comunali hanno intercettato l’opportunità, avviato l’iter e presentato la richiesta alla Regione Abruzzo. Tuttavia, il perfezionamento dell’atto formale del finanziamento si è concretizzato a dicembre 2024 sotto la guida dell’amministrazione del sindaco Maurizio Murzilli.
Questo dimostra un principio fondamentale, spesso dimenticato nel dibattito pubblico: la pubblica amministrazione è un ente vivente che trascende le scadenze elettorali e la politica di parte. Un progetto di bonifica non nasce in ventiquattro ore ma è il frutto di un lavoro sotterraneo, tecnico e burocratico che dura mesi, a volte anni, e che attraversa i naturali cambi di amministrazione.
Riconoscere questo significa restituire dignità al lavoro di dipendenti comunali e funzionari, spesso criticati, che in casi come questo diventano i veri motori silenziosi che portano a casa i risultati per la comunità, a prescindere dal colore politico della giunta in carica.
Arrivati a questo punto, una domanda sorge spontanea nel cittadino: se l’avviso e il bando parlavano di “esigenza impellente” di rimuovere i rifiuti, come si spiega questo sfasamento temporale che porta l’effettiva operazione di pulizia a concretizzarsi nel 2026, a distanza di due anni dal decreto di fine 2024?
La risposta non risiede nella negligenza, ma nelle naturali tempistiche della burocrazia pubblica. Ottenere un finanziamento non significa avere i soldi liquidi in cassa il giorno dopo. Dalla firma del decreto regionale si apre un percorso obbligato.
L’ente locale deve approvare la determinazione a contrarre, espletare le procedure pubbliche o gli affidamenti formali (in questo caso con la società partecipata Segen), redigere i quadri economici definitivi, coordinare i piani di sicurezza e autorizzare i cantieri temporanei di bonifica.
Del resto, lo stesso bando regionale metteva in conto questo percorso, concedendo ai Comuni fino a 24 mesi per il completamento e 30 mesi per la rendicontazione. La “necessità impellente” sul piano ambientale si scontra inevitabilmente con le procedure amministrative: la distanza cronologica tra l’emergenza fotografata e l’arrivo effettivo dei camion sul campo è il prezzo che si paga alla legalità e alla tracciabilità dei fondi pubblici.
C’è poi un secondo aspetto che merita di essere spiegato: la perfetta coincidenza tra la somma massima erogata dalla Regione e il preventivo presentato da Segen, la società che gestisce il ciclo dei rifiuti nel territorio. Il preventivo combacia al centesimo con il finanziamento concesso. Semplice sincronia? No, è la fotografia di una regola ferrea della contabilità pubblica: il vincolo di scopo.
In questo genere di bandi regionali, i fondi non sono un assegno in bianco da spendere a piacimento. Ogni euro è vincolato a un progetto dettagliato. Se un Comune riceve 40.000 euro per ripulire un’area, ma l’intervento ne costa 25.000, i 15.000 euro “avanzati” non possono essere magicamente dirottati su un’altra discarica abusiva o tenuti in tasca per le emergenze ma vanno restituiti alla Regione.
Ecco perché, di fronte a un territorio vastissimo e fragile di ben 61 chilometri quadrati, dove i rifiuti abbandonati rappresentano una ferita aperta e cronica, la necessità tecnica è quella di saturare il budget.
Gli amministratori e i tecnici calibrano il computo metrico affinché ogni singolo centesimo del fondo regionale venga assorbito, massimizzando il volume di rifiuti rimossi, trasportati e smaltiti senza gravare di un solo euro sulle tasche dei cittadini di Capistrello, semmai redistribuendo l’onere sulla fiscalità regionale
I 40.000 euro della Regione spesi per ripulire i Piani Palentini sono un’ottima notizia. L’operazione, però, vista nella sua interezza, lascia alcune domande che meritano risposta. Dove sono le foto-trappole? E se ci sono; bastano a coprire tutto il territorio?
Se le risorse pubbliche servono a tamponare l’emergenza straordinaria, è evidente che la partita non si vince con i bandi di bonifica ma con la sensibilizzazione e la deterrenza spietata contro i delinquenti dell’immondizia e contro l’inciviltà di chi scarica i costi ambientali ed economici sull’intera collettività.
La politica locale, vecchia o nuova che sia, può anche rivendicare i finanziamenti intercettati e portati a casa ma i cittadini hanno il diritto di pretendere che la straordinarietà di un fondo regionale non sia un alibi per inseguire cronicamente il degrado, trasformando la pulizia straordinaria in una tassa occulta sulla bellezza e sulla decenza del nostro territorio.

