Capistrello: strade bloccate durante le feste patronali. Polemiche sui social per la sicurezza

L'atto d'accusa di residenti e commercianti dopo la notte di Sant'Antonio prende il largo sui social: strade trasformate in latrine a cielo aperto, fiumi di alcol ai minori e sicurezza in tilt

Alfio Di Battista
7 Minuti di lettura

CAPISTRELLO – La festa di Sant’Antonio, patrono del paese, è molto sentita dai residenti di ogni età. È una grande festa di comunità che si rinnova ogni anno fra il raccoglimento religioso della devozione e il tempo speso fra amici e parenti che si ritrovano per l’occasione dopo mesi o anni.

Quest’anno la formazione del comitato che organizza il calendario dei tre o quattro giorni di festeggiamenti si è concretizzata con estremo ritardo per mancanza di volontari disposti a prendersi carico di un onere veramente impegnativo, tanto che ogni anno che passa diventa sempre più difficile trovare persone disposte a farlo.

Tuttavia, quando tutto sembrava perso, un gruppo di giovani volenterosi ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e si è accollato il severo fardello di “fare la festa” e così, consumando le suole delle scarpe per le vie di Capistrello per la tradizionale questua, hanno portato a termine il gravoso compito ricevendo i complimenti di tutto il paese.

Si sa però che le sbavature sono sempre in agguato in queste manifestazioni, ma di certo, né la logistica, tantomeno la gestione della sicurezza, possono essere imputate al comitato feste, le cui priorità sono altre: la stesura di un calendario di eventi economicamente sostenibili che siano di massimo gradimento per il pubblico. Obiettivi centrati e superati a pieni voti.

Per quanto riguarda invece la viabilità, la sicurezza, la logistica e le disposizioni per la mescita di cibi e bevande e i controlli sul rispetto delle ordinanze, sono altri i soggetti che entrano in campo, ognuno con le proprie competenze e responsabilità. Aspetti che, alla luce dei fatti, hanno lasciato più di qualche dubbio che ha alimentato le polemiche finite sui social.

Lo sfogo di qualche cittadino, pubblicato sui social, ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di esasperazione, rabbia e segnalazioni circostanziate da parte di residenti e commercianti.

Il tema del dibattito è impietoso, e riguarda la gestione della sicurezza e l’assenza di una visione logistica integrata capace di accogliere i grandi eventi senza paralizzare il paese e calpestare i diritti di chi ci vive e ci lavora.

“La cosiddetta via di fuga fatta per la sicurezza, penalizzando solo ed esclusivamente la mia attività, ha funzionato? Chiedo per un amico…”.  È il quesito ironico e amaro che ha posto una commerciante locale dando la stura ai commenti. La risposta della cittadinanza è un ampio coro di indignazione.

Via dei Martiri, Via San Pietro, Piazza Risorgimento: arterie strategiche che, secondo il piano di sicurezza (a proposito chi l’ha redatto?) avrebbero dovuto garantire il deflusso e la sicurezza, si sono trasformate in veri e propri imbuti ostruiti da automobili e da una marea umana.

C’è chi ha descritto scene da guerriglia urbana davanti al proprio bar: “Le macchine erano bloccate. Quando abbiamo suonato a dei ragazzi seduti per terra per poter passare, siamo stati presi a parolacce e bersagliati dal lancio di bicchieri. Via di fuga? Vogliamo l’esercito a proteggerci”.

Un piano di sicurezza che un altro cittadino ha definito senza mezzi termini “sballato”: “Se crei un anello pedonale non puoi non controllare la sosta e i locali lungo le strade. E come si fa a pensare di far passare le auto dove ci sono le giostre?”.

Accanto al collasso della viabilità, emerge la piaga del degrado sociale. I residenti descrivono via dei Martiri e le aree limitrofe come un “bagno pubblico a cielo aperto”, a causa della totale assenza di servizi chimici. Ma il dato più allarmante riguarda i controlli, definiti “pari a zero”.

Fioccano le segnalazioni sul consumo incontrollato di alcol da parte di minorenni, ragazzini di 13 o 14 anni “tutti mezzi alterati” a fare casino fino a notte fonda. C’è chi solleva il velo sull’ultima “moda” per aggirare i divieti: “Mettono il gin dentro le bottigliette per farlo sembrare acqua”.

Un fenomeno che si ripete non solo durante le feste. “La colpa non è dei ragazzini che vogliono divertirsi, ma di chi sa e non interviene, giocando con la loro salute”.Ma si sa: è facile criticare, molto più difficile è trovare soluzioni ai problemi, ammesso che ci sia la volontà di farlo.

II disordine di quest’anno non è un fulmine a ciel sereno, ma il sintomo macroscopico di un problema strutturale che affligge Capistrello da anni: la penuria di spazi adeguati ai grandi eventi. Molti ritengono che continuare a insistere nel congestionare il centro, privo di ampi polmoni di sfogo, significa esporre il paese a rischi enormi.

“La logistica non può essere un esercizio teorico sulla carta; ci dice un tecnico interpellato sul tema. “la logistica deve considerare la realtà fisica dei luoghi. Non si può tutelare la sicurezza dei partecipanti “chiudendo un occhio” sulla viabilità d’emergenza (ambulanze e vigili del fuoco riuscirebbero a passare in una Via dei Martiri paralizzata?) o penalizzando attività commerciali che pagano regolarmente le tasse”.

Come suggerito con buonsenso da qualche cittadino, “è tempo di una riflessione profonda che metta al centro il bene e la sicurezza della comunità. Occorre avere il coraggio di ripensare radicalmente la geografia dei grandi eventi a Capistrello.”

Sicuramente serve confrontarsi sul ritorno o sul trasferimento delle manifestazioni verso aree dotate di capacità di accoglienza più adatte, con migliori vie di fuga e accessi strutturati che permettano di allestire le giostre, i palchi e le aree ristoro in tutta sicurezza, garantendo al contempo il diritto dei residenti alla tranquillità e all’igiene, e impedendo che le strade del centro diventino zone franche di degrado.

Capistrello ha diritto alle sue tradizioni e al divertimento, ma la sicurezza e la dignità del territorio non possono essere il prezzo da pagare per l’approssimazione organizzativa. La palla passa ora alle istituzioni: i cittadini hanno parlato chiaro, restare sordi a questo grido d’allarme sarebbe imperdonabile.

Condividi questo articolo