Governo italiano e Commissione Europea finanziano i semiconduttori, i sindacati chiedono che LFoundry sia inserita nel piano  

Lo stabilimento di Avezzano oggi conta 1.288 dipendenti, ma da tempo non si hanno prospettive di sviluppo né ci sono conferme da parte dell’unico cliente di sensori di immagine, la OnSemiconductor

Alfio Di Battista
Alfio Di Battista
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Avezzano – Con un Comunicato Stampa diffuso ieri, il Segretario nazionale FIM CISL, Massimiliano Nobis ha accolto con favore l’annuncio dell’intesa raggiunta tra il Governo Meloni e l’azienda di Singapore, Silicon Box, relativa al cofinanziamento di un nuovo insediamento industriale destinato alla produzione di chip nella provincia di Novara.

Si tratta di un investimento di 3,2 miliardi di euro per 1.600 nuovi posti di lavoro che contribuisce a rafforzare la capacità produttiva italiana nel campo dei semiconduttori. Un risultato reso possibile dal Chip Act un provvedimento promulgato nel 2022 dalla Commissione Europea ed entrato in vigore lo scorso anno.

Il documento si propone di dare impulso allo sviluppo, alla produzione e al confezionamento di chip di ultima generazione rafforzando le capacità dell’Europa per arrivare al raddoppio delle proprie quote di mercato. Il progetto industriale su Novara attende di essere vidimato dalla Commissione Europea.

Una volta confermato, quello della Silicon Box rappresenterebbe il secondo intervento pubblico in pochi mesi nel settore dei semiconduttori, dopo quello annunciato a maggio per la STMicroelectronics sul sito produttivo di Catania, dove, a fronte di un impegno dello Stato per circa 2 miliardi è previsto un piano di investimento complessivo di 5 miliardi da parte della multinazionale franco-italiana.

L’investimento in Sicilia prevede un incremento occupazionale per circa 3.000 unità qualificate ad alta specializzazione. Ma a fronte di tutto questo fermento in un settore chiaramente strategico, come è posizionata la LFoundry?      

I referenti della Fim – Cisl, a partire dalla segreteria nazionale per arrivare ai rappresentanti locali, ritengono necessario che anche lo storico sito produttivo di Avezzano nella provincia dell’Aquila, oggi in mano a un fondo cinese, vada considerato nel novero degli interventi urgenti e indifferibili di cui il Governo deve farsi carico.

Lo stabilimento di Avezzano oggi conta 1.288 dipendenti, e da tempo, soffre l’assenza di importanti investimenti a sostegno della tecnologia “power down” le cui prospettive di sviluppo non hanno fino ad oggi trovato conferme, nemmeno dal lato dell’unico cliente storico di sensori di immagine, la OnSemiconductor, di cui non è dato sapere quali siano le prospettive commerciali nei prossimi anni.

Le delegazioni locali di Fim, Fiom e Uilm, lo scorso 7 giugno hanno richiesto un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per avere garanzie sugli investimenti, sulla ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti che possano dare prospettiva all’insediamento produttivo in Marsica.

Il Chip Act EU sostiene e finanzia la capacità produttiva Europea dei semiconduttori, sia per consolidare le attività già esistenti, sia per dare vita a nuovi insediamenti. Col nuovo compendio di Silicon Box di Novara le rappresentanze sindacali si aspettano che il Governo mantenga un canale aperto con la commissione Europea.

Ciò consentirebbe di attivare le necessarie procedure che permetterebbero di attingere a ulteriori risorse a sostegno degli insediamenti produttivi in altre zone d’Italia caratterizzate da una forte vocazione industriale nell’elettronica: La Marsica e la provincia di Caserta, sono fra queste.

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