MORINO – Il destino del fiume Liri non è più solo una questione di geologia o burocrazia, ma il collante di una nuova alleanza territoriale. Lo scorso 17 aprile, presso la Riserva Naturale “Zompo Lo Schioppo”, si è riunito il Forum dei portatori d’interesse del Contratto di Fiume della Valle del Liri.
Mantenere vivo il confronto, per trasformare l’ecosistema ferito in un modello di rigenerazione, attraverso la partecipazione attiva e la strategia politica è l’obiettivo principale del Forum. Il quadro emerso nel corso dell’incontro è quello di un fiume che resiste con caparbietà, ma che mostra anche i segni di una conclamata fragilità.
Attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati associazioni ambientaliste, pescatori, tecnici, amministratori locali, agricoltori, rappresentanti del Consorzio di Bonifica e cittadini. Obiettivo: capire come salvare un corso d’acqua che continua a mostrare segni evidenti di sofferenza.
Secondo i dati tecnici, il Liri vive una sorta di “sdoppiamento”: se il tratto a monte dello sbocco dell’Emissario Claudio Torlonia gode ancora di discreta salute, quello a valle soffre a causa dell’inquinamento agroindustriale e una depurazione delle acque insufficiente.
“Il fiume è fragile e bisognoso di tutela”, è stato sottolineato durante l’incontro, ricordando come le captazioni alla sorgente ne stiano riducendo drasticamente la portata.
Il dibattito si è acceso su un paradosso normativo denunciato dai pescatori del Fly club Marsica: mentre loro, non entrano in acqua durante il periodo della riproduzione dei pesci, nel rispetto delle disposizioni di legge, essendo la stagione di pesca chiusa, capita al contrario, che, proprio nei mesi in cui la fauna ittica si riproduce, si possano vedere interventi invasivi di ruspe che distruggono alvei e vegetazione riparia.
Ancora più duro il racconto di Raffaella Persia, dell’associazione “Il sorriso di Cristian”, che ha ricordato la distruzione di una spiaggetta naturale a Civitella Roveto: “Le ruspe hanno portato via tutto, piante e sabbia. Ma chi controlla? Chi autorizza questi lavori?”.
Domande che hanno attraversato la riunione e che evidenziano un problema denunciato da molti: la frammentazione delle competenze tra enti diversi e il continuo rimpallo di responsabilità.
Dal mondo agricolo è arrivato l’invito a non trasformare il Fucino nel capro espiatorio della crisi del Liri. Confagricoltura ha ricordato che una delle cause dell’inquinamento deriva anche dai depuratori malfunzionanti dei centri urbani e dagli scarichi civili, sottolineando che gli stessi agricoltori hanno interesse ad avere acqua pulita. “La questione è complessa e non può essere ridotta a uno scontro tra agricoltura e ambiente”, è stato il messaggio lanciato durante il Forum.
Per rispondere a queste emergenze, il CdF sta mettendo in campo progetti finanziati dai fondi FESR e FSC Abruzzo 2021-2027. Non semplici “lavori pubblici”, ma veri e propri interventi di rinaturalizzazione: Ripristino della vegetazione riparia: essenziale per filtrare gli inquinanti e aumentare la resilienza del corso d’acqua.
Non meno importante è il recupero delle anse di golena per mitigare l’erosione e creare habitat per specie protette come gli anfibi. I primi interventi, a Castellafiume, fungeranno da prototipo per l’intera area del Contratto di Fiume.
Intanto, il Consorzio di Bonifica ha annunciato investimenti milionari per la pulizia e la risagomatura dei canali: 2 milioni di euro per interventi immediati e altri 11,5 milioni finanziati dal PNRR. Ma anche qui emerge un nodo cruciale: sicurezza idraulica e tutela ambientale riescono davvero a procedere insieme?
La vera sfida, tuttavia, non è solo tecnica ma politica. Il Forum ha ribadito che il Contratto di Fiume è uno strumento volontario e strategico. Non è un ente calato dall’alto, ma un’aggregazione di comuni, associazioni e privati che hanno deciso di “remare nella stessa direzione”.
I partecipanti ritengono irrinunciabile la necessità di trasformare il CdF in uno strumento permanente di pressione istituzionale e partecipazione civica. Non un progetto a termine, ma un percorso di lungo periodo capace di coinvolgere Sindaci, Regione, ARTA, Consorzi, Enel e gestori idrici.
Per questo, l’Associazione “Il Liri” ha proposto un grande convegno per l’autunno, indicativamente a ottobre. Sarà un momento di ampio confronto tra cittadini, associazioni ed enti gestori: CAM, ARTA e Consorzio di Bonifica per scattare una fotografia reale dello stato di salute del fiume e per individuare risposte chiare sulle competenze di vigilanza e depurazione.
Il Forum intanto non ha intenzione di perdere tempo. Tra i punti fermi per i prossimi mesi c’è l’idea del ricorso al tavolo di confronto con incontri ogni due/tre mesi, col coinvolgimento dei sindaci per dare sbocco politico alle proposte dei portatori di interessi.
Un altro tema dibattuto nel corso della riunione è quello di allargare il dialogo ai comuni del Fucino e al Contratto di Fiume Giovenco per affrontare l’inquinamento alla radice. La Valle Roveto non è disponibile a restare con le mani in mano a guardare il proprio patrimonio idrico svanire. Nei prossimi appuntamenti si proverà a scrivere, insieme, il futuro del fiume.

