Capistrello: scrigno di tesori, la riscoperta di memorie e racconti

Alfio Di Battista
Alfio Di Battista
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Sbocco dell'Emissario a Capistrello. 160 gli anni che dividono le due immagini

Capistrello – Comune della provincia dell’Aquila situato nell’entroterra abruzzese, in Marsica, che deve il suo nome agli antichi guerrieri Marsi, popolo dalle origini Tosco-Umbre, giunto nei territori circostanti il lago Fucino nel I° millennio a.C.

Nel tempo, questi si spinsero nelle zone limitrofe al lago, arrivando nella valle del Giovenco, in quella della Vallelonga e nella Valle Roveto, dove l’antico borgo di Capistrello si affaccia, dalla sua posizione in bilico fra il Fucino e la verdissima valle che si apre verso Sora. Una terra di mezzo, frontiera e crocevia di commerci, di viandanti e briganti, sede doganale fra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie.

Nella parte più bassa del borgo di Capistrello, la Valle Roveto diventa una sorta di canyon molto stretto dove la luce del sole fatica a penetrare per via della vegetazione fitta e dell’ambiente angusto, da qui probabilmente il nome, Cupone, da cupo, appunto.

Dal canyon il fragore del fiume che si infrange contro le rocce, risale su per la valle come un richiamo ancestrale. Un luogo, che come una porta del tempo, trascina il visitatore indietro nei secoli, attraverso 2000 anni di storia, in un contesto naturalistico unico dove il particolare microclima favorisce la presenza di essenze floreali tipiche. Qui si trova l’arco monumentale dell’Emissario del Fucino.

L’opera romana, realizzata in opus reticulatum, è sovrastata da un’alta parete rocciosa sagomata artificialmente e realizzata presumibilmente come supporto a un’effige commemorativa mai realizzata. L’emissario Claudio/Torlonia è sicuramente la più imponente opera idraulica della storia antica oltre che la più lunga galleria realizzata dall’uomo, almeno fino al 1870, anno in cui terminò il traforo ferroviario del Frejus, ben 18 secoli dopo.

I lavori di questa straordinaria opera idraulica, secondo la testimonianza di Tacito, iniziarono nel 41 d.C. e terminarono nel 52 d.C. Lo scopo era regimentare le acque del lago Fucino per limitarne le periodiche esondazioni in modo da ricavarne nuove terre fertili da coltivare dopo aver immesso l’acqua nel Liri.

Si tratta di una galleria lunga poco più di 6 chilometri che ha origine presso la località di Borgo Incile nel comune di Avezzano e termina nella parte più bassa del Comune di Capistrello. Il complesso idraulico è dotato di 30 pozzi di aerazione e di alcune discenderie di servizio, ancora accessibili oggi con apposite guide, ottenute le necessarie autorizzazioni.

L’opera rimase in funzione fino alla caduta dell’Impero Romano poi fu abbandonata, e il livello delle acque del lago tornò a crescere. Le strutture rimasero in stato di totale degrado fino alla seconda metà dell’Ottocento.

Nel corso dei secoli, sotto i regni di Federico II di Svevia, Alfonso d’Aragona, Ferdinando IV, Giuseppe Bonaparte, Francesco I°, furono necessari alcuni interventi di ripulitura per ripristinare la funzionalità dell’emissario ma solo nella seconda metà del XIX secolo, il Principe Alessandro Torlonia, seguendo lo stesso percorso tracciato dai romani, riuscì a prosciugare l’antico lago portando alla luce le terre dell’attuale conca del Fucino.

La valorizzazione, in termini turistici, del sito archeologico, ha avuto impulso di recente, grazie al volontariato e all’assidua e costante opera di sensibilizzazione dell’associazione, Amici dell’Emissario, che negli anni scorsi ha maturato la consapevolezza di come, la fruibilità turistica dell’Emissario Claudio dovesse passare per il ripristino dei sentieri che conducono al Cupone.

Il riconoscimento ottenuto al concorso “I luoghi del Cuore” del 2016 ha permesso la realizzazione di un sentiero ad anello di poco più di 2 Km che consente la visita al sito romano, alla madonnina dipinta sulla roccia, alla grotta delle Concarelle e agli antichi manufatti presenti lungo le sponde del fiume Liri.

Il sentiero ricalca un tratto della antica via Sorana, percorre alcune vie del paese, via Emissario, via Traetto, via Pisciacotta e un tratto del canale adduttore di un vecchio mulino. Nel 2018 il Fai (Fondo Ambiente Italiano) lo ha inserito fra i “Luoghi del cuore” con l’obiettivo di promuovere un turismo sostenibile in un territorio dalle notevoli potenzialità. Il “Sentiero dell’Emissario” oggi si può percorrere senza alcuna difficoltà.

Si tratta di un percorso storico-naturalistico ancora poco conosciuto. In un’ora di cammino conduce al canyon dell’Emissario, costeggiando pareti di roccia e grotte naturali, come quella delle “Concarelle”, passando per le opere realizzate dall’uomo, come l’arco Romano, l’antica centrale elettrica di Torlonia, il mulino Boschi e la ferrovia della tratta Avezzano-Roccasecca detta anche Ferrovia del Liri, un vero e proprio capolavoro di ingegneria ferroviaria, realizzata tra il 1877 e il 1902.

Il tracciato della ferrovia si sviluppa all’interno di ben 7 gallerie che non superano singolarmente la lunghezza di 1500 metri. La Linea Ferroviaria Avezzano – Roccasecca venne progettata all’epoca del Regno delle Due Sicilie per collegare Napoli ai territori interni dell’Abruzzo.

Con la costituzione del Regno d’Italia nel 1861 e il trasferimento della capitale a Firenze nel 1865, la linea ferroviaria acquistò ancora più importanza poiché doveva servire a congiungere il Mezzogiorno d’Italia con la nuova capitale aggirando lo Stato Pontificio.

Ma nel 1870, con la fine dello Stato Pontificio, vennero meno i presupposti per cui era stata realizzata ma non l’utilità della linea per i legami tradizionalmente forti fra Napoli e l’Abruzzo e per i traffici locali di persone e merci.

La particolarità di questo tratto di ferrovia, che introduce alla Valle Roveto, sta nella problematica emersa in sede progettuale, di trovare una soluzione che risolvesse il problema tecnico del forte dislivello che l’infrastruttura doveva superare in uno spazio relativamente breve. Infatti, dai 623 metri di quota presso Pescocanale, si arriva ai 725 metri dei Piani Palentini, dov’è ubicata la stazione.

I progettisti della Rete Mediterranea, in particolare l’Ing. Ernesto Mangiarotti, risolsero il problema realizzando un tracciato ad andamento elicoidale che non supera il 25 per mille di pendenza, che diventa del 20 per mille in galleria. I tecnici riuscirono inoltre a mantenere un raggio di curvatura della ferrovia al minimo possibile, coerentemente alle locomotive in uso all’epoca.

In una nota della Guida d’Italia del Touring Club del 1926 è riportato: “… è una delle più pittoresche ferrovie d’Italia; da Capistrello in poi discende la ridentissima Valle del Liri, che attraversa 16 volte. L’interesse è accresciuto dalle numerose gallerie e viadotti che ha richiesto la costruzione della linea da stazione Capistrello a stazione Sora per vincere il dislivello di 463 m. in un percorso di appena 32 km…”

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