Valle Roveto – Non è certo una novità, per l’Italia, il partito del NO, che trasforma ogni opera pubblica in una guerra di trincea fatta di veti incrociati, isterie collettive e calcoli di piccolo cabotaggio.
La storia infinita dello scontro politico istituzionale sui lavori nella Galleria del Salviano rappresenta plasticamente il tipico casus belli che ben si adatta alla strumentale narrazione di una certa politica sull’orlo di una crisi d’identità.
Dopo mesi e mesi di tira e molla, di “castelli di parole” eretti su decreti ministeriali male interpretati e allarmismi ingiustificati, di comitati da bar sport che blaterano su lavori notturni senza aver mai messo piede in un cantiere, la realtà è finalmente tornata a bussare alla porta, facendo molto rumore.
Il vero peccato originale di questa vicenda non è tecnico ma politico, nel senso più ampio del termine. Si è persa la bellezza di un anno dietro a polemiche strumentali.
C’è chi ha preferito soffiare sul fuoco della paura, agitando lo spauracchio della catastrofe ambientale e della paralisi totale, per racimolare qualche misero consenso su battaglie ideologiche fuori tempo massimo. Altri hanno agito con maggior buon senso.
Si è raccontato ai cittadini che il mondo stesse per finire, dipingendo un intervento necessario come un’aggressione al territorio.
La verità, alla fine, è emersa con la forza cruda dei fatti alle ultime riunioni istituzionali, ed è ben diversa: i lavori si faranno e la galleria resterà chiusa per un paio di mesi. Giusto il tempo di portare a termine le lavorazioni più impattanti, impossibili da realizzare in altre condizioni.
Il resto dei lavori, meno invasivi, si parla di 3 o 4 mesi, anche meno, saranno eseguiti occupando una carreggiata per volta realizzando le opere più impegnative di notte per consentire il passaggio del traffico durante il giorno.
Ciò che è accaduto in questi ultimi 12 mesi, fra le preoccupazioni dei sindaci, i passaggi a livello, ostacoli della circolazione, la viabilità sulle arterie secondarie ritenute inadeguate e le interpretazioni fantasiose delle norme sui sensi unici alternati, hanno finito per paralizzare tutto.
Il risultato paradossale di tutto questo è stato il rischio concreto che la galleria, priva degli adeguamenti normativi e degli interventi strutturali inderogabili, andasse incontro a una chiusura definitiva, ben più dolorosa e duratura di qualsiasi cantiere programmato.
A un certo punto però, dentro ANAS e fra i tecnici che vivono il cantiere ogni giorno, si è deciso che fosse arrivata l’ora di smettere di porgere l’altra guancia.
Si è posto fine agli approcci eccessivamente morbidi di fronte a chi ha fatto sempre e solo resistenza alle diverse soluzioni proposte.
Di fronte alla scelta netta tra “o si lavora o si chiude”, la linea della fermezza ha avuto la meglio.
Le ordinanze sono pronte, i calcoli sui flussi di traffico e sulle code (fatti da chi il mestiere lo sa fare) sono stati ristabiliti, e persino i falsi miti sui mezzi di soccorso – che il Codice della Strada esenta per definizione da qualsiasi itinerario deviato – saranno messi nero su bianco per tacitare chiunque cerchi di speculare sulle emergenze.
Certo, ci saranno disagi. Questo è un fatto.
La Valle Roveto dovrà stringere i denti, sopportare qualche rallentamento e affidarsi a una gestione intelligente dei flussi pesanti e delle viabilità alternative, segnalate e consigliate verso le autostrade pronte a fare da valvola di sfogo.
Ora non resta altro da fare che vigilare, pretendere il rispetto dei tempi e ignorare chi continua a fare demagogia sulla pelle di chi viaggia, lavora e vive nelle aree interne.
I cantieri aprono, la stagione delle chiacchiere, si spera, sia finalmente chiusa.

