Questo mese le società di rating daranno il loro giudizio sulla sostenibilità del debito pubblico italiano. La prima a esprimersi, il 20 ottobre, sarà Standard and Poor’s, mentre il 27 toccherà a Dbrs Morningstar, poi a seguire, il 10 novembre, dirà la sua Fitch, e il 17 sarà la volta di Moody’s.
Già lo scorso aprile Moody’s scriveva che l’Italia rischia di perdere il livello investment grade espressione che gli addetti ai lavori usano per definire i titoli di qualità medio alta. Nel frattempo il Capitone del Lambro scalpita per qualche punticino in più nei sondaggi mentre la Presidente del Consiglio litiga con l’Europa, i tedeschi, i francesi e qualche giudice, per non farsi mancare nulla.
Prima che i complottisti del fine settimana inizino a bofonchiare contro le oscure trame degli gnomi della finanza e contro i famelici fondi locusta, è bene precisare che nessuno ce l’ha con l’Italia e con la Meloni. Agli operatori finanziari non frega una cippa di chi governa, loro guardano solo agli effetti che produce l’azione dei governi sugli asset finanziari in mano agli investitori, in questo caso, il debito pubblico del belpaese.
Per un puro fatto tecnico, di natura regolamentare e normativa, nel momento in cui un debito viene downgradato, ovvero viene retrocesso in termini di qualità, accade che i fondi d’investimento, quelli che movimentano masse oceaniche di denaro per il globo terracqueo, siano obbligati a ri-bilanciare i titoli in portafoglio sostituendo le emissioni dei paesi poco affidabili con quelle di paesi più stabili.
La faccio semplice, in buona sostanza, i titoli più scadenti vengono copiosamente riversati sui mercati non appena gli algoritmi attivano le vendite. Un meccanismo infernale che fa crollare inesorabilmente le quotazioni, spesso generando panico fra i piccoli risparmiatori che, a loro volta, svendono i loro asset amplificando ulteriormente i ribassi. Cose viste e riviste. Chi non ricorda la notte del 13 novembre del 2011!
Semmai dovesse accadere qualcosa di simile sarebbe auspicabile avere sul ponte di comando un equipaggio in grado di tenere la barra dritta, ma è pur vero che, come diceva Seneca, “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” ma niente paura, andrà tutto bene… forse!

