È affascinante come il potere della memoria e della tecnologia s’intreccino: un semplice tam-tam su WhatsApp ha riunito un cospicuo gruppo di amici d’infanzia, a conferma che i legami del passato possano essere riaccesi anche a distanza di molti anni.
Il 1° settembre 2024, i “bambini” di Castelvecchio Subequo (AQ), nati nel 1963, si sono ritrovati per una conviviale sulla spiaggia di Francavilla al Mare (CH), vivendo insieme i ricordi della fanciullezza comprese le estati trascorse sulla ridente riviera abruzzese. L’incontro ha rafforzato l’affetto e i legami celebrando un’amicizia che ha superato la prova del tempo.

Ritrovarsi con gli amici d’infanzia è un’esperienza unica che risveglia i ricordi sopiti e riporta alla luce l’ingenuità e la purezza di un lontano passato; si crea un’atmosfera incantevole che rimbalza inevitabilmente nel trascorso. Ci si guarda negli occhi e, nel grigiore dei capelli imbiancati, si cerca lo sguardo e il sorriso del bambino: come per magia, guidati dal profondo sentimento d’eterna amicizia, scompaiono i segni del tempo e ritornano i fanciulleschi visi dei bimbi mai fuggiti ma, insiti dentro ogni coscienza. È come se il tempo, per un attimo, si fermasse e le preoccupazioni della vita adulta fossero messe da parte, lasciando spazio alla riscoperta di quel legame indissolubile.
In questi momenti si crea un ritorno a quella parte di noi stessi che è rimasta intatta, nascosta sotto le stratificazioni della vita e così ritroviamo non solo gli amici, ma anche una parte di noi, che credevamo lontana, invece è sempre stata lì, pronta a riemergere al primo sorriso familiare.
I primi approcci di vita sociale e di relazione degli uomini si realizzano certamente con il gioco e le esperienze maturate nel luogo che un tempo si chiamava “Asilo”.
Lì, tra giochi e acerbe esperienze, si formano i primi legami, che spesso durano una vita intera.
I “bambini del 1963” nati a Castelvecchio Subequo si sono organizzati, richiamando attraverso WhatsApp, tutti i fanciulli presenti in una foto del 1966, scattata all’Asilo Comunale e da molti gelosamente conservata nell’album di famiglia.
Questa foto non rappresenta soltanto un’immagine, ma un ponte tra il passato e il presente, è il simbolo di un’amicizia che ha sfidato il tempo.

I ricordi emergono ancor più quando, tutti riuniti, si parla, si ride, si racconta. I giochi e gli schiamazzi di allora s’intrecciano con il ricordo delle cure affettuose e delle carezze sincere delle due maestre, Giovannina e Canzianina che, con amorevolezza, si prendevano cura dei bambini del ridente paese adagiato nella Valle Subequana: Castelvecchio Subequo.
Le immagini delle vecchie case riaffiorano, accompagnate dalle voci delle madri che richiamano i figli.
Il dialetto, un tesoro da preservare, risuona negli aneddoti, mentre sembra di risentire l’effluvio dei vicoli profumati di sapone, di sugo e di pane caldo, sensazioni degne di una “madeleine” proustiana.

Dopo gli anni dell’asilo alcuni bambini si sono allontanati dal paese, altri vi sono arrivati. Il passo successivo è stato quello dell’inizio della scuola elementare: la dolcissima maestra, Paola Ludovici, ha preso per mano i bambini per percorrere, insieme a loro, i primi gradini della scalata culturale che li avrebbe condotti a esplorare il mondo per imparare a vivere.
I bambini del ‘63 oggi sono adulti, per alcuni considerati anziani, per altri “Baby Boomer”, hanno il loro pesante bagaglio di esperienze, con i rimorsi e i rimpianti che la vita comporta. Alcuni hanno lasciato il paese natale, perché la strada li ha condotti altrove, seppur il desiderio di rientrarvi sia per molti una necessità. I mesi estivi sono certamente i migliori per ricongiungersi: immergendosi nella natura, respirando aria buona, apprezzando i ritrovati parenti e amici, la tranquillità, la forza e la spensieratezza delle giornate briose legate agli usi, ai costumi, così come alla religione, della tradizione storica Castelvecchiese .
Le tradizioni così come l’importante storia del borgo restano vive, dialogando con il progresso e la crescita della comunità, creando il luogo dove identità e innovazione coesistono. Ora Castelvecchio Subequo è un paese moderno, aperto, inclusivo e resta il fulcro dove gli sguardi dei “bambini del 1963“ ancora s’incontrano: qui il passato s’intreccia armoniosamente con il presente mantenendo vivi gli affetti soprattutto nel ricordo di chi, prematuramente, ha abbandonato la terra per raggiungere la luce dell’eternità.
Io mi pregio di essere tra questi “bambini”.
Katia Agata Spera


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