I risvolti pratici della dipendenza tecnologica dagli Americani

Lapo Kalisse
7 Minuti di lettura

Cloudflare multata per 14 milioni: scoppia il caso internazionale su Piracy Shield

La multa da 14 milioni di euro inflitta da Agcom a Cloudflare sta provocando uno scontro che rischia di diventare un caso diplomatico tra Italia e Stati Uniti. La sanzione, pari al doppio del fatturato italiano dell’azienda americana, nasce dalla mancata collaborazione con la piattaforma Piracy Shield, il sistema italiano per bloccare i contenuti pirata.

Cloudflare è un’azienda americana che fornisce servizi di infrastruttura internet. In particolare offre due servizi principali:

  1. CDN (Content Delivery Network): è come un “intermediario” che si mette tra il sito web e gli utenti. Aiuta i siti a caricarsi più velocemente, li protegge dagli attacchi informatici e nasconde l’indirizzo IP reale del server dove è ospitato il sito.
  2. DNS pubblico: è un servizio che traduce i nomi dei siti web (come www.esempio.com) in indirizzi numerici che i computer possono capire. È come una rubrica telefonica di internet.

Perché è coinvolta nel caso Piracy Shield?

Cloudflare non ospita direttamente contenuti pirata, ma i suoi servizi – spesso gratuiti – possono essere usati anche dai siti illegali per:

  • Nascondere dove si trova fisicamente il server che trasmette contenuti pirata
  • Cambiare rapidamente nome al sito quando viene bloccato
  • Rendere più difficile per le autorità rintracciare i responsabili

È un po’ come un servizio di telefonia: l’azienda telefonica non commette reati, ma i criminali possono usare i telefoni per organizzare attività illegali. La differenza è che Cloudflare rifiuta di collaborare con le autorità italiane per identificare chi usa i suoi servizi per scopi illeciti, a meno che non ci sia un ordine di un tribunale.

Le reazioni della politica

Il senatore leghista Claudio Borghi ha cercato di mediare, spiegando a Matthew Prince (CEO di Cloudflare) che Agcom è un’autorità indipendente e assicurando che il caso verrà esaminato attentamente. Una precisazione doverosa: la legge antipirateria alla base della multa porta proprio la firma di deputati della Lega e Fratelli d’Italia.

Federico Mollicone, primo firmatario della legge, si è detto soddisfatto del provvedimento, sottolineando i risultati ottenuti: oltre 65mila domini bloccati e 14mila indirizzi IP disabilitati. Secondo il deputato di Fratelli d’Italia, si tratta di uno strumento all’avanguardia che tutela il diritto d’autore.

La dura replica di Stroppa per Elon Musk

Durissima la posizione di Andrea Stroppa, portavoce italiano di Elon Musk, che ha definito Piracy Shield un “obbrobrio giuridico scritto da chi non conosce l’ABC di Internet”. Stroppa ha criticato apertamente la classe politica italiana per aver danneggiato i rapporti con gli Stati Uniti e le aziende tecnologiche americane, manifestando vergogna per l’accaduto.

Lega Serie A e Liga contro Cloudflare

La Lega di Serie A ha attaccato frontalmente l’azienda americana, definendola complice della pirateria e auspicando addirittura le dimissioni del CEO Prince. Anche il presidente della Liga spagnola Tebas si è schierato contro Cloudflare, evidenziando che oltre il 35% dei contenuti piratati della Liga vengono distribuiti attraverso i suoi servizi.

La questione tecnica

È importante chiarire che Cloudflare non ospita siti pirata. L’azienda fornisce servizi di connettività come DNS pubblici e CDN (reti di distribuzione contenuti) che, pur essendo legittimi, possono essere sfruttati dai pirati per nascondere l’identità dei server reali e cambiare rapidamente dominio.

Fapav e gli operatori del settore difendono la legge italiana, sostenendo che non si tratta di censura ma di rispetto delle regole e tutela del diritto d’autore. Secondo loro, Cloudflare è tra le poche aziende che rifiuta sistematicamente di collaborare nella lotta alla pirateria.

La vicenda resta aperta e rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra Italia e aziende tecnologiche americane.

Gli svantaggi per l’Europa quando i dati sono conservati su server extraeuropei sono numerosi e significativi:

1. Applicazione delle leggi sulla privacy

Il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) europeo è una delle normative più stringenti al mondo, ma diventa difficile farlo rispettare quando i server si trovano in paesi con leggi meno protettive. Le aziende straniere possono ignorare o aggirare le norme europee sulla privacy.

2. Accesso da parte di governi stranieri

Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno il CLOUD Act e il FISA, leggi che permettono alle autorità americane di accedere ai dati conservati su server di aziende USA, anche se riguardano cittadini europei. Questo bypassa completamente le protezioni europee.

3. Difficoltà nelle indagini giudiziarie

Quando servono prove per un’indagine, le autorità europee devono fare richieste di cooperazione internazionale che richiedono tempo, burocrazia e non sempre vengono accolte. I criminali hanno così più tempo per cancellare prove o sfuggire.

4. Vulnerabilità alla sorveglianza di massa

Paesi come USA, Cina o Russia hanno programmi di sorveglianza di massa. I dati europei su server stranieri possono essere intercettati, analizzati o utilizzati per scopi di intelligence senza che i cittadini europei ne siano consapevoli.

5. Rischi di sicurezza nazionale

Dati sensibili su infrastrutture critiche, tecnologie strategiche o informazioni governative potrebbero essere accessibili a potenze straniere, con rischi per la sicurezza nazionale europea.

6. Dipendenza tecnologica

L’Europa diventa dipendente da infrastrutture controllate da altri, perdendo sovranità digitale. In caso di tensioni geopolitiche, questi servizi potrebbero essere interrotti o manipolati.

7. Sanzioni economiche inefficaci

Come nel caso Cloudflare, le multe europee possono essere ignorate da aziende che non hanno sede fisica in Europa. Anche sanzioni da milioni di euro diventano difficili da riscuotere.

8. Standard di sicurezza diversi

Paesi extraeuropei possono avere standard di sicurezza informatica più bassi, rendendo i dati più vulnerabili a violazioni, furti o attacchi hacker.

Possibili soluzioni

Per questo l’Europa sta cercando di sviluppare una propria sovranità digitale attraverso:

  • Progetti di cloud europei (come Gaia-X)
  • Normative più stringenti sul trasferimento dati (come lo EU-US Data Privacy Framework)
  • Incentivi per sviluppare alternative tecnologiche europee
  • Richieste di localizzazione dei dati all’interno dell’UE per servizi critici

Il caso Cloudflare è proprio un esempio di questa difficoltà: un’azienda americana senza sede in Italia può ignorare le autorità italiane sapendo che sarà difficile far rispettare concretamente le sanzioni.

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Lapo Kalisse è uno sciamano informatico e guaritore di gadget tecnologici. Dopo una lunga esperienza maturata come consulente ha acquisito la consapevolezza che l’informatica è lungi dall'essere una scienza esatta e, quindi, ha cominciato ad applicare metodologie animistiche all’IT.