Elezioni Avezzano – Seggio n.1: la neutralità elettorale finisce nel cestino. Chiesta rimozione Presidente

Angelo Venti
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Quello che è accaduto oggi alle 13.30 nel seggio n.1 di via Corradini non è un semplice incidente, non è una svista, non è un eccesso di zelo. È — se confermato — una violazione brutale delle regole minime che tengono in piedi un’elezione democratica.

E non lo dice un passante qualunque: lo denuncia con due esposti formali il candidato sindaco del centrosinistra avv. Roberto Verdecchia, che chiede la rimozione immediata della Presidente di seggio, l’avvocata Luciana Lisciani.

La scena, almeno per come ricostruita negli atti depositati dal candidato Verdecchia, è di quelle che fanno gelare il sangue a chiunque abbia un minimo di rispetto per il voto.

Verdecchia entra nel seggio accompagnato dal giornalista Pietro Guida per la classica foto mentre deposita la scheda nell’urna. Una foto che altri candidati — sindaci e consiglieri — hanno potuto fare senza problemi in altri seggi della città. Una prassi consolidata, mai contestata, mai ostacolata.

Al seggio n.1 invece no.

La presidente, senza citare una norma, senza un riferimento, senza uno straccio di motivazione, nega lo scatto. Il giornalista scatta comunque, come da prassi. Ma il punto non è la foto: è l’atteggiamento. È il clima. È la selettività del divieto. È il fatto che altrove tutto è stato consentito e lì no.

E poi arriva il colpo di grazia.

La frase che, in un seggio elettorale, non dovrebbe essere pronunciata nemmeno sotto tortura. Frase che invece, secondo l’esposto, la presidente avrebbe rivolto a Verdecchia mentre lui e il giornalista uscivano:

“Ecco perché voi perderete.”

Una frase che non è un commento. Non è un’opinione. Non è un momento di nervosismo.

È un giudizio politico espresso da chi, in quel momento, rappresenta lo Stato in uno dei momenti più sacri: il voto. È un atto di ostilità verso un candidato e una coalizione. È una violazione frontale della neutralità che un presidente di seggio deve incarnare, non solo rispettare.

E mentre al seggio n.1 si vietano foto e si dispensano profezie politiche, negli altri seggi della città i candidati Alessio Cesareo, Massimo Verrecchia, Angelo Di Giacomo vengono tranquillamente immortalati mentre inseriscono la scheda nell’urna. Le foto sono allegate agli esposti. Parlano da sole. E dicono una cosa semplice: solo un candidato è stato ostacolato. Solo uno ha trovato un muro. Solo uno ha ricevuto una frase che, in un seggio, non dovrebbe esistere.

Per questo Verdecchia chiede agli uffici competenti — Comune, Prefettura, Corte d’Appello — di intervenire subito. Non domani. Non a urne chiuse. Non dopo aver “valutato”.

Subito.

Perché quando un presidente di seggio arriva a dire a un candidato sindaco e capo di una coalizione “voi perderete”, il problema non è più la foto. Il problema è la credibilità dell’intero seggio. Il problema è la fiducia nel voto. Il problema è che un luogo neutro – il seggio elettorale – è diventato un luogo schierato.

E quando questo accade, non si può far finta di niente. Non si può minimizzare. Non si può archiviare come “malinteso”.

Se i fatti saranno confermati, la presidente del seggio n.1 oggi non ha solo sbagliato: ha tradito il suo ruolo. E le autorità devono intervenire. Tempestivamente.

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