Pescina – La secca del Giovenco riaccende lo scontro sulla gestione delle risorse idriche nella Marsica. Dal capogruppo del gruppo di opposizione del comune della città siloniana, “Radici e Futuro” Alfonsino Scamolla, arriva un duro atto d’accusa contro i progetti regionali di captazione e la richiesta urgente di un nuovo modello per salvare ecosistema e agricoltura.
«Il fiume Giovenco muore d’inedia per mancanza d’acqua». Sono le parole dell’accorato appello di Alfonsino Scamolla, che punta il dito contro una gestione miope delle risorse idriche. «La situazione dell’alveo, ormai privo del deflusso minimo vitale, non è solo un’emergenza ambientale lampante, ma la prova provata della bontà delle battaglie portate avanti negli ultimi mesi insieme a cittadini, comitati e associazioni».
Nel mirino di Scamolla c’è il discusso progetto della Regione Abruzzo sulla captazione a monte delle acque. Un’iniziativa osteggiata con ogni mezzo — dalla raccolta delle firme alle fiaccolate, fino al ricorso ora al vaglio del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.
«Il minimo vitale nel fiume non c’è ed è sotto gli occhi di tutti» – afferma Scamolla – «questa è la dimostrazione che quel progetto della Regione va bloccato. Non possiamo accettare soluzioni calate dall’alto che sacrificano il patrimonio naturale della Valle del Giovenco».
Il problema, tuttavia, secondo Scamolla, non si risolve contrapponendo la tutela ambientale alle esigenze produttive del Fucino e delle aree limitrofe. La salvaguardia dell’ecosistema fluviale e il diritto degli agricoltori a irrigare i campi, per il consigliere di Pescina, devono viaggiare sullo stesso binario.
La questione si inserisce nel più ampio e complesso dibattito sul sistema irriguo del Fucino, un tema cruciale per l’economia dell’intera Marsica. Come evidenziato in alcune recenti analisi sul comparto, la gestione della risorsa idrica sconta ritardi strutturali e una frammentazione amministrativa che penalizza la competitività delle aziende agricole.
La vulnerabilità delle captazioni e l’assenza di una programmazione moderna lungo i bacini idrografici — che legano indissolubilmente le sorti del Fucino a quelle dei fiumi circostanti come il Liri e il Giovenco — rendono indispensabile un cambio di passo.
Per uscire dall’angolo, secondo Scamolla, la politica locale deve smettere di subire le decisioni calate dai tavoli regionali. La ricetta indicata da “Radici e Futuro” si articola in punti precisi, a cominciare da un nuovo tavolo di concertazione dove sviluppare un confronto permanente tra Regione, Sindaci, Consorzio di Bonifica, associazioni di categoria e mondo agricolo per gestire l’emergenza immediata.
altro punto essenziale è la pianificazione delle infrastrutture che vuol dire realizzare vasche di laminazione, bacini di accumulo e interventi mirati per trattenere e distribuire la risorsa idrica senza depauperare i corsi d’acqua naturali.
Per Scamolla tutto ciò non può però prescindere dall’unità territoriale. «La Valle del Giovenco deve fare squadra, concertando l’agenda politica col governo regionale e rivendicando una visione strategica di lungo periodo per risolvere un’emergenza che dura ormai da trent’anni. Serve una risposta corale e tempestiva, prima che la desertificazione dei fiumi diventi un punto di non ritorno per l’ambiente e per l’economia agricola locale».

