Giovenco: i comuni si appellano al presidente della Repubblica ma il progetto è già approvato, estremo tentativo dei sindaci

Alfio Di Battista
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Valle del Giovenco – Sulla captazione delle acque del fiume il comune di Pescina porta la battaglia sul piano legale. Ma la domanda resta: perché il territorio si è mosso quando il procedimento era già arrivato al traguardo?

C’è una data che pesa più di tutte le altre nella nuova vicenda del progetto di interconnessione tra gli acquedotti Ferriera, Gran Sasso e il campo pozzi di Trasacco: 4 giugno 2026.

È quello il giorno in cui ERSI Abruzzo ha adottato la determinazione con la quale ha dichiarato conclusa positivamente la conferenza decisoria dei servizi, svolta in forma semplificata e asincrona, approvando il progetto di fattibilità tecnico-economica dell’intervento.

La determinazione è stata poi pubblicata il 5 giugno. Lo certifica oggi la stessa delibera della Giunta comunale di Pescina. Quattro mesi dopo, il Comune di Pescina decide di giocare l’ultima carta: il ricorso straordinario contro quella determinazione.

La Giunta, con la deliberazione n. 96 del 2 ottobre 2026, ha dato mandato al sindaco Luigi Soricone di sottoscrivere la procura e ha affidato l’incarico all’avvocato Guido Ponziani. La quota a carico del Comune è di 3.217 euro. Con Pescina hanno manifestato interesse al ricorso anche Ortona dei Marsi e Ortucchio mentre ha rinunciato Bisegna.

Il termine per il ricorso è strettissimo: scade domani 3 ottobre. La Giunta ha infatti dichiarato immediatamente eseguibile la deliberazione proprio per rispettare i termini di notifica e deposito.

Ma è proprio qui che la vicenda assume un significato politico e amministrativo più profondo. Il ricorso rappresenta certamente un’iniziativa concreta per tentare di tutelare il Giovenco e gli interessi dei territori coinvolti.

Non è dunque una semplice presa di posizione politica: i Comuni hanno deciso di affidare la questione a un legale e di contestare formalmente l’atto di ERSI.

Ma la domanda inevitabile è un’altra: dove erano i Comuni quando il progetto doveva essere discusso e contestato all’interno del procedimento amministrativo?

Nella stessa delibera del comune la cronologia degli atti amministrativi evidenza che la conferenza decisoria era semplificata e asincrona.

La stessa si è conclusa positivamente il 4 giugno e il progetto è stato approvato. Solo successivamente, nel mese di settembre, dopo che il consigliere di minoranza Alfonsino Scamolla aveva lanciato l’allarme chiedendo la convocazione di un consiglio comunale straordinario, i sindaci avevano adottato una posizione comune, ma siamo ormai al 28 settembre.

Questo è un passaggio che merita una riflessione, perché una conferenza dei servizi asincrona non significa necessariamente assenza di procedimento o assenza di possibilità di partecipazione.

Significa che le amministrazioni coinvolte esprimono le proprie determinazioni senza necessariamente riunirsi fisicamente e contemporaneamente intorno a un tavolo.

Se un’opera interessa il territorio, le sue sorgenti, il regime delle acque e il futuro del Giovenco, la partita decisiva dovrebbe essere giocata quando il progetto è ancora modificabile, non quando una determinazione dirigenziale ha già sancito la conclusione positiva della conferenza.

Il ricorso arriva dunque come estrema difesa, quando il procedimento amministrativo ha già superato uno dei suoi passaggi fondamentali.

Il paradosso è ancora più evidente se si guarda alle date. Il 5 giugno viene pubblicata la determinazione ERSI.

Il 28 settembre si riunisce il Consiglio comunale di Pescina sul tema.

Il 2 ottobre la Giunta approva il ricorso.

Il 3 ottobre scade il termine per la notifica e il deposito. In mezzo ci sono quasi quattro mesi.

Quattro mesi nei quali il progetto ha continuato il proprio percorso amministrativo.

Il Consiglio comunale di Pescina ha certamente rappresentato il momento nel quale le amministrazioni della Valle hanno cercato di ricomporre una posizione comune.

La stampa locale ha raccontato il confronto tra Pescina, Ortona dei Marsi, Bisegna e Ortucchio, con ERSI e CAM chiamati a fornire chiarimenti sul progetto e sulle possibili conseguenze per il Giovenco.

Ma proprio questo confronto tardivo pone una questione che non può essere elusa: se le preoccupazioni erano così rilevanti, perché non sono diventate immediatamente osservazioni formali, prescrizioni, richieste tecniche e opposizioni all’interno della conferenza dei servizi?

La risposta, naturalmente, dovrà essere ricostruita attraverso gli atti del procedimento.

Non sarebbe corretto affermare, senza esaminare quei documenti, che i Comuni siano rimasti completamente inattivi durante la conferenza.

Ma è altrettanto difficile ignorare il dato oggettivo: la conferenza si è conclusa positivamente a giugno e la mobilitazione istituzionale pubblica è esplosa con forza soltanto a settembre.

Il territorio si accorge del progetto quando il progetto è già avanti, è questo il vero nodo della vicenda. Non è in discussione il diritto dei sindaci a difendere oggi i propri territori. Anzi, il ricorso rappresenta proprio l’esercizio di quel diritto.

Il problema è un altro: la capacità delle amministrazioni locali di presidiare tempestivamente i procedimenti che possono cambiare il destino del proprio territorio.

Un sindaco non può limitarsi a intervenire quando il progetto arriva in municipio, quando scoppia la polemica pubblica o quando i cittadini chiedono spiegazioni.

Deve essere presente prima, deve esserci durante e soprattutto, deve esserci nel momento in cui l’amministrazione, chiamata a esprimersi, può ancora incidere sulle decisioni.

La documentazione ufficiale del progetto di interconnessione descrive un’opera di dimensioni considerevoli. Un’opera di questa portata non può essere considerata soltanto una questione tecnica.

Riguarda il governo della risorsa idrica. Ora il ricorso potrebbe aprire una nuova fase. Quel che è certo è che ERSI ha concluso positivamente la conferenza e che il progetto è stato approvato.

La delibera di giunta di Pescina parla di “ricorso straordinario” richiamando gli articoli 8-15 del DPR 1199/1971.

Ma la normativa è cambiata nel 2026: il decreto-legge 19/2026 ha eliminato il riferimento al Presidente della Repubblica e stabilito che la decisione del ricorso straordinario sia adottata con decreto del Presidente del Consiglio di Stato, conforme al parere del Consiglio di Stato.

Dunque, quello che nel linguaggio comune continua a essere chiamato “ricorso al Presidente della Repubblica” è oggi, tecnicamente, ricorso straordinario.
La partita del Giovenco, insomma, non è finita ma il prosieguo di giocherà sulle carte e sugli atti amministrativi, sempre che non sia troppo tardi.

Intanto, in serata, ERSI ha fatto sapere che non sarà presente all’assemblea pubblica convocata per domani a mezzogiorno a Ortona dei Marsi

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