Dopo sei anni di governo del centrodestra, il disastro dei conti della Sanità abruzzese è sotto gli occhi di tutti

Il Ministero della Salute colloca l’Abruzzo fra le ultime regioni, nella classifica delle peggiori, per i livelli essenziali di assistenza non raggiunti nel 2023. La ASL 1, L’Aquila – Avezzano – Sulmona, è la più indebitata fra le 4 ASL della Regione

Alfio Di Battista
5 Minuti di lettura

Avezzano «Ci riprendiamo il nostro destino… Faremo sì che si inauguri una nuova stagione di investimenti, innovazioni, formazione del capitale umano e diritti della salute sostenibili…»

Queste furono le parole pronunciate con tanta enfasi nel 2016 in un afflato quasi risorgimentale dal Presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso. In realtà D’Alfonso non condivise il suo destino con gli abruzzesi perché si dimise da Presidente della Regione senza portare a termine il mandato che i cittadini gli avevano affidato.

Il fato, prima evocato, poi bistrattato dall’umana ambizione e dal richiamo delle sirene romane, si rivelò nefasto per la compagine progressista, e alla successiva competizione elettorale, il voto sancì la vittoria del centrodestra. Gli elettori, sedotti dal centrosinistra nel 2014 e abbandonati nel 2018, decisero di affidare il loro destino al meloniano, Marco Marsilio.

Mentre il romano, Marsilio, si accomodava a palazzo Silone, il pescarese di Manoppello, D’Alfonso, si era già sistemato a Roma. Tuttavia, fra il 2014 e il 2016, il centrosinistra, vincolato al piano di rientro dal deficit accumulato dalla sanità negli anni precedenti, riuscì a riportare i conti in bonis, non senza chiedere sacrifici agli abruzzesi.    

L’uscita dal commissariamento non fu indolore. Sotto la Giunta D’Alfonso furono introdotti i ticket socio-sanitari anche per le categorie protette. Furono ritoccate le già esose tariffe a carico dell’utenza, vennero chiusi alcuni punti nascita e alcuni ospedali. Altri presidi sanitari furono notevolmente ridimensionati. Questo il prezzo pagato dai cittadini abruzzesi per riprendersi il loro destino.

Un destino che alla luce dei dati odierni sembrerebbe essere già segnato da un nuovo default della sanità. Ciò è quanto potrebbe accadere entro maggio, dopo che saranno ufficializzati i preoccupanti dati che lo scorso ottobre evidenziavano un deficit di oltre 200 milioni di euro a livello regionale.  

Di questi, 65 – 70 sono generati dalla ASL 1, L’Aquila – Avezzano – Sulmona, la più indebitata delle 4 ASL della Regione Abruzzo. Un triste record che secondo qualche indiscrezione, a fine 2024, potrebbe superare i 100 milioni.  

Dopo appena sei anni di governo del centrodestra, il disastro dei conti della Sanità abruzzese è sotto gli occhi di tutti. È certificato da dati impietosi che non lasciano spazio a equivoci. Nonostante questo, Marsilio è stato riconfermato alla guida della Regione nel 2024 ottenendo un secondo mandato, fatto senza precedenti.

Durante il commissariamento della sanità abruzzese, avvenuto nel 2007 sotto la Giunta Del Turco, decapitata l’anno dopo da un’inchiesta della magistratura maturata, fra l’altro, nell’alveo della Sanità privata, l’addizionale irpef aumentò nel 2006 passando dallo 0,90% all’1,40% ritoccata ancora al rialzo da Chiodi nel 2011 che la fissò all’1,73%.

Almeno su questo, centrodestra e centrosinistra hanno agito esattamente allo stesso modo, mettendo le mani in tasca agli abruzzesi. Oggi si rimpallano le responsabilità gli uni contro gli altri, ma bastano questi pochi dati, e un minimo di ricostruzione storica della cronaca recente, per rendersi conto della situazione.

Intanto il Ministero della Salute colloca l’Abruzzo fra le ultime regioni, nella classifica delle peggiori, per i livelli essenziali di assistenza non raggiunti nel 2023 nella prevenzione e nei servizi territoriali.

La sanità è diventata da tempo terreno di scontro politico dove i partiti si accapigliano a colpi di comunicati stampa, dichiarazioni, appelli, chiamate di correo, accuse e comitati ispettivi in visita nei reparti e fra le corsie. Il cittadino estraneo a questi riti non riesce più a farsi un’idea chiara di ciò che accade, salvo toccare con mano l’inefficienza e i disservizi di un’offerta sanitaria scadente.   

La distanza fra palco e realtà è evidente. Da un lato la narrazione onirica di scenari che attraversano tutte le varianti che si trovano fra l’eccellenza e il disastro conclamato dei servizi. Dall’altro il cittadino che chiede solo un po’ di rispetto per la propria intelligenza e un tranquillo ritorno alla normalità, perché ciò che è accaduto nel recente passato, e accade ancora nella sanità abruzzese, non è per niente normale.

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