Confagricoltura Abruzzo all’attacco: “Regione apre la porta alla speculazione energetica nella Piana del Fucino”

Redazione
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Il presidente Fabrizio Lobene denuncia un quadro definito “allarmante”: dalla mancata tutela integrale della Piana del Fucino, alla crescita anomala dei prezzi dei terreni e degli affitti agricoli, fino al rigetto degli emendamenti presentati in Commissione. Confagricoltura sostiene che la norma, così come formulata, ignorerebbe strumenti tecnici già disponibili per mappare le aree agricole abbandonate e non recepirebbe i limiti fissati dal D.lgs. 190/2024 sulla percentuale di SAU destinabile agli impianti.

Secondo l’organizzazione, la combinazione di deroghe, assenza di vincoli e mancato utilizzo delle tecnologie di monitoraggio satellitare aprirebbe la strada a una “speculazione energetica” capace di mettere in crisi aziende agricole, giovani imprenditori e investimenti pubblici già realizzati nel Fucino.

Confagricoltura annuncia che continuerà la propria battaglia sugli emendamenti, definendola una questione di “tutela del territorio e del lavoro agricolo”.

Questo il comunicato stampa integrale di Confagricoltura Abruzzo:

COMUNICATO STAMPA

Confagricoltura smaschera il doppiogioco della Regione, sovranisti e identitari a parole, ma l’Abruzzo diventa una colonia della Cina

L’agricoltura abruzzese è sotto assedio, e il nemico si annida tra le pieghe di una legge regionale che non promuove la transizione ma autorizza lo sciacallaggio legalizzato.

Confagricoltura Abruzzo, attraverso una durissima nota ufficiale inviata al Governatore Marco Marsilio, al Presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri, e al Vicepresidente Emanuele Imprudente, lancia l’ultimo atto d’accusa prima che il testo approdi in aula.

È un grido di rabbia contro una norma che sembra scritta sotto dettatura dei nuovi “padroni del silicio” invece che per proteggere il territorio.

“È ora di svelare questo spettacolo indegno”, attacca il Presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene. “Da una parte ci siamo noi che difendiamo il sudore degli agricoltori, dall’altra una politica che respinge ogni nostra proposta di buon senso.

Assistiamo al paradosso grottesco di pseudo-sovranisti che si riempiono la bocca con il Made in Italy mentre stendono il tappeto rosso a colossi cinesi e fondi d’investimento apolidi. È un tradimento identitario feroce perché stanno consegnando le chiavi dell’orto d’Europa (Piana del Fucino), a chi non sa nemmeno dove sia l’Abruzzo sulla carta geografica.”

Il parallelismo storico traccia una ferita profonda. La nostra regione rischia di passare dal vecchio feudalesimo delle rendite ecclesiastiche a una moderna colonizzazione energetica dove i nuovi padroni non portano croci ma pannelli.

Nella piana del Fucino la speculazione è già una piaga reale. Solo la previsione di deroghe alle norme di salvaguardia ha scatenato la “febbre dell’oro” con affitti gonfiati alla cifra folle di 4.000 euro per ettaro e terreni che toccano i 100.000 euro. Sono valori fuori mercato che distruggono irreparabilmente le aziende dei giovani agricoltori e persino di quelle le realtà più strutturate, per far posto ai vampiri dell’energia.

Confagricoltura mette a nudo il muro alzato dalla Regione contro i tre emendamenti vitali presentati in Commissione e inspiegabilmente ignorati.

In primis è stata calpestata la richiesta di salvaguardia integrale del territorio del Fucino, un’area dal valore economico e sociale inestimabile oggetto di massicci investimenti irrigui che verrebbero vanificati dalla giungla degli impianti. In secondo luogo, è stato respinto l’utilizzo prioritario delle aree agricole incolte e abbandonate nonostante gli strumenti esistano e portino i nomi di Leonardo e Telespazio. Attraverso la Carta dei Suoli di AGEA, basata su rilievi satellitari millimetrici, l’organizzazione ha indicato alla politica come mappare la “banca dei terreni abbandonati”.

Rifiutare la precisione scientifica di Leonardo, per lasciare mano libera a distese di vetro nelle aree di pregio, è un atto di cecità deliberata.

Emerge poi il punto più critico, ovvero il mancato recepimento dei limiti fissati dal D.lgs. 190 del 2024. La legge regionale ignora colpevolmente il tetto fissato tra lo 0,8% e il 3% della SAU (Superficie Agricola Utilizzabile). Questo silenzio normativo, non è una svista, ma una scelta politica precisa per lasciare praterie selvagge alla speculazione straniera violando persino la coerenza con la legge regionale 58 del 2023 sulla limitazione del consumo di suolo.

La politica regionale deve smetterla di invocare la sovranità alimentare e la difesa del territorio se poi, nei fatti, firma la condanna a morte delle nostre tradizioni per favorire il business di Pechino o dei paradisi fiscali”, conclude Fabrizio Lobene. “Noi difendiamo il lavoro e la sovranità vera di chi coltiva, voi state difendendo i portafogli di chi vuole saccheggiare l’Abruzzo. La storia vi chiederà conto di questo scempio perché state barattando la nostra sicurezza alimentare con le mance della rendita fondiaria.”

Confagricoltura Abruzzo non farà sconti. La battaglia per gli emendamenti continua come una sfida di civiltà contro chi, per calcolo o per dolo, ha deciso di svendere l’anima agricola della regione al primo mercante di passaggio.

17/04/2026

Confagricoltura Abruzzo – Ufficio Comunicazione

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