Crolla il mito delle banche svizzere, è corsa contro il tempo per salvare Credit Suisse. Allarme sui mercati finanziari

Alfio Di Battista
Alfio Di Battista
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Nonostante la linea di credito d’emergenza di 50 miliardi di franchi svizzeri (54 miliardi di dollari) fornita dalla BNS, i deflussi giornalieri non si sono arrestati. La scorsa settimana, sono usciti più di 10 miliardi.

Sotto la regia della Banca Nazionale Svizzera, in continuo e stretto contatto con le principali autorità di controllo degli Stati Uniti e del Regno Unito, dove fanno base i principali hub finanziari di Credit Suisse, si sta costruendo la nuova struttura legale che dovrebbe portare UBS a salvare i cugini dal crack.

I vertici di UBS vogliono però la garanzia di avere a disposizione tutto il tempo che serve per adeguarsi alle diverse normative imposte nei principali paesi dove opererà l’istituto che nasce da questa acquisizione, essendo attore globale sui mercati finanziari. A ciò si aggiunge la richiesta di uno scudo legale a tutela dei futuri contenziosi.   

Fonti che seguono l’evolversi della situazione, riferiscono che il Governo Svizzero si sta prodigando per chiudere l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS prima dell’apertura dei mercati lunedì. La normativa svizzera in tema di acquisizioni e fusioni, prevede che gli azionisti abbiano sei settimane per valutare tutti gli elementi dell’acquisizione, ma il tempo è scaduto e quindi si procederà senza il voto degli azionisti.

Nessuno degli attori coinvolti nella vicenda, da UBS a Credit Suisse, ha voluto commentare lo stato dell’arte. La Banca Centrale della Svizzera e l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, (FinMa) avrebbero comunicato alle controparti internazionali che l’acquisizione di Credit Suisse, da parte di UBS, è l’unica opzione rimasta in piedi per arrivare un accordo a poco più di 24 ore dalla riapertura dei mercati finanziari.

Nonostante la linea di credito d’emergenza di 50 miliardi di franchi svizzeri (54 miliardi di dollari) fornita dalla BNS, i deflussi giornalieri dai depositi della banca non si sono arrestati. La scorsa settimana, hanno superato i 10 miliardi di franchi svizzeri. La banca avrebbe inoltre accantonato 1,2 miliardi di franchi per i rischi derivanti dai potenziali contenziosi legali del 2022 e altrettanti per le cause ancora non risolte.

I vertici di UBS vorrebbero conferire la maggior parte delle attività di Credit Suisse nella nuova divisione di CS First Boston. Il paragone fra i due istituti elvetici evidenza l’enorme divario fra loro. Negli ultimi tre anni, le azioni di UBS hanno guadagnato circa il 120%, mentre quelle del Credit Suisse sono crollate del 70%.

UBS capitalizza 56,6 miliardi di dollari, mentre il Credit Suisse, venerdì, alla chiusura di borsa, valeva appena 8 miliardi di dollari. Lo scorso 2022 UBS ha generato profitti per 7,6 miliardi di dollari, mentre il Credit Suisse ha registrato una perdita di 7,9 miliardi di dollari, azzerando i guadagni del decennio precedente.

Nonostante le febbrili trattative che vedono più tavoli aperti, fra autorità e operatori finanziari, non c’è alcuna garanzia che si raggiunga un accordo. Il fatto che la Banca Centrale Svizzera e la FinMa siano favorevoli alla soluzione autoctona, ha lasciato fuori dai giochi eventuali altri soggetti interessati, come Black Rock, che però resta in stand by, visto che, un eventuale spezzatino non sembra escluso.

Qualsiasi sia l’esito delle trattative, ci sarà comunque da attendere il voto dei mercati, domani, per capire se la soluzione sarà stata gradita o meno.  

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