Fiume Giovenco, conferenza stampa a Ortona dei Marsi. Per associazioni e cittadini non si può decidere il futuro di una valle senza ascoltare chi la vive

Alfio Di Battista
12 Minuti di lettura

ORTONA DEI MARSI – Non soltanto la difesa di un fiume, ma quella di un intero ecosistema e delle comunità che lo abitano. È il messaggio emerso dalla conferenza stampa del costituendo comitato per la salvaguardia del Giovenco, svoltasi a Ortona dei Marsi davanti a un folto pubblico. Al centro del confronto, il progetto dell’ERSI Abruzzo per la ristrutturazione dell’acquedotto Ferriera e i possibili effetti sulla disponibilità idrica della valle.

Ad aprire l’incontro è stato Sandro Conte, che ha sottolineato come la mobilitazione, sostenuta da una raccolta di firme, nasca dalla preoccupazione per le conseguenze che una riduzione della portata del Giovenco potrebbe avere sulla flora, sulla fauna e sull’equilibrio ambientale del territorio.

«Non siamo in difesa soltanto del fiume, ma soprattutto di un ecosistema», ha spiegato, evidenziando la necessità di coinvolgere le comunità nelle decisioni che riguardano il loro futuro. Il contributo tecnico più articolato è arrivato dall’ingegner Maurizio Urbani, ex direttore generale dell’ENEA che ha evidenziato diverse criticità nella documentazione progettuale.

L’intervento prevede il risanamento di alcuni tratti dell’acquedotto esistente, la realizzazione di una nuova condotta tra l’area di Ortona dei Marsi e Pescina e di un collegamento da 400 millimetri tra Pescina e Trasacco. L’obiettivo dichiarato è ridurre o azzerare i prelievi dal campo pozzi di Trasacco, diminuendo i costi energetici e privilegiando l’acqua delle sorgenti Ferriera e Pulciara, nel territorio di Bisegna.

Secondo Urbani, tuttavia, non sarebbe sufficientemente chiaro come questa infrastruttura si inserisca in un sistema realmente interconnesso con le altre fonti di approvvigionamento, compreso l’acquedotto del Gran Sasso. Allo stato degli atti esaminati, il collegamento verso Trasacco appare invece l’elemento più concreto dell’intervento.

Altre perplessità riguardano i dati idraulici. Nelle relazioni compaiono portate di 38, 140, 165, 198 e 132 litri al secondo, valori che, secondo l’ingegnere, necessitano di una spiegazione organica e di un riscontro con le effettive disponibilità delle sorgenti. Il passaggio da una condotta di 175 millimetri a una da 500 millimetri richiede, a suo giudizio, ulteriori chiarimenti sulle velocità di scorrimento e sui possibili fenomeni di sedimentazione.

La questione decisiva, però, riguarda il bilancio idrico: «quanta acqua è realmente disponibile e quanta deve rimanere nel fiume per garantirne la sopravvivenza»? Urbani ha ricordato che il campo pozzi di Trasacco può raggiungere prelievi fino a 350 litri al secondo nei momenti di punta, sottolineando la necessità di chiarire quali volumi verrebbero trasferiti dal Giovenco e quali garanzie sarebbero previste per tutelarne il deflusso ecologico.

A preoccupare Urbani inoltre, il riferimento, contenuto nella relazione progettuale, a «ulteriori futuri sviluppi», che secondo l’ingegnere andrebbero precisati per comprenderne le possibili implicazioni. Un altro punto centrale riguarda l’eventuale necessità di sottoporre il progetto alla verifica di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale (VIA).

Urbani ha illustrato un quesito inviato il 6 ottobre 2026 all’ingegnera Erika Galeotti, dell’ufficio regionale competente, per chiedere se, oltre alla Valutazione d’incidenza già svolta, fosse necessaria un’ulteriore procedura ai sensi del decreto legislativo 152/2006.

Il progetto ha ottenuto il parere del Comitato regionale VIA n. 4901 del 9 aprile 2026 ed è stato approvato dall’ERSI con determina dirigenziale n. 79 del 4 giugno 2026. Resta però da chiarire, secondo Urbani, se le caratteristiche delle opere richiedessero anche una verifica preliminare degli eventuali impatti ambientali.

L’ingegnera Galeotti, contattata telefonicamente dallo stesso Urbani, avrebbe assicurato che il quesito sarebbe stato trasmesso al comitato competente. Si attende quindi una risposta ufficiale, che potrebbe fornire nuovi elementi per valutare le iniziative successive. Urbani ha inoltre segnalato le possibili conseguenze dei cantieri, tra attraversamenti dell’alveo, opere provvisionali e disboscamenti, chiedendo che anche questi aspetti siano adeguatamente considerati.

L’ingegnere non contesta la necessità di intervenire sulle condotte che disperdono acqua, ma chiede che l’efficientamento della rete non si traduca in una maggiore pressione sulle sorgenti del Giovenco. La sua controproposta si articola in due punti: mantenere una condotta da 175 millimetri nel tratto di nuova realizzazione e rinunciare, allo stato attuale, al collegamento da Pescina a Trasacco.

Prima di procedere con un’infrastruttura più ampia, sostiene Urbani, occorre dimostrare attraverso dati verificabili che il sistema sia sostenibile e che il fiume conservi una portata adeguata anche nei periodi di magra.

L’ingegnere ha richiamato anche il Contratto di fiume, nel cui ambito sarebbe stata prospettata una consulta per monitorare le condizioni del Giovenco, senza che questa abbia trovato, a suo giudizio, una concreta attuazione. Cosa che invece accade per quanto riguarda il Contratto di Fiume della Valle del Liri che già da tempo ha istituito un apposito Forum permanente composto dai sindaci dei comuni, da associazioni di volontariato, società private, associazioni di categoria e liberi cittadini.

Senza un quadro conoscitivo completo, ogni scelta rischia di poggiare su dati insufficienti. Al termine dell’intervento, Urbani ha annunciato la trasmissione della petizione agli organi competenti e ha sollecitato il Comune di Ortona dei Marsi a riprendere il confronto pubblico con l’ERSI.

Sul versante giuridico è intervenuta l’avvocata Giuliana Eramo, che ha richiamato il valore costituzionale della tutela ambientale e la necessità di non subordinare la salvaguardia dell’ecosistema alle sole valutazioni economiche o di efficienza.

L’avvocata ha espresso perplessità sulle modalità dell’iter amministrativo, in particolare sulla limitata partecipazione pubblica e sulla necessità di verificare la completezza della documentazione trasmessa agli enti coinvolti. Ha indicato nelle associazioni ambientaliste i potenziali latori di possibili iniziative legali, tenendo conto dei termini e delle condizioni previsti per l’impugnazione degli atti.

Il punto centrale del suo intervento è stato il “principio di precauzione”, ovvero, quando sussiste il rischio di un danno ambientale grave, occorre valutare con particolare rigore tutte le conseguenze dell’intervento, anche in assenza di una certezza scientifica assoluta sul verificarsi del danno.

Per Eramo, la raccolta di firme rappresenta inoltre una manifestazione concreta dell’interesse collettivo alla tutela del territorio, che le istituzioni sono chiamate a considerare. La mobilitazione coinvolge cittadini e associazioni del territorio.

Tra le realtà indicate durante l’incontro figurano le Pro Loco di Ortona dei Marsi, Cesoli e Carrito, Rewilding Apennines, Che Fare e altre. Franco Maggi, intervenuto a nome delle associazioni, ha ribadito che la salvaguardia del fiume è inseparabile da quella dell’intero territorio e della sua fauna.

Maggi ha richiamato anche le esperienze di difficoltà idrica vissute in passato a Bisegna, sottolineando la necessità di verificare scientificamente la disponibilità delle sorgenti e il funzionamento delle condotte. A suo giudizio, le decisioni non possono basarsi soltanto sui dati contenuti in un progetto, ma devono poggiare su rilevazioni indipendenti e su una conoscenza approfondita del sistema idrico.

Maggi ha inoltre evidenziato che i Comuni, in quanto soci del CAM, avrebbero dovuto essere coinvolti tempestivamente nella valutazione di un intervento potenzialmente rilevante per il territorio. La richiesta è quella di uno studio complessivo che permetta di valutare tutte le possibili soluzioni, dal risanamento delle condotte a una migliore gestione delle risorse, senza compromettere il fiume.

Particolarmente incisivo l’intervento di Silvano Di Pirro, che ha portato la solidarietà delle comunità dell’Alto Sangro e richiamato le difficoltà che da anni interessano la Valle del Giovenco.

«Questa valle che peccato ha fatto?», ha chiesto, denunciando quella che considera una ripetuta sottovalutazione delle esigenze di un territorio già fragile, alle prese con problemi idrici, di viabilità e dei servizi.

Per Di Pirro, la questione non riguarda soltanto l’acqua, ma la possibilità stessa di mantenere vive le comunità locali. Il fiume rappresenta un elemento essenziale dell’ambiente, dell’economia e dell’identità della Valle. Da qui la proposta di affiancare alle iniziative tecniche e legali una mobilitazione pubblica organizzata, attraverso la costituzione di un comitato civico che riunisca cittadini, associazioni e gruppi locali.

«Questa battaglia deve seguire necessariamente due binari: quello istituzionale e scientifico e quello sociale», ha affermato, richiamando l’esperienza delle mobilitazioni per la viabilità e per il Ponte Giovenco, che avrebbero contribuito ad accrescere l’attenzione delle istituzioni.

L’obiettivo è portare la questione all’attenzione dell’opinione pubblica regionale e nazionale, affinché le decisioni sulle risorse del territorio non vengano assunte senza un confronto reale con le comunità interessate.

Nella parte conclusiva è emersa una differenza di valutazione tra le amministrazioni locali. Secondo quanto riferito durante l’incontro, il Comune di Bisegna considera il progetto ERSI utile e necessario, pur condividendo con gli altri Comuni alcune riserve sulle quali ha chiesto chiarimenti all’ente e al CAM.

L’amministrazione intende partecipare al tavolo tecnico richiesto dai sindaci e promuovere un incontro con CAM, ERSI e gli altri Comuni per verificare l’attendibilità dei dati raccolti dai sensori installati sul territorio. Se validati, questi potrebbero costituire la prima base di una struttura di monitoraggio.

Dalla conferenza stampa di Ortona dei Marsi emerge una richiesta precisa: non bloccare ogni intervento a priori, ma distinguere il risanamento delle infrastrutture dalla possibilità di aumentare i prelievi, subordinando ogni scelta a dati verificabili e a garanzie ambientali adeguate.

Restano da chiarire le portate effettivamente disponibili, il funzionamento del sistema di interconnessione, la tutela del deflusso ecologico e la necessità di ulteriori procedure ambientali. Parallelamente, dovranno proseguire il confronto tra ERSI e Comuni e l’esame delle iniziative amministrative e legali. La raccolta di firme e il sostegno delle associazioni segnano intanto il passaggio da una serie di interrogativi tecnici a una mobilitazione pubblica organizzata.

La domanda che attraversa l’intero confronto è semplice: come si può decidere il futuro di una valle senza conoscere con precisione il destino della sua acqua?

Per i promotori del comitato, il Giovenco non è soltanto una risorsa da distribuire, ma un patrimonio ambientale da preservare. E la sua tutela richiede trasparenza, partecipazione e una conoscenza scientifica che preceda le decisioni, non che arrivi quando le conseguenze sono ormai difficili da correggere.

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