Enzo Giordani, uomo delle istituzioni dalla parte del popolo

Alfio Di Battista
Alfio Di Battista
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Negli anni ’70, Giordani è stato una figura di primo piano nella fondazione del movimento che portò alla costituzione del primo sindacato di Polizia, il SIULP: Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori di Polizia.

Capistrello – «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità.

La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola …. E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi …

Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, la vostra! In questi casi, ai poliziotti si danno i fiori, amici.»

È uno stralcio dei famosi versi di Pier Paolo Pasolini dopo i sanguinosi fatti di Valle Giulia a Roma, nel marzo del 1968, presso la sede distaccata della facoltà di architettura. Gli studenti dei collettivi di estrema sinistra si scontrarono con i poliziotti che avevano avuto l’ordine di presidiare l’università. Gli scontri provocarono 148 feriti fra le forze dell’ordine, 478 fra gli studenti, 4 arresti e 228 fermi.

Nella sua celebre poesia “il PCI ai giovani”, Pasolini stigmatizzò la rivolta degli studenti, ritenendola né più né meno una farsa borghese, messa in scena da figli di papà contro i poliziotti, che erano per lui, i veri rappresentanti della classe operaia. Una posizione, quella del poeta, che destò notevole scalpore soprattutto fra le fila della così detta intellighenzia di una certa sinistra massimalista.

Evidentemente lo scrittore aveva ragione da vendere, non fosse altro per quella sensibilità che gli aveva fatto amare la genuina umanità della povera gente di campagna, l’autenticità delle periferie dimenticate e il mondo ai margini delle strade dove qualcuno, figlio del proletariato, cercava di riscattarsi indossando la divisa del poliziotto.

Enzo Giordani è uno di questi. Ha 37 anni quando a Valle Giulia c’è la rivolta degli studenti, ma già da tempo, avvertiva la necessità di una radicale riforma che consentisse ai poliziotti di avvalersi di una rappresentanza sindacale al pari delle altre categorie della pubblica amministrazione.

D’altra parte lui proviene da una famiglia operaia di Capistrello, di tradizione socialista, che pure ha pagato un tributo pesante alla vita, con suo padre, rimasto cieco a soli 24 anni per un grave incidente sul lavoro in miniera, in condizioni che lui stesso ha definito, ai limiti della sopportazione umana.

È questo il contesto in cui maturano le sue convinzioni politiche e gli ideali che lo portano, dopo alcuni episodi di insofferenza manifestati dalla polizia a Milano, Torino e Roma, dove presta servizio, a compiere i primi passi in quello che poi diventerà il movimento di rivendicazione dei diritti fino ad allora, negati alla categoria.

Carichi di lavoro estenuanti, retribuzioni da fame, nessun riconoscimento degli straordinari, carriere bloccate, equipaggiamenti inadeguati: insomma, ce n’era abbastanza per non rimanere con le mani in mano. A maggio del 1971, dopo aver letto un articolo di Franco Fedeli, Giordani incontra il giornalista che gli propone di avviare un’iniziativa nella direzione di una riforma della Polizia di Stato.      

Da quel momento iniziano una serie di contatti e riunioni, quasi carbonare, (la polizia è ancora un corpo militare) che portano Giordani a relazionarsi con politici e sindacalisti di levatura nazionale, ma ben presto si rende conto di quanto sia scoscesa e irta di ostacoli la strada verso l’obiettivo.

Intanto un piccolo drappello di tenaci agenti continua a portare avanti il progetto e nel gennaio del 1974 si insedia un Comitato Parlamentare di Studio per il riordino della Polizia di Stato. La rivista Ordine Pubblico, diretta da Franco Fedeli, diventa praticamente l’house organ ufficioso del movimento, dove Giordani pubblica il suo primo articolo, senza poterlo firmare, dal titolo “l’amara carriera degli appuntati.

Pietra miliare lungo l’accidentato percorso che porterà alla nascita del sindacato di polizia è senza dubbio l’assemblea nazionale del movimento all’Hilton di Roma, nel dicembre del 1974, che vide riunirsi oltre 2000 poliziotti provenienti da tutta Italia. L’appassionato intervento di Giordani suscitò grande clamore ma gli costò una denuncia presso il tribunale militare che però non ebbe seguito perché non venne convalidata dai suoi superiori.

La rivista contribuisce a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il tema del riordino delle forze di polizia fino al momento che Giordani definisce cruciale per il movimento: quello in cui poliziotti e operai si incontrano a Roma, forse riconoscendosi gli uni negli altri per la prima volta. Nella circostanza il sindacato fu molto critico con se stesso.

Giorgio Benvenuto, l’allora Segretario Generale dei metalmeccanici della UILM e della FLM, disse: «L’errore è stato nostro, di noi sindacati: abbiamo a torto identificato in voi gli strumenti della repressione. Non bisognava prendersela con i poliziotti, ma fare in modo che fossero utilizzati in maniera corretta.» In seguito Benvenuto si avvarrà della collaborazione di Giordani per le questioni sindacali della Polizia.

La strada però è tutt’altro che in discesa. Siamo alla metà degli anni ’70, sono gli anni di piombo, l’ala destra della Democrazia Cristiana è molto restia ad abbracciare completamente l’idea di una Polizia sindacalizzata e la parte più a sinistra del Partito Comunista è piuttosto diffidente sul tema. Tutto pare remare contro, ma Giordani e i suoi colleghi si fanno sentire anche attraverso la radio e la televisione RAI.

Nel 1977 si costituiscono i comitati di base del futuro sindacato, ma a marzo del 1978, il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, e il successivo ritrovamento del suo corpo privo di vita, porta alle dimissioni di Cossiga che fa temere il venir meno della riforma ormai già abbozzata per la nascita del sindacato di polizia.

Risalgono al gennaio del 1979 una serie di telefonate intimidatorie che Giordani comincia a ricevere di notte presso la propria abitazione. A queste si aggiungono ripetuti danni all’auto parcheggiata sotto casa, ritrovata col parabrezza sfondato e bigliettini di minacce sul cruscotto. Una situazione che mina la serenità di tutta la famiglia tanto da fargli decidere di trasferirsi in paese, a Capistrello, per maggior sicurezza.   

La solidarietà e l’aiuto concreto di diversi colleghi consentono a Giordani di fare la spola da Capistrello a Roma per portare avanti i molteplici impegni che lo coinvolgono nella capitale. Il progetto di riforma va avanti e finalmente, l’8 novembre del 1979 il Governo presenta alla Camera il disegno di legge. Non tutte le istanze del movimento trovano spazio nel testo ma è comunque il coronamento di un sogno.

Dopo dieci anni di battaglie nasce il primo sindacato di Polizia, il SIULP: Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori di Polizia. A questo ne seguiranno altri nel tempo, che nell’ambito delle dinamiche delle appartenenze, si collocheranno su diverse aree ideali.

Giordani si dedica anima e corpo in quella che per lui è una vera e propria missione, che lo metterà a dura prova nell’87, con l’attentato di via Prato dei Papi, in cui gli ultimi rigurgiti del terrorismo provocano la morte di due agenti. Giordani evita che risentimento e rabbia si insinuino fra le forze dell’ordine organizzando con l’allora sindaco di Roma, Signorello, una manifestazione di solidarietà di tutti i romani nei confronti della Polizia.

Tutto questo lo ha raccontato Giordani in un libro che ha venduto oltre 3.500 copie, incassando quasi 50 milioni delle vecchie lire. I diritti sono stati devoluti al Fondo Assistenza per la Pubblica Sicurezza per finanziare borse di studio a favore dei figli dei dipendenti della Polizia di Stato.

Si tratta di un interessante saggio dal titolo Come nacque la Polizia di Stato, edito da Valerio Levi editore. Un testo appassionato che rievoca le vicende di anni difficili per il Paese. Sono gli anni del terrorismo rosso e neofascista, fomentati dai famigerati servizi segreti deviati che suscitano ancora oggi, molte domande senza risposta.   

Resta tuttavia agli atti la determinazione e la tenacia con cui un manipolo di uomini coraggiosi, in tempi in cui non era affatto semplice essere “contro” riuscirono, un passo alla volta, senza mai mollare, a conquistare la dignità della rappresentanza per tutti lavoratori delle forze di Polizia, fra questi Enzo Giordani, che ebbe un ruolo di rilievo a livello nazionale.

Giordani è nato a Capistrello nel 1931 ed è stato Sovrintendente Capo della Polizia di Stato. Nel 1971 è tra i fondatori del comitato promotore della riforma del Sindacato di Polizia. Nel 1974 diventa membro del Comitato di coordinamento e nel 1977 dell’esecutivo nazionale. Nel 1980 ha ricoperto diversi ruoli nel direttivo nazionale del SIULP facendo parte anche del comitato di gestione.  

È stato il primo degli eletti al Consiglio di Amministrazione del Ministero degli Interni nel 1984. L’anno dopo è stato membro della Commissione premi e ricompense del Personale della Polizia di Stato. Ha ricoperto la carica di segretario generale del SIULP Roma e Lazio.

In ambito politico istituzionale ha ricoperto la carica di Vice Sindaco del suo paese natale, dove tutt’ora vive dedicandosi all’altra sua grande passione, la musica, suona infatti la fisarmonica. È stato insignito dell’Onorificenza di Cavaliere del Lavoro e Commendatore della Repubblica Italiana. Lo scorso anno l’amministrazione comunale di Capistrello gli ha conferito un riconoscimento ufficiale come “Cittadino Benemerito nel campo del lavoro e del sociale”

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